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mercoledì 29 ottobre 2008

Grey


Sull'onda del ricordo del concerto di Ani di Franco di cui ho raccontato, mi sono riascoltato alcuni suoi brani. Portando l'attenzione ai testi, mi accorgo di come ad Ani piaccia scrivere per condensazioni e per immagini poetiche. Niente di patetico. Tutto molto concreto, ma con una grande sensibilità evocativa. Grey è senza dubbio una delle sue canzoni più famose e meglio riuscite. La malinconia di quella monocromia grigia, così simile ai colori di oggi, è perfettamente in sintonia con le emozioni e le incertezze che racconta. Sotto al testo originale azzardo una velocissima traduzione in italiano, senza dubbio piena di errori e un po' libera.
Ma tant'è!


Grey di Ani di Franco

the sky is grey, the sand is grey, and the ocean is grey.
i feel right at home in this stunning monochrome, alone in my way.
i smoke and i drink and every time i blink i have a tiny dream.
but as bad as i am i'm proud of the fact that i'm worse than i seem.
what kind of paradise am i looking for?
i'vegot everything i want and still i want more.
maybe some tiny shiny thing will wash up on the shore.
you walk through my walls like a ghost on tv.
you penetrate me and my little pink heart is on its little brown raft floating outto sea.
and what can i say but i'm wired this way and you're wired to me,
and what can i do but wallow in you unintentionally?
what kind of paradise am i looking for?
i've got everything i want and still i want more.
maybe some tiny shiny key will wash up on the shore.
regretfully, i guess i've got three simple things to say.
why me? why this now? why this way?
overtone's ringing, undertow's pulling away
under a sky that is grey on sand that is grey by anocean that's grey.
what kind of paradise am i looking for?
i've got everything i want and still i want more.
maybe some tiny shiny key will wash up on the shore.

Grigio

Il cielo è grigio, la sabbia è grigia e l'oceano è grigio.
Mi sento a casa in questa monocromia abbagliante, da sola sulla mia via.
Fumo e bevo e ogni volta che sbatto gli occhi nasce un minuscolo sogno.
Ma per quanto cattiva possa essere sono orgogliosa
del fatto che sono peggio di come sembra.
Che tipo di paradiso sto cercando?
Ho tutto quello che voglio eppure voglio sempre di più.
Magari qualche cosa minuscola e luminosa verrà lavata via dalle onde.
Cammini sui miei muri come un fantasma alla tv.
Mi penetri e il mio piccolo cuore rosa è su una zattera di legno al largo nel mare.
E cosa posso dire, sono legato in questo modo e tu sei legato a me,
e cosa posso fare se non sguazzare dentro te inconsapevole?
Che tipo di paradiso sto cercando?
Ho tutto quello che voglio eppure voglio sempre di più.
Magari qualche cosa minuscola e luminosa verrà lavata via dalle onde.
Mi spiace, ma immagino di avere tre semplici cose da dire.
Perché io? Perché tutto ciò ora? Perché in questo modo?
I suoni acuti squillano, i suoni gravi stanno spingendo
sotto al cielo che è grigio sulla sabbia che è grigia di un mare che è grigio.
Che tipo di paradiso sto cercando?
Ho tutto quello che voglio eppure voglio sempre di più.
Magari qualche cosa minuscola e luminosa verrà lavata via dalle onde.

venerdì 24 ottobre 2008

Isole

Una canzone che suoneremo stasera...

Isole

sento freddo a un piede
quello più lontano dal tuo corpo di mele
rubo un bacio prima di andare via

esco dal tuo letto
e con rispetto mi rivesto in silenzio
fuori piove e lava i gesti di ieri

ma quanto è facile lasciarsi tutto dietro

è questo il tempo di essere lontani
è questo il tempo di essere un’isola

con le gambe stanche
evito le pozze d’acqua sulla mia via
sembra un ballo annoiato e amaro

quante note ho
danzato insieme a te i nostri corpi invisibili
non si sono ostacolati mai

ma è così facile perdersi nel rumore

è questo il tempo di essere lontani
è questo il tempo di essere un’isola

ho un pensiero vivo
che mi suona in testa mentre siedo a un caffé
non ci siamo raccontati mai

fu per la magia
fu per la mania di inventare un perché
so chi sei ma non so chi sarai

sembra facile indovinare un viso
ma non è facile scordare il tuo sorriso

è questo il tempo di essere lontani
è questo il tempo di essere un’isola

giovedì 23 ottobre 2008

Quanto siamo giovani

Il testo di una mia canzone che racconta del primo rapporto sessuale.
O forse dell'illusione della fusione nella congiunzione sessuale.
O del lasciare tracce.

