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domenica 7 settembre 2008

Da Harry Naybors - intellettuali?


Prosegue la mia corrispondenza con il noto critico statunitense Harry Naybors. Pubblico questa nuova lettera con il consenso dell'autore.

In un mondo migliore esisterebbero ancora gli intellettuali.
Non quei noiosi chiacchieroni da salotti televisivi. Quelli che riempiono le tv di tutto il mondo occidentale con occhiali improbabili, pose da star e voci altisonanti da cocainomani.
Ci sarebbe bisogno di intellettuali che hanno ancora qualcosa da dire, che sono ancora in grado di interpretare la nostra attualità, di offrirne una visione provocatoria, sentita, di parte.
Intellettuali che sappiano prendere parte, appunto. È, questa, una delle più gravi mancanze del nuovo millennio.
In Italia la situazione è anche peggiore.

I nuovi intellettuali, che attendo come il sole all’alba, dovrebbero conoscere e rappresentare le arti povere. Fanculo gli intellettualismi borghesi. Spero nel ritorno all’artigianato. Manuale o virtuale, materico o informatico poco importa.
E quale, tra le arti giovani, è la più artigianale di tutte?
Senza alcun dubbio il fumetto. Sono convinto che l’unico modo che ha il fumetto per diventare adulto, per essere preso sul serio, è che venga rappresentato da autori capaci di esprimere una propria visione del mondo, che la sappiano affermare a tutti, che diano forza alla loro voce, che sappiano prendere parte. Per i nuovi intellettuali il fumetto dovrebbe essere la poesia di un tempo.
Penso che il fumetto sia una delle forme di comunicazione più efficaci per sbattere in faccia alle persone questa realtà compromessa. Per sollevare qualche velo illusorio.
E invece è così triste vedere il nostro fumetto “popolare” che si occupa di tutto tranne che di attualità, che racconta di vivisezione attraverso una favoletta preconfezionata, che punta gli occhi sul dolore senza capirlo, muovendo solo facile compassione, che si rifugia nella rassicurazione della narrazione di genere, senza guizzi né originalità. Il fumetto di genere dovrebbe essere una risorsa, una possibile metafora, non un canone da ripercorrere all’infinito, già scritto.

Il fumetto ha bisogno di intellettuali che siano nella società e dalla società alzino la loro voce.
La nostra cultura ossidata e addormentata ha bisogno del fumetto.

domenica 31 agosto 2008

Da Harry Naybors - il fumetto popolare italiano


Ancora nessun nuovo racconto all’orizzonte. Ma le cose si muovono. Si sta definendo un accordo che potrebbe portare a novità molto stimolanti. In attesa di riprendere quindi la pubblicazione, vi presento, con il permesso dell’autore, una lettera del noto critico statunitense Harry Naybors. Harry è un grande conoscitore del fumetto mondiale e italiano in particolare. Ed è un caro amico, col quale intrattengo da tempo uno stimolante rapporto epistolare. La lettera che vi presento è breve ma ricca di spunti. Buona lettura.

Il fumetto popolare italiano vive su di una contraddizione.
Pensaci, è proprio così.
La casa editrice Bonelli, per molti versi IL fumetto popolare in Italia, ha diversi personaggi memorabili. Ne cito alcuni, ma è pleonastico: Tex, Mister No, Dylan Dog, Martin Mystere…
Ognuno di essi è nato, cresciuto e ha raggiunto la fama grazie alle idee dei loro creatori. G.L. Bonelli, Sergio Bonelli, Tiziano Sclavi, Alfredo Castelli e gli altri hanno dato voce ai loro personaggi attraverso le passioni, le emozioni, le idiosincrasie che li contraddistinguono. Non ci sono ragioni per dubitare che Martin Mystere è Alfredo Castelli o che Mister No è Sergio Bonelli.
Questa constatazione è tanto scontata quanto importante. Seguimi.
La contraddizione sta in questo: la logica della serie infinita vuole che il personaggio sopravviva al suo creatore. Da anni Sclavi si è de-identificato con Dylan Dog. Da anni non gli appartiene più, se non in termini di diritti e riconoscimenti. E i suoi pochi ritorni al personaggio lo confermano numero dopo numero. Alfredo Castelli resta legato a Martin Mystere più per un attitudine tutta operaia che per vocazione. Mister No è stato soffocato dall’assenza di Sergio Bonelli per anni, prima di chiudere con il ritorno malinconico del suo creatore. Una morte sana e necessaria.
Ma il problema non sono le serie che, come Mister No, chiudono. Il problema sono le serie che proseguono.
Non c’è una serie che sia una, di quelle citate, che abbia mantenuto, nel tempo, la forza, la freschezza, l’identità di quando era condotta dai suoi creatori.
Il problema non è tutto italiano. Negli Usa, i fumetti di supereroi soffrono della stessa sindrome. Con una grossa differenza: l’immobilismo italiano non permette alcun tipo di innovazione o revisionismo tipico invece del fumetto d’oltreoceano.
Nati negli anni giusti, con gli autori giusti, i personaggi Bonelli si sono immobilizzati. Sopravvivono a loro stessi, grazie all’impegno, spesso disincantato, dei nuovi autori, che raramente osano offrire il meglio delle loro idee o il meglio della loro capacità creativa. Sarebbe fatica sprecata, perché inadeguata se non rifiutata dalla redazione.

