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martedì 29 dicembre 2015

Impegni concreti

Ognuno scelga i suoi impegni.



venerdì 26 settembre 2014

Dichiarazione di Thich Nhat Hanh all'ONU sul cambiamento climatico



Innamorarsi della Terra
Questo meraviglioso, generoso e fecondo pianeta che chiamiamo Terra ha dato vita a ciascuno di noi, e ciascuno di noi custodisce la Terra in ogni sigola cellula del proprio corpo.  

Siamo un tutt’uno con la Terra
La Terra è nostra madre: essa ci protegge e nutre in ogni momento, donandoci aria da respirare, acqua fresca da bere, cibo da mangiare ed erbe curative per guarirci quando siamo malati. Ogni respiro che facciamo contiene nitrogeno, ossigeno vapore acqueo e oligoelementi provenienti dal nostro pianeta. Quando respiriamo in consapevolezza possiamo fare esperienza della natura dell’interessere che esiste tra noi e la delicata atmosfera della Terra, le piante e persino con il sole, la cui luce rende possibile il miracolo della fotosintesi. A ogni respiro possiamo fare esperienza di questo senso di comunione. Ad ogni respiro possiamo assaporare le meraviglie della vita.
È necessario che cambiamo il nostro modo di pensare e vedere le cose, in modo da capire che la Terra non è solo l’ambiente nel quale viviamo, non è qualcosa al di fuori di noi. Il respiro consapevole e la contemplazione del nostro corpo ci permettono di comprendere che noi siamo la Terra, e che la nostra coscienza è anche la coscienza della Terra. Guardatevi intorno: quello che vedete non è solo il vostro ambiente, siete voi stessi.

La grande Madre Terra
Indipendentemente dalla nosta nazionalità o cultura e dalla nostra religione – che noi siamo buddhisti, cristiani, musulmani, ebrei o atei -possiamo tutti vedere che la Terra non è materia inerte, ma un grande essere che ha dato vita ad altri grandi esseri, compresi buddha e bodhisattva, santi e profeti, figli e figlie di Dio e dell’umanità.La Terra è una madre amorevole: essa nutre e protegge tutti i popoli e le specie, senza discriminazioni.
Quando coprenderemo che la Terra è molto più che non solo il nostro ambiente, saremo portati a proteggerla nello stesso modo in cui proteggeremmo noi stessi. È questo il tipo di consapevolezza e risveglio di cui abbiamo bisogno, e il futuro del nostro pianeta dipende dalla nostra capacitào meno  di realizzare questa comprensione profonda. La Terra e tutte le specie che la abitano sono in pericolo, ma se riusciremo a sviluppare una relazione profonda con la Terra potremo generare amore, forza ed energia risvegliata in grado di modificare il modo in cui viviamo.

Innamorarsi
Quando percepiamo la bellezza, l’armonia e l’eleganza della Terra, possiamo tutti fare esperienza di una profonda sensazione di ammirazione e amore. Un semplice ramo di ciliegio fiorito, il guscio di una lumaca o l’ala di un pipistrello sono la testimonianza della magistrale energia creativa della Terra. Ogni progresso scientifico rende più profondi l’amore e l’ammirazione che proviamo per la Terra: quando siamo in grado di vederla e capirla davvero, l’amore sboccia nei nostri cuori. Ci sentiamo connessi. Questo e’ il significato dell’amore: essere un tutt’uno.
Affinché le nostre azioni siano di nuovo motivate dal rispetto e dalla comprensione profonda della nostra interconnessione, è necessario che ci innamoriamo di nuovo della Terra. Eppure, molti di noi si sono estraniati da essa: ci sentiamo perduti, isolati e soli. Lavoriamo troppo, le nostre vite sono frenetiche e siamo distratti e irrequieti, perdendoci così nel consumismo. Tuttavia, la Terra è sempre lì per noi, offrendoci tutto ciò di cui abbiamo bisogno per nutrirci e guarire: un miracoloso chicco di grano, un ruscello rinfrescante, una foresta profumata, un maestoso picco innevato, il gioiso canto degli uccelli all’alba.

