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giovedì 6 novembre 2014

Colori da rifare

Il testo di una mia vecchia canzone

COLORI DA RIFARE
Guarda come è rosso il prato sotto al cielo giallo
Come è freddo il sole blu tra voci d'ali
Non ho più nessuno da incontrare
Non ho voglia di parlare del tuo posto al sole
E adesso cosa mi chiedi? Adesso cosa mi chiedi?

No non lo so, non lo so che cosa fare, non lo so, non lo so cosa mangiare.

Quell'anatroccolo è sveglio
evita sempre i pezzi del mio pane avvelenato
Che non so rifiutare io
Se questo treno mi porta via lontano
Sotto a tremila metri di sassi e sabbia rossa
Prometto di tornare, prometto di tornare
Anche se

Non lo so, non lo so cosa non va, non lo so, non lo so dove incontrarti ancora.

Amico cosa ci fai
Con quella corda intorno al collo
Se la cravatta non hai
Sentiti pure libero di correre per queste strade
Che hanno il dolore del mare

No, non lo sai, non lo sai che cosa fare, non lo sai, in quale scatola scappare non lo sai, non lo sai dove guardare non lo sai, e ad occhi chiusi vuoi restare.

martedì 5 agosto 2014

Luce

Un piede nella terra e mi fotto le ginocchia
La testa al sole e il polso cede senza forza
Ho bevuto più di ieri ogni giorno un goccio in più
Mentre piove ad agosto come il pianto di un padre stronzo

Luce luce nel pugno nero della paura
Scendi e cala dentro dove più dura
Dove fa più male dove è più volgare
Dove fa più male dove è naturale

Ti stringo e ti bacio e gli occhi cadono nel petto
Il corpo nudo nella sabbia e la memoria copre tutto quel che è vivo
Ho tenuto il muso duro ringhiato un verso più di ieri
Il sole cala ad est stanotte mentre il tempo scorre più veloce

Luce luce alle radici oscure dell'io
Scendi cala dentro nell'addio
Dove tira di più dove stringe e chiude
Dove fa più male dove è naturale
Dove fa più male senza perdonare
Senza perdonare

domenica 8 settembre 2013

Il dolore che dona il fiato

Dopo tempo immemore, oggi ho scritto una canzone. Testo e musica. Le due cose che nascono insieme. Eccitante. Riporto il testo.


Il dolore che dona il fiato

Il sole ti esplode in faccia
Sei sicuro che non ti piaccia
Gemere e cadere perdere e cercare donare donare e disperare?
Si tu la tua faccia tra le braccia
Con il fuoco che ti ha bruciato
Con il vento che ti ha soffiato
Vaghi nel mare che ti ha cancellato

Ma se tu guardi da più lontano
Sì ti senti un po' meno umano
Il volto e le ali di un airone
La luce per tornare all'unione
Con l'urlo che ti ha creato
Col dolore che dona il fiato
Quando alla vita sei tornato

Non sai più rinunciare
Non vuoi più non guardare

Se ti ascolti da più vicino
Sì sorridi come un bambino
Il gioco di non sapere
La forza per tornare a cadere
Con gli occhi pieni di pianto
Con il cuore che intona un canto
Quando alla vita stai tornando
Quando alla vita stai tornando


Non sai più rinunciare
Non vuoi più non guardare
Non sai più rinunciare
Non vuoi più non guardare



Tra le gambe di mia madre

Stamattina faccio qualcosa che non mi concedevo da tempo: disteso nel letto ascolto musica nuova. Accidentalmente le note dei Daughter sono l'accompagnamento perfetto alle mie emozioni.
In un quaderno, ho trovato il testo di un mio brano che avevo perso. Musicato ma mai registrato (era il 2003), avevo lasciato in un cassetto anche le parole. Oggi sono qui, e le riporto qui sotto.

Tra le gambe di mia madre

Un giorno di sole come questo giuro
io mai l'ho visto
e mi torna in mente il giorno in cui son nato
ma era luce artificiale
sotto un sole innaturale e senza un campo fiorito
e forse subito ho capito
che il cammino del ritorno sarebbe stato obliquo

Il vento freddo mi solleva i piedi
nell'illusione del sole che non è solo
il pensiero di lei alla rovescia che mi guarda da sotto il mare
questo vento col suo profumo e il suo bagliore
è la certezza di sapere che dove andremo
ci servirà un maglione

Il ritmo della terra è in ogni volto che incontri
in ogni mano che stringi in ogni bacio che non ricordi
rimorsi!
ma io cerco sempre tra mille fogli
immagini a colori volgari umane parziali fotografate disegnate
immagini e poeti
e quel poeta sono io così lontano dal tuo dio
ma così semplice e parziale da dover essere reale