Immagina uno scenario: le serie storiche della Bonelli si interrompono tutte. Basta Tex nelle sue molte edizioni. Basta Dylan Dog, in bianco o nero o in quei pleonastici colori annuali. Stop.
Andiamo in edicola, respiriamo sereni, e vediamo decine di personaggi nuovi, di autori nuovi. Immagina la gioia di sfogliare un nuovo “fenomeno” editoriale. Non quella versione pseudo-fantascientifica di Tex che è Brad Barron. No. Qualcosa di nuovo. Originale, unico.
Ecco, immagina la rinascita del fumetto popolare. E il canto del cigno della casa editrice.
Fallimento.
Il fumetto popolare vive del passato. Nel passato.

L'immagine di Groucho in volo sul suo sigaro, un volo emblematico, è di Di Bernardo (tutti i (c) dell'autore).

giovedì 29 maggio 2008

La paura del signor Fantastico



Dimensione individuale, dimensione politica.
Non ho desiderio di parlare con l’uomo più intelligente del mondo; delle sue razionalizzazioni me ne frego. Un uomo intelligente non può ragionare senza avere ben chiara sotto la pelle la necessità di sviluppare azioni eco-compatibili, che tengano cioè in considerazione le implicazioni dirette e indirette sulle persone che ci stanno intorno.
Sotto la pelle... Strana questa espressione, visto la persona in oggetto.

Il bimbo di tre anni di un mio amico ha un tumore di cinque centimetri al cervelletto. Ecco qui, un’apocalisse individuale da gettare a terra. Gliela butto in faccia, nella sua faccia di gomma, così, senza mediazioni. L’hanno operato due giorni fa, un’operazione lunga 9 ore. Estirpato grazie a un miracolo di microchirurgia, si attendono le evoluzioni. Ora, da olista convinto, gli chiederei, al Signor Fantastico, se avessi voglia di parlagli, quale radice politico-sociale ha questo tumore, secondo lui. Sa spiegarmi quali relazioni causa-effetto o quali interrelazioni quantistiche o quel che diavolo vuole ci sono tra l’una cosa e l’altra?

Negli Stati Uniti è scoppiata una nuova Guerra Civile: il Governo ha semplicemente deciso che se hai poteri super-umani ti devi registrare, svelare, spiegare. Un atto fascista, motivato dalla paura. Cosa ha a che vedere la paura con l’intelligenza, Signor Fantastico? Cosa hanno a che fare i pretesti demagogici, le impalcature ideologiche con l’intelligenza? Se non lo scopo di strumentalizzare le persone al fine di sviluppare percorsi di azioni liberticide?