La vera felicità è fatta di amore
Siamo in molti a pensare che prima di essere felici abbiamo bisogno di piu’ soldi, potere o prestigio. Siamo così impegnati ad inseguire ricchzza, potere e prestigio da ignorare tutti i motivi per essere felici che già abbiamo a disposizione. Allo stesso tempo, ci perdiamo in acquisti e consumi di cui non abbiamo bisogno, sottoponendo sia il nostro corpo, sia il nostro pianeta a uno sforzo eccessivo. Eppure, gran parte di ciò che beviamo, mangiamo, guardiamo, leggiamo o ascoltiamo è tossico e inquina il nostro corpo e la nostra mente con violenza, rabbia, paura e disperazione.
Così come si parla di inquinamento da anidride carbonica per il nostro ambiente fisico, possiamo parlare di inquinamento spirituale per il nostro ambiente umano: si tratta dell’atmosfera tossica e distruttiva che stiamo creando con le nostre abitudini di consumo. Bisogna che impariamo a consumare in modo da sostenere la pace e la felicità: solo conducendo uno stile di vita sostenibile renderemo sostenibile anche la nostra civiltà. È possibile essere felici qui e ora.
Non abbiamo bisogno di consumare molto per essere felici; possiamo anzi condurre una vita molto semplice. Grazie alla presenza mentale, ogni momento può diventare un momento di felicita’: assaporare un semplice respiro, fermarsi un momento per contemplare il cielo azzurro o godere pienamente della presenza di chi amiamo possono essere condizioni più che sufficienti a renderci felici. Occorre che ciascuno di noi torni a connettersi con se stesso, con coloro che ama  e con la Terra. Non sono il denaro, il potere o ciò che consumiamo a renderci felici, ma la presenza di amore e comprensione nel nostro cuore.

Il pane nelle tue mani è il corpo dell’universo
Occorre che consumiamo in modo da mantenere viva la nostra compassione, eppure il modo       in cui molti di noi consumano ha conseguenze disastrose: le foreste vengono tagliate per allevare bestiame per la carne o per coltivare cereali da impiegare nella produzione di alcol, mentre milioni di esseri umani muoiono di fame. Ridurre del 50% la quantità di carne e alcol che consumiamo è un atto di amore sincero verso noi stessi, verso la Terra e verso gli altri. Mangiare con compassione può già contribuire a trasformare la situazione con cui si sta confrontando il nostro pianeta, e ristabilire un equilibrio per noi e per la Terra.

Nulla è più importante della fratellanza e della sorellanza
La rivoluzione della quale abbiamo bisogno inizia da dentro ognuno di noi. Dobbiamo risvegliarci e innamorarci della Terra: siamo stati homo sapiens abbastanza a lungo. E’ arrivato il momento che noi diventiamo homo conscius. L’amore e l’ammirazione che nutriamo per la Terra hanno il potere di unirci rimuovendo ogni confine, separazione e discriminazione. Secoli di individualismo e competizione hanno causato enorme distruzione e alienazione. Occorre che ristabiliamo una reale comunicazione - una vera comunione - con noi stessi, la Terra e tra di noi come figli della stessa madre. Abbiamo bisogno di molto più che delle nuove tecnologie per proteggere il pianeta; ci servono un senso di comunità e una cooperazione concreta.
Tutte le civiltà sono impermanenti e un giorno conosceranno raggiungeranno alla loro fine. Però, se continuiamo così, senza dubbio la nostra civiltà sarà distrutta prima di quanto pensiamo. È possibile che la Terra abbia bisogno di milioni di anni per guarire, recuperare l’equilibrio perduto e riacquistare la sua bellezza. Il pianeta sarà in grado di riprendersi, ma noi umani scompariremo assieme a molte altre specie, finché la Terra non sarà di nuovo in grado di procurare le condizioni per favorire la nostra ricomparsa sotto nuove forme. Una volta che sapremo accettare pacificamente l’impermanenza della nostra civiltà, saremo liberati dalle nostre paure. Solo allora avremo la forza, la mente risvegliata e l’amore necessari per unirci gli uni con gli altri. Curare amorevolmente la nostra preziosa Terra – innamorarsi della terra – non è un obbligo, ma una questione di felicità e sopravvivenza individuale e collettiva.