Nel mondo in questo mondo il ritmo è perso
tra i fragori delle tue bombe del tuo correre perverso
della volgarità della tua finzione
e noi facciamo muro al tuo terrore
muro del pianto e del dolore
noi facciamo muro ma ogni muro è solo un corpo inerte
senza respiro senza movimento un pugno chiuso e duro

In un giorno di sole come questo il miracolo che aspetto
che nasca dal mio ventre e dal mio petto
è che si allenti la tensione del conflitto
che si sciolga nei passi leggeri dei miei piedi
e che la gioia del vento rinasca come sono nato io ieri
soltanto ieri
tra le gambe di mia madre

venerdì 14 giugno 2013

Angelo bruno

un vecchio disegno di gabo


Forse l'ho già raccontato.
Anni fa scrissi una canzone. Parlava di amore, di Dio, dell'immaginazione e della fine.
Una sera la cantai in un locale. Erano i tempi in cui il mio gruppo, i Goolij Niger, era composto da 6 persone. Erano i tempi della fatica e della lotta per suonare insieme. E della creatività. E della timidezza. Tempi passati.
Cantai la canzone. La frase per me più importante, il cuore del brano, è questa:

Chi ci avverte che oggi è la fine.

Al termine del concerto, un ragazzone di colore, bello, bellissimo, amico del chitarrista del gruppo, si avvicinò a me e mi disse di quanto quella canzone lo avesse colpito. Non ricordo di preciso cosa mi disse, ma era qualcosa di profondamente spirituale. Non lo capivo allora, ma questa era una canzone spirituale. Anche musicalmente.
Quel ragazzo morì in un incidente stradale un mese dopo il concerto. "Chi ci avverte che oggi è la fine?"
La cosa mi sconvolse.
Le persone muoiono ogni giorno. Di qualunque età. Ma quel suo contatto mi apparve come una sveglia. Una delle tante.
Mi torna in mente oggi, dopo una lunga meditazione mattutina su una panchina nel parco dietro all'ufficio di Milano.
E lo vedo qui, seduto accanto a me, mentre respiriamo un'aria leggera e profumata, densa e immortale, dolorosa e gioiosa. Lo sento come un enorme angelo bruno e lucente.
Chi ci avverte che oggi è la fine?

sabato 4 maggio 2013

Faber in-festa il centra commerciale










Faber a Peschiera Borromeo (MI)

Oggi.

venerdì 15 febbraio 2013

Quando ritorni - Testi (3)



Questa sera, venerdì 15 febbraio 2013, dalle 20,45, nella luna crescente, aprirò lo spettacolo di Ivan Sirtori Il marziano gentile presso l'auditorium della Camera di Commercio di Lecco, in via Tonale 28/30. 
L'ingresso a sostegno dell'associazione è di 15 euro. 

Di seguito l'ultima parte dei testi e delle poesie scritte da me, 
che daranno voce allo spettacolo.


SENZA PASSATO

Che il sole torna in faccia al giorno
E ritorna il favore del colore che macchia
Che segna le mani i capelli i vestiti
E la memoria

Che nell’acqua un salto più profondo
Va si muove a cerchi sul profilo dell’onda
Che corre in obliquo alla riva in attesa
Di una carezza

Non quel che sono o non sono, ma vento e luce
E calzoni arrotolati male mentre pesco trote nel fiume
Non quel che sono o non sono, ma vento e luce
E calzoni arrotolati male mentre calcio un pallone lontano

So tornare a voi senza passato
Solo distratto e vivo, purificato

Che il sole torna in faccia al giorno
E ti bacio in fronte come si coglie un fiore
Ti tengo in attesa appesa alle mie labbra
Annuso e ascolto

Ah non quel che vedo o non vedo
Ma il battere ripetitivo del vento
E la luce ci avvolge in ogni gesto, ogni legame
Ogni memoria

Non quel che sono o non sono, ma vento e luce
E calzoni arrotolati male mentre pesco trote nel fiume
Non quel che sono o non sono, ma vento e luce
E calzoni arrotolati male mentre calcio un pallone lontano

So tornare a voi senza passato
Solo distratto e vivo, purificato

Non quel che sono o non sono, ma vento e luce
Non quel che sono o non sono, ma vento e luce
Non quel che sono o non sono, ma vento e luce
…


È tutto
Ossessione
ð
Fare e non capire - fare e non capire - fare e non capire - fare e non capire
fare e non capire - fare e non capire - fare e non capire - fare e non capire
fare e non capire - fare e non capire - fare e non capire - fare e non capire.
È tutto.