Da lei, gli direi, mi aspetterei che, una volta spostata l’attenzione dalle invenzioni alla politica, si prodigasse con la sua intelligenza a svelare le bugie e le finzioni che stanno dietro agli atti del suo governo negli ultimi 50 anni.
Mi aspetterei che lei, Signor Fantastico, spiegasse con la sua logica che la Guerra in Iraq non è una sconfitta per Bush e la sua politica estera, perchè gli obiettivi – non dichiarati – di tale guerra sono stati tutti raggiunti: aumento del costo del petrolio con relativa crescita economica delle aziende petrolifere di cui Bush e i suoi sponsor sono proprietari; aumento delle spese pubbliche nell’impresa bellica con relativa crescita economica delle industrie belliche di cui i suoi sponsor sono proprietari; controllo diretto delle risorse economiche del paese iracheno, con relativa detassazione e liberalizzazione spregiudicata di qualsiasi transizione economica; controllo politico e ricatto di altri paesi confinanti; aggravio delle tensioni con i cosiddetti stati canaglia, attraverso un circolo vizioso di azioni violente che generano paura nei cittadini e facilitano l’indebolimento della ragione; conseguente sviluppo di una politica interna liberticida legittimata da quelle stesse paure, al fine di imbavagliare l’opinione pubblica e aumentare il consenso per un governo debole; dividere in modo netto i cittadini tra chi sta da una parte e chi dall’altra, come in una partita di calcio, al fine di inasprire le posizione ed evitare qualunque dialogo, sviluppando così l’approccio ideologico alle cose.
Le chiederei, anche, come è possibile ritenere le vittime di queste tragedie (di cui accenno solo in minuscola parte) come casualties, e perchè la sua spiccata intelligenza non riesce a concepire un mondo in cui si operi al fine di ridurre il più possibile le cause delle casualties e non viceversa. Perchè non si agisca al fine di disinnescare le bombe e non a diffonderle a grappoli, pronte a generare nuovi storpi e perdite di integrità fisica. Perchè limitare le possibilità di altri individui, in nome di una falsa ideologia.
Lei sa, Signor Fantastico, che tutto ciò è anti-ecologico, avvilente, liberticida, in una parola stupido. Come può permettere questo corso di azioni? A costo di perdere anche la fiducia della sua famiglia? Glielo chiederei, se non avessi il timore di essere seppellito da un mare di razionalizzazioni senza senso.

Mi piacerebbe molto indagare la sua infanzia, per comprendere il momento in cui la ragione ha preso il volo, staccandosi completamente dall’emozione, dal sentire, dal contatto con il suo corpo. E le chiederei come sia possibile che il suo intelletto ipertrofico non comprenda che la mutazione del suo corpo altro non è che un’estrema reazione psico-somatica, dal momento che solo un corpo iper-flessibile può bilanciare e permettere la sopravvivenza di un individuo la cui mente si è completamente persa, distaccata, rivoltata. Qual è il momento nella sua infanzia in cui è stata tracciata questa linea di confine e la paura, sì la paura, ha dato forma alla scissione.

La natura dell’uomo è un’altra. La lotta per la vita avviene ad ogni respiro, ogni giorno.
Per questo motivo lotto un poco anch’io con il piccolo pargolo del mio amico, in attesa di una nuova luce. In attesa della liberazione. Respirando il respiro di Gabo, rispecchiandomi nei suoi occhi.
E mi rifiuto di rivolgerle direttamente la parola, Signor Fantastico.

Il Signor Fantastico è Reed Richards, Mr Fantastic, l'uomo allungabile dei Fantastici Quattro dell’universo Marvel, creato dalla fervida immaginazione di Stan Lee e Jack Kirby.
Per chi volesse approfondire, consiglio la lettura di Civil War pubblicata nel 2007 da Panini Comics, e il saggio Musica e Trasformazione di Mauro Scardovelli (Borla, 1999).


martedì 6 maggio 2008

Nuovo Governo


Tempo fa, interno notte.

- Ehi, Slam, passami un’altra birra, vuoi?
- Al volo!
Penombra nella stanza. Strisce di luce bianca passano dalle persiane.
Siamo seduti sul mio divano sfondato che non sa reggere la mia stanchezza e il cinismo di Slam.
- Quanto ancora dobbiamo aspettare, gli chiedo.
- Dipende. Se va come al solito, ci vorranno ancora un paio d’ore. Solitamente si sbronzano e si fanno di quella merda fino alle tre di notte. Prendono un taxi, tornano a casa, si schiantano nel letto e non riprendono conoscenza fino al pomeriggio del giorno dopo.
Lo guardo di sfuggita, mentre parla come un investigatore privato è obbligato a fare. Ho letto un sacco di libri, sono un esperto.
Nella penombra il suo profilo da pugile in pensione sembra ancora più spezzato. Mi concentro per un attimo sul significato della violenza nella sua vita.
- Con quante persone ti sei pestato?
Schiaccia il tasto del telecomando, buio – luce, nuove pulsazioni ritmiche e cromatiche.
- Quando?
- In vita tua, intendo.
- Chi lo sa, più di cinquecento?
- Togli il pugilato.
- Ah, fammi pensare. Settanta, ottanta?
- Ogni volta a rischio della tua vita?
Non potevo nemmeno sopportarne l’idea.
- Quasi sempre.
- Io mi sono pestato solo due volte. La prima avevo quattordici anni e le ho date a un mio compagno di scuola. Non ne potevo più di essere preso di mira. Ero timido, impacciato e chiuso, ma quella volta la rabbia ha fatto tutto quanto. Da allora non mi ha più infastidito.
La seconda volta mi sono difeso dall’ira di un mio vicino di casa che aveva scoperto che la sua ex se la spassava con me. Avevo sedici anni. Le ho prese e le ho date. Il giorno dopo, dolorante, mi resi conto di essere incapace di picchiare per fare male. Tutto qui.
Bevo un altro sorso di Bock ripensando a quegli scontri ridicoli. Mi chiedo se quelle reazioni erano già misura di quello che sarei stato nel futuro.
- Ti sei fatto valere? mi chiede Slam senza guardarmi.
In televisione si stanno parlando tutti addosso, vincitori e vinti. Il teatrino infinito della porno-politica.
- In un certo senso si. Ed era tutto per me, in quel momento. Ma picchiarsi per sopravvivere…
- In molte parti del mondo succede continuamente ogni giorno. Da noi, succede solo alle persone speciali che fanno una vita speciale.
- Sei un fortunato figlio di puttana, gli dico sorridendo. La voce si perde nel caos delle percentuali elettorali.

