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mercoledì 20 novembre 2013

Come puoi scacciare l'oscurità?

Solo l'amore scaccia l'odio, solo la luce disperde l'oscurità. Come mai? Perché di per sé, l'oscurità è solo uno stato negativo, in sé non ha alcuna positività. Di fatto, non esiste! Come potresti scacciarla? Contro l'oscurità non puoi fare nulla direttamente. Se vuoi fare qualcosa nei suoi confronti, dovrai operare attraverso la luce: introduci la luce e l'oscurità è svanita, togli la luce e appare l'oscurità; ma non puoi portare o togliere l'oscurità direttamente: nei suoi confronti non puoi fare nulla di nulla.
Osho, da La mente che mente (ed. Feltrinelli)

giovedì 5 settembre 2013

Il meccanismo dell'attaccamento

Se l’attaccamento è un fattore condizionante, il non attaccamento sarà il fattore decondizionante. Se l’aspettativa ti porta a essere infelice, la non aspettativa ti porterà a non essere infelice. Se la rabbia crea dentro di te l’inferno, la compassione creerà il paradiso. Per cui, qualsiasi sia il processo che conduce all’infelicità, usato al contrario diventerà il processo che conduce alla felicità. L’intero processo dello Yoga non è altro che la comprensione della complessità di quei grovigli, per scioglierli, per decondizionarli. Non è un ricondizionamento, ricordalo. È un semplice decondizionamento.[…]
Se scruti nell’infelicità dell’uomo, scopri che l’uomo stesso ne è responsabile. Fa qualcosa per crearla. Un determinato comportamento è diventato un’abitudine, per cui continua a ripeterlo. È diventato un gesto ripetitivo, meccanico, automatico. Se stai attento, puoi uscirne. Puoi semplicemente dire: “Non gli darò più il mio sostegno.” E il meccanismo dovrà muoversi con le sue forze. […]

Se riesci a restare immobile quando un vecchio comportamento afferra la tua mente, è meglio. Se non ce la fai, lascia che si esprima in maniera drammatica, ma da solo, non riversarlo su qualcun altro. Perché se agisci in base a quel vecchio comportamento e lo esprimi con qualcuno, esso creerà nuove reazioni, dando vita a un circolo vizioso.
La cosa più importante da fare è osservare quel comportamento; sia che tu stia immobile e in silenzio, sia che tu esprima la tua rabbia e il tuo odio, osserva con attenzione: guarda come si sviluppa. E se ne riesci a vedere il meccanismo, lo puoi smontare. 
Osho, da Yoga: la scienza dell'anima (Ed. Mondadori)

mercoledì 4 settembre 2013

Amore e non attaccamento

Quando Patanjali parla di "non attaccamento" non è contro l'amore. In realtà, è a favore dell'amore. Non attaccamento vuol dire essere naturale in amore, fluire, senza essere ossessionati e assuefatti. L'assuefazione è il problema. In questo caso è simile a una malattia. Questa è assuefazione: non poter amare nessun altro, fatta eccezione per il proprio figlio, per esempio. In questo caso sarai infelice. Tuo figlio può morire,  e il tuo amore non avrebbe altre possibilità di fluire. E se anche tuo figlio non morisse, crescerà. E più diventa adulto, più diventa autonomo. A quel punto soffrirai. Ogni padre e ogni madre ne soffrono. [...]
L'amore non rende mai infelice nessuno, perché se ami qualcuno, ami la sua felicità. Ma se sei attaccato a qualcuno, non ami la sua felicità: ami solo il tuo egoismo, ti preoccupi solo delle tue pretese egoistiche. [...]
Ogni attaccamento diventa un irrigidimento, è morto. Non vibra di vita, non è una risposta in continuo movimento. Non è una vitalità legata all'istante, è una fissazione. Ami una persona, se è amore non puoi predire cosa accadrà il momento successivo. È imprevedibile, gli stati d'animo sono mutevoli come il tempo. Non puoi dire se tra un istante il tuo amante ti amerà. Tra un istante può non sentire di amarti, non puoi aspettartelo. Se ti ama anche tra un istante, bene, gliene sei grata. Ma se non ti ama, non ci puoi fare nulla. Sei impotente. Non devi piangerne, semplicemente il suo stato d'animo è cambiato! Accetta la situazione. Non puoi forzare il tuo amante a fingere, perché la finzione è pericolosa. [...] E se mi costringi, divento falso e la relazione si trasforma in una finzione, in un'ipocrisia. A quel punto non siamo più sinceri l'uno verso l'altro. E due persone che non sono sincere l'una verso l'altra, come possono essere innamorate? Il loro rapporto diventerà una fissazione. 
Osho, da Yoga: la scienza dell'anima (Ed. Mondadori)

giovedì 13 giugno 2013

Celebrazione

Quando sei felice puoi fluire nell'altro e puoi permettere agli altri di fluire in te: il significato della celebrazione è questo. Quando permetti agli altri di scorrere in te e tu scorri dentro di loro, stai celebrando la vita. E la celebrazione è la preghiera più grande, il picco più alto della meditazione.
Osho, Yoga: la scienza dell'anima (Ed. Mondadori)

giovedì 27 settembre 2012

Pertanto la questione è risolta

Voglio ripetervi questa storia stupenda.