Accumulazione
ð
L’illusione di credersi immortali.
È tutto.

Rabbia
ð
La fiamma brucia il legno.
È tutto.

Meditazione
ð
Le cose così come sono.
È tutto.

Accettazione
ð
In inverno, la terra si inclina rispetto al sole e ghiaccia.
È tutto.

Rinascita
ð
Il corpo/mente muore in ogni istante.
È tutto.


LE MANI

 

Vedi che tutto è come non è
Vedi che tutto è come non è

Mi potrai ascoltare con le mani tese
sopra alle orecchie incorniciato il viso mentre grido

Vedi che tutto è come non è
Vedi che tutto è come non è

Ho osservato in chiaro il movimento asciutto e profondo
del lupo solitario nelle foreste d'Abruzzo
l'ho osservato e ho pianto

So distinguere il potere della libertà

Ho impastato il pane con fare d'alchimista
l'acqua che priva della leggerezza il grano
ogni cambiamento è perdita

Vedi che tutto è come non è
Vedi che tutto è come non è

Ho accarezzato piano la tua pelle onesta
nessuna promessa nessuna certezza
quel che una mano dà l'altra mano leva

So distinguere il potere della libertà

Vedi che tutto è come non è
Vedi che tutto è come non è


Embrionico
puoi essere un uomo
un cane che piscia al vento
un fiore piegato al sole
un lombrico pallido
uno scarto intestinale
un foglio di carta
un'unghia spezzata
una lacrima
un albero enorme
un alveare
un boccone per gatti
una ruota
un seme


giovedì 14 febbraio 2013

Quando ritorni - Testi (2)
























Venerdì 15 febbraio 2013 aprirò lo spettacolo di Ivan Sirtori Il marziano gentile 
presso l'auditorium della Camera di Commercio di Lecco, in via Tonale 28/30. 
L'ingresso a sostegno dell'associazione è di 15 euro. 

Di seguito la seconda parte dei testi e delle poesie scritte da me, 
che daranno voce allo spettacolo.

Amori incompatibili
Mi amava di un amore sottile e resistente
trasparente e persistente,
come un filo di naylon.

L'amavo di un amore brillante e tagliente
ficcante e brusco,
come una forbice.

PIEDI DI FARFALLA

ed il cielo è sempre più grigio
cacche di passeri e motori di passaggio
io ti ho amato per quella che sei
fino a quando hai voluto donarmi il mondo intero
cosa che non puoi

ma io muoio per te
in questo prato senza fiori e senza odori

ed il mio corpo è sempre più pigro
mani di petali e piedi di farfalle
io ti ho perduto per quella che sei
in un giorno di pioggia ho tradito il mondo intero
davanti agli occhi tuoi

ma io cado per te
in questo cielo senza luci e senza suoni

il tuo volto riposa e sorride nel vuoto del mio cuore
e sei solo un ricordo
e sei solo un ricordo
e sei solo un ricordo

e sei solo tu

GOCCE D’ACQUA

In un tempo più abituato al verde
Mi aspettavo che la mia idiozia si placasse
So che quanto prima innocente
Tu mi riporterai la mia felice illusione
Illusione

E tu che parli in mio nome
(non so dire il nome)
Che cosa pensi del profumo dell'umore denso
(che mi avvolge lento)
Si godere fino a perdere i sensi
E poi svegliarsi senza avere che noi due

La malinconia è intrisa di erotismo
L'orgasmo ne è il parziale oblio
La verità è importante
Ciò che dissi allora si rivela ora, amore
Amore

Ora parlo in mio nome
(che rieccheggia altrove)
So per certo che ho perduto l'ingenua follia d'amore
(che io cerco dove non sei più)
Si godere fino a perdere i sensi
E poi svegliarsi ma non ritrovare se stessi

E tu che parli in mio nome
(non so dire il nome)
Sai che cosa è vero e che cosa è solo
Dolore avuto e dato per mania
Pura mania
Riavere sé stessi è difficile
È un ballo difficile


Senza occhi
Le formiche ci hanno rubato il pane.
Hanno trovato la via di casa
e costruito percorsi invisibili da un lato
all'altro del soggiorno.
Disperati, le abbiamo cacciate.
Sterminate.
Di quale vita sono morti i dinosauri,
mi chiedi prima di dormire?

Di quale vita moriamo noi ogni giorno?