domenica 10 novembre 2013

Il fantasma

Una foto bellissima.
Ma quell'orso tocca il mio inconscio.
Ci vedo un fantasma. Della mia ombra.
Della mia aggressività che attende di emergere.
Di quello che in me non si manifesta ma c'è.
La paura.


foto di Paul Souders, da Internazionale

sabato 31 agosto 2013

attaccamento al mondo come dolore
attaccamento all'amore come paura
attaccamento al tempo come frustrazione

lascio andare

lunedì 11 febbraio 2013

Piena consapevolezza

In una delle sue storielle, Osho raccomanda che l'unico vero modo per smettere di fumare è quello di dare importanza a ogni singolo gesto che accompagna l'abitudine del fumo. Solo così è possibile rendersi conto della sua stupidità.
Credo che Calvin abbia sperimentato lo stesso percorso, con risultati dubbi:














bill watterson

lunedì 24 dicembre 2012

Mangiare in consapevolezza


Che ruolo gioca il mangiare consapevole nella tua vita quotidiana?
Quando riusciamo a rallentare e goderci veramente ciò che mangiamo, ne ricaviamo una qualità molto profonda. Amo sedermi e mangiare con tranquillità, godendomi ogni morso, consapevole della presenza della mia comunità, consapevole di tutto il duro e al tempo stesso amorevole lavoro che è presente nei miei pasti. Quando mi siedo così, non sono solo nutrito fisicamente, ma anche spiritualmente. Il modo in cui mangio influenza tutto il resto delle cose che faccio durante la giornata. Se riesco a guardare in profondità nel mio cibo e prendermi questo tempo come una meditazione – non meno importante del tempo dedicato alla meditazione seduta o camminata – ricevo i molti doni del cosmo, dei quali non potrei godere altrimenti, se la mia mente fosse altrove. Perché se quando mangio sono consumato dai miei progetti e preoccupazioni, in realtà ciò che mangio è molto stress e paura e ciò è dannoso sia per la mia mente che per il mio corpo. Noi abbiamo una “gatha”, o verso, che recitiamo mentre mangiamo:
Nella dimensione dello spazio e del tempo,
Mastichiamo con lo stesso ritmo con cui respiriamo.
Preservando le vite di tutti i nostri antenati,
aprendo una strada che sale per i discendenti.

Così, quando mangiamo in presenza mentale, riusciamo ad entrare in contatto diretto coi nostri antenati , così come coi nostri discendenti, e usiamo il tempo dei pasti per vedere come nutrire le cose migliori che i nostri antenati ci hanno tramandato e come continuare a trasmettere ciò che abbiamo di più prezioso alle generazioni future.


Thich Nhat Hanh

Segue un articolo di approfondimento sull'alimentazione consapevole (da qui).