La monaca Chiyono aveva studiato per anni, ma non era riuscita a imbattersi nell’illuminazione. Una notte, stava portando un vecchio secchio colmo d’acqua. Lungo il cammino, contemplava la Luna piena riflessa sull’acqua del secchio, quando improvvisamente la canna di bambù che sosteneva il secchio si spezzò, e il secchio andò in pezzi. L’acqua si rovesciò, il riflesso della Luna piena scomparve e Chiyono si illuminò.
Ella scrisse questi versi:

Tentavo di tenere insieme il secchio,
in un modo o nell’altro,
sperando che il fragile bambù non si sarebbe mai spezzato.
Improvvisamente il fondo è andato in frantumi…
non c’era più acqua,
non c’era più la luna sull’acqua
e nelle mie mani il vuoto.

Pertanto la questione è risolta.

da Osho, I libri del Fiore d’oro, ed. Bompiani

lunedì 16 luglio 2012

Tarocchi Zen

Promemoria.
Ieri mi hanno fatto i tarocchi zen secondo il metodo di Osho. Una sorta di oracolo con approccio meditativo. Questo lo schema utilizzato per la distribuzione delle carte:


e di seguito il significato delle diverse posizioni.


Carta 1: è la tua domanda: ti fa vedere chiaramente qual è il problema.
Carta 2: ti fa vedere le influenze interne che non riesci a scorgere: i condizionamenti, desideri di altri su di tè, qualcosa di nascosto.
Carta 3: sono le influenze esterne di cui sei invece perfettamente consapevole.
Carta 4: ti dice ciò che ti occorre per risolvere il problema che ti sta a cuore.
Carta 5: è la soluzione: ti fa comprendere profondamente tè stesso e il mondo.

Da approfondire.

mercoledì 15 febbraio 2012

La scuola degli animali

anguilla, disegno di akab


Ricordo che ai tempi del mio diploma, venivo rimproverato di un errore inaccettabile dalle isegnanti dell'istituzione scolastica: che esprimessi chiaramente delle preferenze tra le materie, delle inclinazioni, e che seguissi tali inclinazioni. Il problema, per le insegnanti, era che il mio interesse e il mio approfondimento, invece di essere omogeneo in tutte le materie, fosse selettivo.
A queste obiezioni, ho risposto nel tempo maturando la convinzione che sviluppare e assecondare le proprie inclinazioni non potesse in alcun modo essere un difetto. A maggior ragione se a pretendere omogeneità di comportamenti erano insegnani privi di interesse e passione per il loro lavoro e per il compito alto, importantissimo che avevano. Una convinzione che, al tempo, sembrava più cocciutaggine, e che mi costò per tutti e cinque gli anni di scuole superiori l'8 in condotta.
Ricordo anche che, dopo il diploma, ero uno dei pochi tra i miei compagni che aveva sviluppato un'idea chiara su cosa avrebbe voluto fare successivamente. Non importa poi, se tale idea sarebbe mutata, cambiata radicalmente nel corso degli anni. Queste metamorfosi sono parte della vita.

Ma che scuola è quella che ti costringe a scappare dalla tua vocazione, dalle tue inclinazioni, che non stimola la tua intelligenza emotiva, che non ti permette di sviluppare un rapporto critico e riflessivo con la realtà che ci circonda? Dove, anzi, il pensiero critico è visto come un ostacolo alla realizzazione delle lezioni, di un programma rigido prestabilito?
Una storia che prendo in prestito da un libro di Osho (I libri del Fiore d'Oro, che è una miniera di spunti) ce lo spiega con una bellissima metafora.

La scuola degli animali
Un giorno, gli animali si radunarono nella foresta e decisero di aprire una scuola. Erano presenti un coniglio, un uccello, uno scoiattolo, un pesce e un'anguilla, che formarono una Commissione Direttiva. Il coniglio proclamava che la corsa doveva essere inclusa nel programma, l'uccello insisteva che il volo doveva esservi incluso, il pesce proclamava che il nuoto doveva essere incluso nel programma, lo scoiattolo proclamava che l'arrampicamento sugli alberi doveva esservi assolutamente incluso. Riunirono tutte queste richieste e scrissero una guida al corso di studi. In seguito insistettero sulla necessità che tutti gli animali seguissero tutti i programmi.
Il coniglio, sebbene avesse guadagnato una "A" nella corsa, scoprì che l'arrampicamento sugli alberi era un problema: fece una caduta rovinosa che gli procurò un danno cerebrale e non poté più correre. Scoprì dunque che, invece di guadagnare una "A" nella corsa, otteneva solo una "C", e naturalmente, nell'arrampicamento sugli alberi, avrebbe guadagnato solo una "F".
L'uccello nel volo aveva dato un bellissimo spettacolo, ma quando dovette scavare una tana nel terreno non fece una figura altrettanto bella: si ruppe il becco e le ali. Ben presto si trovò a guadagnare una "C" nel volo, una "F" nello scavare una tana nel terreno e fece una fatica infernale nell'arrampicamento sugli alberi.
La morale della storia fu che un'anguilla mentalmente ritardata risultò la prima della classe: aveva fatto ogni cosa a metà, ma gli insegnanti erano tutti felici perché tutti gli animali avevano seguito tutti i programmi e definirono il loro corso un' "istruzione su ampie basi".

