lunedì 16 febbraio 2009

Un metro e mezzo di statura



Forse salta fuori che il sottoscritto, Stefano Chiodini e Gaetano Ievolella parteciperanno a una serata dedicata a Fabrizio De Andrè in un locale a Monza agli inizi di marzo.
Di ricorrenze per ricordare De Andrè è piena l'Italia.
Ne feci una in passato, organizzata presso l'Arci Mirabello di Cantù e fui protagonista di una figuraccia degna di Celentano. Dopo aver elogiato le splendide rime che Faber costruiva in molte delle sue canzoni, sbagliai clamorosamente almeno un paio di essere durante l'esecuzione di Un Giudice, io a voce e fisarmonica e l'amico Pietro Motta alla chitarra. Pietro si incazzò moltissimo. Come lo capisco.
Una ragione sta nel fatto che non ero molto avvezzo a suonare la fisarmonica in pubblico. Troppo concentrato sullo strumento per non sbagliare.
Ma non solo. I testi di De Andrè hanno sempre avuto una funzione quasi ipnotica su di me. Per cui succede che se imbrocco l'inizio di una strofa in modo corretto ecco che tutto il resto viene automaticamente da sé in modo corretto. Ma se sbuca una minima incertezza al momento dell'attacco, tutto si scompagina e la mia mente si perde il resto della canzone. Come camminare in equilibrio su un filo. Non appena, a metà del percorso, pensi diavolo, potrei cadere e farmi male, a quel punto perdi l'equilibrio e precipiti.
Ma ragionare di e con De Andrè è sempre esaltante. La sua chiarezza poetica, il suo senso del ritmo, la sua familiarità con la vita, con tutte le vite, sono qualità senza pari. Nella scrittura, ammetto di essere piuttosto lontano dal suo stile. Amo le sue rime ma non mi piace scrivere in rima. E apprezzo poco la linearità per avvicinarmi a lui.
Non è un caso forse se il pezzo che trovo più vicino alla sua poetica (ma anche qui, con beneficio di inventario. Non c'è neppure una rima!) è stato scritto a quattro mani da me e da Stefano Chiodini. Si intitola Nessuno.
Lo racconto spesso ai concerti. In origine era una poesia scritta da Stefano per un concorso. Perse il concorso clamorosamente. La presi, la adattai per una musica e divenne un brano dei Goolij Niger, uno di quei brani che quando arriva si sente e richiama l'attenzione. E in cui Stefano ci soffia dentro con il sax a più non posso.
Se questa cosa di De Andrè si concretizza, mi piacerebbe suonarlo. Vedremo.

Ecco il testo di Nessuno...



Nessuno

nessuno mi ha preso sul serio nessuno
il coltello nella borsa non ha spaventato nessuno
nessuno mi ha preso sul serio nessuno
il coltello nella borsa e non ho spaventato nessuno

sono entrata negli uffici con il passo di un cinghiale
allo sportello ho salutato come con il portinaio
poi la richiesta e la mia voce, che non ricordo se era ghiaccio oppure fuoco

1000 non bastano 474 per l’affitto 200 per le bollette
il resto per mangiare e il ragazzo...

nessuno mi ha preso sul serio nessuno
il coltello nella borsa non ha spaventato nessuno
nessuno mi ha preso sul serio nessuno
il coltello nella borsa e non ho spaventato nessuno

ho visto l’impiegato fare un movimento strano
dio che scema! lo sapevo che non sarebbe andata
forse non è stato l’impiegato forse qualcuno dietro negli uffici con un cellulare

il poliziotto mi ha sussurrato “venga signora”
il poliziotto mi ha sussurrato come si fa con gli ammalati in ospedale

1000 non bastano 474 per l’affitto 200 per le bollette
il resto per mangiare e il ragazzo...

nessuno mi ha preso sul serio nessuno
il coltello nella borsa non ha spaventato nessuno
nessuno mi ha preso sul serio nessuno
il coltello nella borsa e non ho spaventato nessuno

mi hanno messa sul giornale ma non hanno scritto il mio nome
mi hanno messa sul giornale senza il nome
mi hanno messa sul giornale senza il nome per tutelare la mia privacy
e il titolo era:
casalinga disperata tenta rapina a mano armata

nessuno mi ha preso sul serio nessuno
il coltello nella borsa non ha spaventato nessuno
nessuno mi ha preso sul serio nessuno
il coltello nella borsa e non ho spaventato nessuno

il mio nome è casalinga disperata il mio nome è nessuno
casalinga nessuno il mio nome è nessuno...

testo e musica di Stefano Chiodini e Guglielmo Nigro (2004)
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