Quanto siamo giovani

Sei giovane, pensieri giovani
piedi di sabbia che perdono tracce
Ricordi il rumore del cielo d’inverno?

Mi guardasti prima tra tutte con occhi da donna
e ci scambiammo umori e gemiti in mezzo a un letto d’erba
Quella prima volta come un segno di origine
il punto di inizio di una nuova linea

Ma sei giovane come non sono mai stato
Sei giovane, piedi di sabbia che lasciano traccia nel prato

Con le mani nell’acqua a navigare e pescare come un orso
sono pesci che scivolano sono pensieri viscidi
Ecco lo prendo ce l’ho ci sono
No è scappato lontano tornato nel tuo grembo

Allungo il collo per spiare il tramonto
di questo giorno che chiede riposo
Batto i piedi e le mani ci sono ritmi che conosciamo così bene
E quante lacrime di gioia da questi occhi
e gridare evviva, evviva, evviva!

Ci sono ci sono ci sono ci sono
pensieri pesce e mani da orso
pensieri pesce e mani da orso
e piedi di sabbia che non lasciano traccia nel lago

Come siamo giovani in questi vestiti
Come siamo giovani con gli occhi chiusi
Accompagnami come la prima volta
Un letto d’erba e piedi di sabbia
A perdere tracce nel prato

sabato 18 ottobre 2008

Gocce d'acqua

Il testo di una delle canzoni che mi è più cara contenuta nel primo disco dei Goolij Niger Non Happrezzo. In attesa del concerto di venerdì prossimo.
Un pezzo antico ancora fin troppo presente alla mia coscienza.
(clicca sul titolo del pezzo per ascoltarlo su Lastfm)

Gocce d'Acqua

In un tempo più abituato al verde
Mi aspettavo che la mia idiozia si placasse
So che quanto prima innocente
Tu mi riporterai la mia felice illusione
Illusione

E tu che parli in mio nome
(non so dire il nome)
Che cosa pensi del profumo dell'umore denso
(che mi avvolge lento)
Si godere fino a perdere i sensi
E poi svegliarsi senza avere che noi due

La malinconia è intrisa di erotismo
L'orgasmo ne è il parziale oblio
La verità è importante
Ciò che dissi allora si rivela ora, amore
Amore

Ora parlo in mio nome
(che rieccheggia altrove)
So per certo che ho perduto l'ingenua follia d'amore
(che io cerco dove non sei più)
Si godere fino a perdere i sensi
E poi svegliarsi ma non ritrovare se stessi

E tu che parli in mio nome
(non so dire il nome)
Sai che cosa è vero e che cosa è solo
Dolore avuto e dato per mania
Pura mania
Riavere sé stessi è difficile
È un ballo difficile



domenica 12 ottobre 2008

Metamorfosi

sono nato grande e diventato piccolo
ero padrone del mio tempo e della gioia
dopo i tre anni il cielo mi è piovuto addosso
paura nei sorrisi nelle mani nel mio passo
ero pelle tesa di tamburo battuta al vento

a tredici anni il mio primo bacio d’amore dato in strada
ero troppo alto per essere felice in quelle braccia
camminammo appoggiati fusi l’una all’altro
bastone spezzato

la prima donna l’amai per dedizione
fu il rito sacrificale del non ritorno
persi la voce nel chiamare la sua fede nella notte
per strada alzai la testa bastone dietro la schiena

poi lei che mi diede un figlio nella distanza del cuore
l’amore seminale si accese e fu luce di vita
lacrime nei suoi occhi che guardarono al ritorno
ma non tornammo se non nel figlio che mi ha dato
lui nato grande sta diventando piccolo

non sono quel che sono che io so
non sono quel che sono che io so
non siamo che sospiri che non ho
non siamo che sospiri che non ho più

cammino per i boschi in questo autunno
che sono casa e respiro
sento il passo sciogliere il diaframma
sento il suono dell’animale che non sono
sento il suono dell’animale che non sono
che vorrei

guardo le mani di mio figlio
mi ucciderà e mi amerà per la prima volta
per quello che io sono
piccolo avaro e solo
piccolo amaro senza luce
luce d’amore.