Osho conclude la storia così: Tutto ciò fa ridere, ma è esattamente così che voi avete fatto. Stiamo davvero tentando di rendere ogni essere umano uguale a tutti gli altri, di conseguenza distruggiamo in ciascuno il potenziale di essere se stesso.

mercoledì 25 gennaio 2012

Rinunciare al mondo

Se riesci ad essere meditativo qui, sulla piazza del mercato, quando tornerai sull’Himalaya, la tua meditazione ne sarà amplificata mille volte. Ma non aggrapparti all’Himalaya, torna sempre nel mondo. L’Himalaya è un’ottima vacanza.
Certo. È un bene passare sulle montagne dei periodi di tempo, è molto bello. Ma diventare dipendente e cominciare a pensare di rinunciare al mondo, è completamente sbagliato, perché la tua integrità sgorga dalle tempeste del mondo, sono le tempeste del mondo che ti fanno cristallizzare.
Lu Tsu dice: “Accetta la situazione in cui ti trovi, dev’essere la situazione giusta per te, ecco perché ti ci trovi.”


Osho, I libri del Fiore d’oro. Bompiani.

giovedì 27 ottobre 2011

Protezione

Quasi tutti scappano da se stessi il più velocemente possibile. E il problema è proprio questo, tu non puoi scappare da te stesso. 
Dovunque andrai, sarai te stesso. 
Si ha paura di conoscere se stessi. È la più grande paura del mondo. Lo è perché tu sei stato condannato da tutti quanti per le più piccole inezie - per gli errori più piccoli, quelli assolutamente umani - in maniera così spropositata da arrivare ad avere paura di te stesso. Tu sai che non sei degno.
Nelle profondità del tuo inconscio si è sedimentata questa idea - che tu non meriti niente, che sei assolutamente indegno. Naturalmente, la strada migliore è quella di scappare da te stesso.
Non puoi scappare da te stesso.
Osho da Satyam, Shivam, Sunderam

domenica 23 novembre 2008

Il fiore d'oro

Peonie e canarino di Hokusai



Da I libri del fiore d'oro di Osho (Bompiani):


Una parabola…
C’era una volta un mago molto ricco che aveva un gregge molto numeroso. Ma allo stesso tempo, questo mago era molto avaro: non voleva assumere dei pastori, non voleva costruire un recinto intorno ai prati in cui pascolavano le pecore. Di conseguenza, le pecore girovagavano spesso nella foresta e cadevano nei burroni, ma soprattutto fuggivano quando capivano che il mago voleva la loro carne e la loro pelle, cosa che a loro non piaceva affatto.
Alla fine il mago trovò la soluzione. Ipnotizzò le sue pecore e, come prima cosa, suggerì loro il pensiero che erano immortali, pertanto non avrebbero subito alcun danno quando venivano squartate, al contrario sarebbe stato un bene per loro e persino un piacere.
In secondo luogo, suggerì loro il pensiero che il mago era un padrone buono che amava il suo gregge al punto da essere pronto a fare qualsiasi cosa al mondo per le sue pecore.
In terzo luogo, suggerì loro il pensiero che, se qualcosa avesse mai dovuto accadere a loro, non sarebbe accaduto proprio in quel momento, né proprio in quel giorno e quindi non dovevano affatto pensarci.
Inoltre, il mago suggerì alle sue pecore il pensiero che non erano affatto pecore: ad alcune disse che erano leoni, ad altre disse che erano aquile, ad altre ancora disse che erano uomini e alle rimanenti disse che erano maghi.
Dopo di che, cessarono tutti i suoi pensieri e tutte le sue preoccupazioni per le pecore: non fuggivano più, ma aspettavano quietamente che il mago richiedesse la loro carne e la loro pelle. […]

La prima cosa che dovete comprendere è: ricordatevi che siete stati ipnotizzati e che dovete attraversare un processo di deipnotizzazione. Ricordatevi che siete stati condizionati e dovete essere decondizionati. Ricordatevi che dovete morire. Non pensate che non morirete proprio oggi: può accadere in qualsiasi momento.
Di fatto, ciò che accade, accade sempre nel presente.


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