Il primo nutrimento: il cibo che si mangia
Il primo genere di nutrimento di cui ha parlato il  Buddha è il cibo che si mangia. Il suo
consiglio è di mangiare in consapevolezza così da mantenere viva nel cuore la compassione.
Gli alimenti che mangiamo possono introdurre nel nostro cuore veleni in grado di distruggerla
e possono provocare sofferenza nel corpo, nella mente e nel mondo; per questo dobbiamo
sapere che cosa stiamo mangiando e se il cibo che mangiamo non stia distruggendo noi e il
nostro pianeta.
Per illustrare questo fatto, il Buddha ha raccontato la storia di una giovane coppia con un
bambino di tre anni, che doveva andare in un altro Paese attraversando un vasto deserto. A
metà strada, in pieno deserto, finì il cibo che avevano portato con loro. I due sapevano che
sarebbero morti se non fossero riusciti a trovare altro cibo. Disperati, decisero di uccidere il
bambino e di mangiarne le carni; ne mangiarono un pezzetto e conservarono il resto per
portarselo in spalla, facendolo essiccare al sole. Ogni volta che mangiavano un pezzo delle
carni del figlio piangevano disperati: «Dov’è ora il nostro caro bimbo?», si battevano il petto,
si strappavano i capelli, insomma stavano malissimo. Alla fine riuscirono ad attraversare il
deserto e ad arrivare alla nuova terra, ma continuarono a soffrire e a piangere il loro
bambino. 
Dopo aver raccontato questa storia il Buddha chiese ai suoi monaci: «Cari amici, pensate
che la coppia godesse di mangiare le carni del proprio figlio?». I monaci risposero: «No,
come si può godere di mangiare le carni del proprio figlio?». Il Buddha disse: «Se non
consumiamo in modo consapevole ecco che stiamo mangiando le carni di nostro figlio, di
nostra figlia.». 
Per la maggior parte di noi, quello che abbiamo ricevuto alla nascita è un corpo sano; se
però consumiamo in maniera inconsapevole e mangiamo cibo che fa ammalare il corpo e la
mente, noi distruggiamo il corpo che ci è stato dato. Manchiamo di riguardo ai nostri antenati;
il corpo ci è stato trasmesso da molte generazioni  passate, non abbiamo il diritto di
distruggerlo con quel che mangiamo o beviamo.
Se facciamo uso di droghe, beviamo alcolici o fumiamo sigarette noi assumiamo veleni che
ci distruggono il corpo e la mente: mangiamo il corpo di nostro padre, di nostra madre, dei
nostri antenati; mangiamo anche la carne dei nostri figli e nipoti, perché il nostro corpo che
stiamo danneggiando è quello che poi trasmetteremo ai nostri figli e alle generazioni future.
La gente tende a pensare: “Questo corpo è mio, posso farne quello che voglio. Si tratta della
mia vita!”. Il nostro corpo invece non appartiene soltanto a noi: appartiene anche ai nostri
antenati, alla nostra famiglia, ai nostri figli. Il tuo corpo è la prosecuzione dei tuoi antenati:
devi prendertene cura, in modo da poter trasmettere il meglio di te ai tuoi figli, ai tuoi nipoti, al
tuo partner, alla tua comunità. 
Quando mangiamo carne e beviamo alcolici, dunque, mangiamo le carni dei nostri figli. Non
è solo il consumo, è anche la produzione degli alcolici a generare sofferenza perché impiega
cereali che si potrebbero usare per nutrire le popolazioni che, nel mondo, muoiono di fame.
Per fare un bicchiere di saké ci vuole un cesto intero di riso che potrebbe nutrire molti
bambini affamati. Negli Stati Uniti, l’ottanta per cento del grano e il novanta per cento
dell’avena che si produce viene dato da mangiare agli animali allevati per l’alimentazione
umana; i fiocchi d’avena che mangiamo la mattina a colazione costituiscono solo il cinque
per cento di tutta l’avena che si coltiva negli Stati Uniti. Da soli, i vitelli di tutto il mondo
consumano una quantità di cibo equivalente al bisogno calorico di 8,7 miliardi di persone –
più dell’intera popolazione mondiale. 
Al mondo ci sono così tante persone che muoiono di fame! L’UNICEF, il Fondo delle Nazioni
Unite per l’Infanzia, riferisce che ogni giorno muoiono di denutrizione quarantamila bambini;
