In questi giorni sto avendo molto sostegno dalla lettura quotidiana delle cinque rimembranze indicate dalla tradizione buddhista.
Come vuole la tradizione di Thich Nhat Hanh, le cinque rimembranze aiutano a identificare e guardare in profondità i semi della paura. Possono essere recitate ogni giorno, lette a voce alta sotto forma di meditazione guidata oppure utilizzate individualmente come meditazione silenziosa.
E’ nella mia natura invecchiare.
Non c’è modo di sfuggire alla vecchiaia.
E’ nella mia natura ammalarmi.
Non c’è modo di sfuggire alla malattia.
E’ nella mia natura morire.
Non c’è modo di sfuggire alla morte.
Tutto ciò che mi è caro e tutti coloro che amo per natura sono soggetti al cambiamento.
Non c’è modo di sfuggire alla separazione da loro.
Eredito le conseguenze delle azioni che compio con il corpo, la parola e la mente.
I miei atti sono la mia continuazione.
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giovedì 17 ottobre 2013
giovedì 27 agosto 2009
Lasciar andare
Gabo mi insegna il lasciar andare.
Ehi Gabo, domani andiamo al lago e regaliamo il tuo ciuccio al nipotino Emanuele. Lui è piccolo e ne ha bisogno, tu sei diventato grande ormai.
No. Lo butto via.
Lo butti via? Adesso?
Si lo butto via adesso.
Si alza dalla sdraio in giardino, toglie il ciuccio dalla bocca, entra in cucina, apre il cestino della spazzatura e lo butta.
Bravo!
Mamma, ho buttato il ciuccio!!
Da quel momento non chiede più il ciuccio. Ma ha diverse crisi di astinenza, durante le quali urla e strepita con altre richieste (delle più assurde). Ma non il ciuccio. Quel ciuccio che amava così tanto. Le crisi si riducono giorno dopo giorno e lo vedo soddisfatto per la sua scelta. Per la sua forza.
Se Gabo ha imparato a lasciare andare il suo ciuccio, possiamo lasciar andare davvero ogni cosa, dei nostri attaccamenti. Da grandi ci si illude di essere circondati dalle cose di cui crediamo di avere davvero bisogno e che certi sforzi siano legati solo al primo periodo della crescita. Dimentichiamo di crescere ogni giorno. E di lasciar andare.
La mia speranza è che l'attaccamento al ciuccio di Gabo non venga sostituito da altro come... la birra?
(foto della vacanzina in Austria, vicino Salisburgo)


Ehi Gabo, domani andiamo al lago e regaliamo il tuo ciuccio al nipotino Emanuele. Lui è piccolo e ne ha bisogno, tu sei diventato grande ormai.
No. Lo butto via.
Lo butti via? Adesso?
Si lo butto via adesso.
Si alza dalla sdraio in giardino, toglie il ciuccio dalla bocca, entra in cucina, apre il cestino della spazzatura e lo butta.
Bravo!
Mamma, ho buttato il ciuccio!!
Da quel momento non chiede più il ciuccio. Ma ha diverse crisi di astinenza, durante le quali urla e strepita con altre richieste (delle più assurde). Ma non il ciuccio. Quel ciuccio che amava così tanto. Le crisi si riducono giorno dopo giorno e lo vedo soddisfatto per la sua scelta. Per la sua forza.
Se Gabo ha imparato a lasciare andare il suo ciuccio, possiamo lasciar andare davvero ogni cosa, dei nostri attaccamenti. Da grandi ci si illude di essere circondati dalle cose di cui crediamo di avere davvero bisogno e che certi sforzi siano legati solo al primo periodo della crescita. Dimentichiamo di crescere ogni giorno. E di lasciar andare.
La mia speranza è che l'attaccamento al ciuccio di Gabo non venga sostituito da altro come... la birra?
(foto della vacanzina in Austria, vicino Salisburgo)


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