Slam è un vecchio amico di Selina. Selina è una vecchia amica di Mary Jane. Mary Jane ha una storia con Vinceno. Vincenzo è amico mio. Il giro si chiude. Abito in una casa nella periferia, da quattro soldi al mese di affitto, e ho per vicini un bel gruppetto di bastardi spacciatori. Sono mezze seghe sbandate che credono di essere al centro del mondo solo perché hanno la roba, e la roba è soldi, potere e figa. Tutte le notti vanno avanti fino a tardi ad ascoltare musica hip hop e a urlare. È un porto di mare. Ragazzini, adulti, vecchi di quarant’anni entrano ed escono a ogni ora.
Slam sta seguendo un tossico che si scopa la mogliettina bella e sbandata di un piccolo imprenditore cinico e danaroso. Vuole sapere che giri frequenta la sua Luisa quando lui è in viaggio di affari a scopare con la sua segretaria, vuole beccarla con le mani nella farina. Slam ha chiesto a Selina e avanti così fino a “casa mia”. Siamo seduti in soggiorno in attesa dell’ora in cui Luisa e il suo amico escono strafatti per tornare a casa di lei. Guardiamo alla televisione i risultati delle ultime elezioni. Penso che non vedo l’ora di cambiare casa e nazione.

- Tu per chi hai votato? chiedo a Slam.
- Non ho votato. Non voto più da quindici anni, da quando quel figlio di puttana di Lex Luthor è entrato in politica. Lui e le sue maledette aziende, i suoi giornali, le sue televisioni.
- E prima cosa votavi?
Non mi risponde. Credo che ci siano pochi dubbi sulla sua vocazione reazionaria. Non sono così tutti gli investigatori privati? Credo abbiano nel fondo del cuore la convinzione di essere i padroni della legge della strada. Anche se ti ritrovi a dover pedinare la mogliettina di una coppia in crisi. L’affitto dell’ufficio costa.

Passano dieci minuti, durante i quali Luthor e i suoi gangster della politica impazzano sulle frequenze di tutti i canali. È Slam a riprendere il discorso.
- Senti, io sono uno che vede le cose in un certo modo. Credo in certi valori. Sono stato nell’esercito, credo nella mia nazione e odio quei mangia tortillias che occupano ogni angolo delle strade. Ma mi considero un uomo onesto. Luthor, con le sue bugie e i suoi ricatti ha preso in ostaggio la mia parte politica. La tiene per le palle, insieme ai suoi amici mafiosi, alle sue vallette poco vestite. Improvvisamente mi ritrovo senza la possibilità scegliere.
- Merda, hai perfettamente ragione - gli rispondo - siamo da anni nel mezzo di un tradimento delle istituzioni democratiche. È in pratica da quando ho iniziato a votare io che esprimo solo una posizione di protesta verso quell’uomo e quello che rappresenta.
- Il modo in cui ultimamente è andato a braccetto con tutti coloro che hanno frequentazioni mafiose, a cominciare da Putin, mi fa veramente incazzare. Si è impadronito dei centri di potere e delle nostre risorse e li sta utilizzando per arricchire se stesso e i suoi amici. Come si può continuare a votare?
Devo ammettere la verità, non provo grande simpatia per Slam. Per tutta la sera ho cercato a fatica qualche argomento di conversazione. Il suo mondo è lontano chilometri dal mio. Siamo su due universi paralleli. Il mio fatto di molte insicurezze, piccoli amori tra le pagine dei libri, musica nelle cantine, una bottiglia di vino tra amici. Il suo fatto di violenza, frenesia, cinismo, pochi soldi, sudati e sporchi di sangue. Ma in questo momento stiamo cantando la stessa canzone.
- Senti, Slam, ma le cose che hai detto, che condivido fino all’ultima parola, non sono una ragione sufficiente per votare dall’altra parte?
- Non credo nel voto utile. E non potrei mai votare per quelle checche pacifiste che lanciano gli estintori ai cortei.
È proprio vero, Slam mi sta decisamente sui coglioni. Odia Lex Luthor almeno quanto odia i comunisti, la sinistra, i movimenti. Pensa che qualunque forma di cambiamento, di evoluzione sociale sia contraria alla sua idea di ordine.