nel frattempo molti di noi, in Occidente, sono sovrappeso. Quando mangiamo più del
necessario distruggiamo il nostro corpo e quello dei nostri antenati e discendenti. Una volta
un economista francese mi ha detto che se le nazioni sviluppate dell’Occidente riducessero il
loro consumo di carne e di alcolici del cinquanta per cento potremmo risolvere il problema
della fame nel mondo. 
Sull’impatto ambientale della produzione americana  di carni alimentari l’Emory College
riferisce quanto segue:
• Terreno: l’87% del terreno agricolo degli Stati Uniti (ossia il 45% dell’intero
territorio degli U.S.A.) è utilizzato per l’allevamento del bestiame da macello. 
• Acqua: più della metà di tutta l’acqua consumata negli Stati Uniti, per ogni genere
di finalità, è impiegata nell’allevamento del bestiame da macello. Si è calcolato
che per produrre un chilo di carne occorrono in media 18.927 litri d’acqua; per
produrre un chilo di frumento invece ne occorrono 189. Una dieta interamente
vegetariana richiede 1.135 litri d’acqua al giorno, una dieta a base di carne ne
richiede 15.141.
• Inquinamento: negli U.S.A. l’allevamento degli animali da macello inquina le
acque più di ogni altra industria. Gli animali producono centotrenta volte più
escrementi dell’intera popolazione umana, in misura di oltre trentanove tonnellate
al secondo (precisamente 39.498 kg). Molti dei rifiuti provenienti dagli allevamenti
e dai macelli confluiscono nei fiumi, contaminandone le acque.
• Deforestazione: in un anno, ogni vegetariano salva un acro (poco meno di mezzo
ettaro, precisamente 4046,86 m2) di foresta. Negli U.S.A. sono stati abbattuti oltre
260 milioni di acri (105.218.256 ettari) per creare pascoli per gli animali da carne;
ogni quindici secondi scompare un ettaro di foresta. Si stanno distruggendo ampie
zone di foresta pluviale tropicale per creare pascoli per i vitelli. Per produrre un
singolo hamburger di un etto possono essere abbattuti fino a 17 m2 di foresta pluviale. 
Le foreste sono i nostri polmoni, ci danno ossigeno, conservano l’ambiente; se mangiamo
carne distruggiamo le foreste, dunque è come se mangiassimo le carni della nostra Madre
Terra. Tutti noi, compresi i bambini, siamo in grado di renderci conto di quanto soffrano gli
animali allevati a scopo alimentare; possiamo scegliere di mangiare in consapevolezza e di
proteggere il benessere e la vita delle specie che coabitano con noi, di proteggere la stessa
Madre Terra. 
Il nostro modo di nutrirci conduce alla guerra, perché la quantità delle risorse che usiamo per
produrre carne è immensa: la popolazione degli Stati Uniti ammonta solo al 6% dell’intera
popolazione mondiale ma assorbe il 60% di tutte le risorse che si consumano sulla Terra. In
Occidente abbiamo uno stile di vita molto lussuoso, mangiamo più di quanto ci occorra,
mentre altri muoiono di fame; mangiamo in un modo che ci fa distruggere il pianeta Terra. È
una grave ingiustizia, questa, ed è anche un’offesa all’intera razza umana, agli animali, alle
piante, ai minerali, all’atmosfera. Nel mondo, questa disuguaglianza provoca odio e rabbia;
quell’odio e quella rabbia, quando vengono repressi, esplodono sotto forma di atti di
violenza.
Abbiamo l’opportunità di fermare le macellazioni e di trovare modi più nonviolenti di produrre
cibo. Si può mangiare cibo delizioso anche senza impiegare le carni degli animali. Quando
mangiamo in presenza mentale teniamo viva la consapevolezza della nostra interdipendenza
con gli altri esseri; questa consapevolezza ci aiuta a tenere viva la compassione nel cuore.
Mangiare in modo compassionevole rende felici. 
Un modo di nutrire la nostra compassione è discutere in famiglia come mangiare e bere in
maniera più consapevole. Un altro modo è, a livello dell’intera società, osservare insieme il
nostro modo di produrre e di consumare il cibo.  

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