Quando ritorni e il Marziano Gentile - un articolo





































da La Provincia di Lecco

Quando ritorni - Testi (1)























Venerdì 15 febbraio 2013 aprirò lo spettacolo di Ivan Sirtori Il marziano gentile 
presso l'auditorium della Camera di Commercio di Lecco, in via Tonale 28/30. 
L'ingresso a sostegno dell'associazione è di 15 euro. 

Di seguito la prima parte dei testi di musiche e poesie scritte da me, 
che daranno parola allo spettacolo.


LIBERTANGO

Io avevo paura del minestrone di verdura
Del suo odore e delle parole di mia madre
Avevo paura del concetto di esclusione
Avevo paura del Papa e del suo nome
Avevo paura della musica di strada
Della sua forma di arte privata
Avevo sentito di bambini avvelenati ed aggirati
Hansel e Gretel ed il Perù

No, non mi posso ingannare mai più
Non soffro per nulla di tutto ciò
Che posso dire degli inganni alle mie gioie
Di questa polvere sui libri letti in fretta senza testa
Di quanto voglia dare spazio al suo nome
E a quanto conta per me e per il mio tempo
No, non posso più avere paura della libertà che manca
La libertà non c’è mai stata

Si, pirata il progresso
Pirata l’eccesso
Pirata l’amore
Pirata l’espressione

La paura l’ho negata…


Ali

L'uomo naso guardava gli uccelli becco prendere il volo.
Si chiese: dove sono le mie ali?
Aveva denti aguzzi e piedi forti.
Ma la felicità, per lui, era in quelle ali. 
Morì triste e rassegnato.


QUANTO SIAMO GIOVANI


Sei giovane, pensieri giovani
piedi di sabbia che perdono tracce
Ricordi il rumore del cielo d’inverno?

Mi guardasti prima tra tutte con occhi da donna
e ci scambiammo umori e gemiti in mezzo a un letto d’erba
Quella prima volta come un segno di origine
il punto di inizio di una nuova linea

Ma sei giovane come non sono mai stato
Sei giovane, piedi di sabbia che lasciano traccia nel prato

Con le mani nell’acqua a navigare e pescare come un orso
sono pesci che scivolano sono pensieri viscidi
Ecco lo prendo ce l’ho ci sono
No è scappato lontano tornato nel tuo grembo

Allungo il collo per spiare il tramonto
di questo giorno che chiede riposo
Batto i piedi e le mani ci sono ritmi che conosciamo così bene
E quante lacrime di gioia da questi occhi
e gridare evviva, evviva, evviva!

Ci sono ci sono ci sono ci sono
pensieri pesce e mani da orso
pensieri pesce e mani da orso
e piedi di sabbia che non lasciano traccia nel lago

Come siamo giovani in questi vestiti
Come siamo giovani con gli occhi chiusi
Accompagnami come la prima volta
Un letto d’erba e piedi di sabbia
A perdere tracce nel prato

giovedì 24 gennaio 2013

Quando ritorni



Il 15 febbraio 2013 aprirò lo spettacolo di Ivan Sirtori Il marziano gentile presso l'auditorium della Camera di Commercio di Lecco, in via Tonale 28/30.
La mia proposta sarà un piccolo concerto di brani inediti o quasi, tutti scritti da me e arrangiati insieme ai miei amici musicisti. 
La presentazione dice più o meno così:

Quando ritorni
Parole e musiche sulla rinascita.
O il suo contrario.
di Guglielmo Nigro
Arrangiate ed eseguite da:
Guglielmo Nigro – Voce, pianoforte, percussioni
Stefano Chiodini – Fiati
Alberto Sozzi – Fiati
Patrizia Rossi – Arpa
Con
Gaetano Ievolella – Voce recitante
Un cammino umano che prende il via dalle paure infantili, esplora l’amore e la sessualità, l’illusione e la speranza, fino alla certezza di una libertà senza definizioni. Musiche semplici, ipnotiche, ridotte alle forme essenziali, che nascono dalla passione per la musica afroamericana e popolare, e si sviluppano in un gioioso dialogo tra amici musicisti. Una piccola offerta alla grande voce del mondo.
Nei prossimi giorni ci torno su, postando sul blog testi e poesie che comporranno lo spettacolo. Una ripresa di scorie narrative che mi hanno accompagnato in questi anni. 
Musica di specie.
Tutti i testi e le immagini di questo blog sono (c) di
Guglielmo Nigro,
salvo dove diversamente indicato.
Puoi diffonderli a tuo piacere ma ti chiedo di
esplicitare sempre l'autore e/o la fonte.