Nuovo cambio di canale. Luci a intermittenza. Ho le palpebre degli occhi doloranti. Non vedo l’ora che quella stupida troia di Luisa esca dalla casa di fronte, e Slam faccia quel che deve fare.
Finalmente, il mio desiderio si avvera.
- Eccola, dice Slam con una strana voce aspirata, piena di rabbia e anticipazione.
- Devo scappare. Ti ringrazio per il tuo aiuto.
- Figurati, Slam, dovevo un favore a Vincenzo.
- Trovati alla svelta un altro appartamento.
Ed esce, gli occhi iniettati di sangue, le spalle un poco ricurve, pronto a caricare, le gambe reattive e scattanti. È un pugile di vita.

Penso a quante possibilità ci sono nella vita di ognuno. Cosa ha trasformato Slam in quello che è?
Senza nemmeno cambiarmi mi infilo sotto le coperte.
Ricordo il mio ultimo pensiero. Lex Luthor è invecchiato. Tirerà le cuoia prima di me.


Samuel Emerson “Slam” Bradley e Lex Luthor sono personaggi creati da Jerry Siegel e Joe Shuster.
La politica è il cuore di ogni governo democratico. Possiamo credere quello che vogliamo ma è così.
Illustrazione inedita di Niccolò Storai. (c) dell'autore.

martedì 22 aprile 2008

Walt & Skeezix - meditazione quotidiana

Non so cosa vuol dire invecchiare. La mia mente non lo capisce.
Nel lungo percorso che sto facendo per vivermi nel momento presente, il tempo che passa è una frusta per cucina, strapazza le uova e aiuta a mescolare lo zucchero.
Otto mesi fa...
Uncle Walt, sai che siamo uomini fortunati, tu e io?
Dici?
Si, abbiamo un bimbo meraviglioso che accompagna il nostro tempo presente.
Certo. Skeezix è come fosse mio figlio. Lo amo come fosse davvero mio. Che gioia vederlo crescere.
Ieri Gabo si è attaccato alla culla del cuginetto di sei mesi e spingendola in avanti ha iniziato a canticchiare Ninna Nanna, Ninna Nanna.
Davvero?! Fantastico. E ha solo un anno e mezzo?
Già. Ma Skeezix non mi sembra da meno, no?
Oh, ieri eravamo in giardino. Stavo sistemando l'automobile e di colpo non trovo più la ruota di scorta.
Skeezix?
Si, l'aveva presa e stava cercando di farla rotolare in avanti. Naturalmente continuava a cadegli addosso per il peso.
Sai, è strano stare qui a raccontarsi di queste cose. Credo lo abbia fatto ogni genitore dall'alba dei tempi. Eppure ogni volta è un evento unico.
Già.
Per me, all'inizio, l'arrivo di Gabo è stato traumatico. Ha travolto ogni ritmo e abitudine. Mi sentivo sommerso. Dentro di me gridavo Quando diavolo trovo il tempo per me?! e non riuscivo a trovare un senso.
Si, è così per tutti anche questo, no?
Forse. Non so, dipende dal grado di egoismo. Comunque a un certo punto mi sono detto Ma quando sto con Gabo io dove sono? Non sono lì con lui?
Certo.
E allora, diavolo, anche quello è tempo mio. Tutto è tempo mio. Non ci sono frazioni o percentuali.
Vero.
Da quel momento Gabo è diventato una sveglia. La mia meditazione quotidiana.
Come una striscia giornaliera sul quotidiano locale.
Che prosegue da più di cinquant'anni!

Walt & Skeezix sono personaggi di Gasoline Alley, la striscia creata da Frank King negli anni '20 e che prosegue ancora oggi malgrado la morte del creatore. A differenza di quasti tutti i fumetti - in particolare le strisce - i personaggi di Gasoline Alley crescono e invecchiano un giorno alla volta, come nella vita reale.
Illustrazione inedita di Niccolò Storai. (c) dell'autore.

Tutti i testi e le immagini di questo blog sono (c) di
Guglielmo Nigro,
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