non sono quel che sono che io so
non sono quel che sono che io so
non siamo che sospiri che non ho
non siamo che sospiri che non ho più


Negli ultimi due giorni ho lavorato a una nuova canzone. Ripercorro e vado avanti. Ritorno e vado avanti. Questo il testo. Presto la musica.



lunedì 14 luglio 2008

Senza passato

Negli ultimi post sulla mia musica, ho più volte citato il primo brano composto dopo la nascita di Gabo. In questa nuova esplosione creativa musicale, e in attesa dei racconti, mi sembra interessante proporre il filmato (ahimè statico) della prima esecuzione live del brano Senza Passato. Sono affiancato dall'ottimo Stefano "Big Voodoo Daddy" Chiodini, compagno di suoni da lungo tempo e grande amico. Suo tutto il merito per gli arrangiamenti delle parti al sax. Il brano è stato registrato presso il Cicco Simonetta di Milano, in occasione di un Open Mic. Per l'opportunità ringrazio enormemente Stead e Silvia e tutto il Cicco, che da tempo si prodigano per creare spazi per la musica creativa e inedita. Buon ascolto!

domenica 6 luglio 2008

Quel che resta dopo la musica...

Tu sei diversa

Tu sei diversa
(testo e musica di Guglielmo Nigro)


Serata di merda.
A parlare di politica con l'aggressività tra i denti. Fermarsi a volte è necessario.
E intanto continuo a scrivere canzoni.
Ora, questo rimane un blog di racconti. Sempre più incredibile, ma vero. A brevissimo ci saranno novità positive. Sto prendendo accordi e la prospettiva che si prefigura mi esalta molto. Ma non dico. Attendo. Come detto la pazienza è la virtù dei folli.
Per cui musica. Tu sei diversa è la terza canzone che scrivo dopo Gabo. La seconda nel giro di dieci giorni. Qualcosa, molto, si muove. Si dice sia una canzone dolce; è così no?
Come per l'altra, metto la faccia e la poca autostima che mi resta e la presento come è nata. Piano voce e imperfezioni. Basta cliccare sull'immagine o sul titolo.

E ancora grazie a Eriberto Vigè per la restaurazione del suono e per la frequenza corretta.

martedì 17 giugno 2008

Invito nel passato

(Testo e musica di Guglielmo Nigro)

Cliccando qui sopra, si apre la pagina di Lastfm con un mio nuovo brano.
Per anni ho scritto musica. Canzoni dal sapore retrò, volatili, complesse e mal cantate. Una parte di queste è finito in un disco, Non Happrezzo, del mio gruppo Goolij Niger (2004). Un disco scuro, imperfetto ma molto sentito. Sempre su Lastfm trovate alcuni brani del disco.
Dopo la nascita di Gabo, quasi due anni e mezzo fa, per molte ragioni non ho più scritto nulla. Tre mesi fa nacque una prima, nuova canzone, che aveva proprio il sapore del ritorno. Era stata una sfida creativa con un amico. Sentita. Immediata. Il titolo "Senza Passato". Oggi è arrivata la seconda, dal titolo opposto "Invito nel passato". La presento qui, visto l'eccezionalità della cosa. Una piccola interruzione di haiku e racconti, per chi vuole ascoltarla, così come è nata, piano voce e fruscio di sottofondo. La voce a volte ancora insicura sulla strada melodica da prendere. Un bel bagno di realtà creativa.
In alto un'immagine per la copertina del primo disco scartata in fase di lavorazione, realizzata da Loredana Banfi mon amour.

Un grazie particolare a Eriberto Vigè che ha migliorato il suono del brano, per quanto possibile, e che ne ha modificato il formato per poterlo caricare su lastfm. Keep up the good work!
Tutti i testi e le immagini di questo blog sono (c) di
Guglielmo Nigro,
salvo dove diversamente indicato.
Puoi diffonderli a tuo piacere ma ti chiedo di
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