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mercoledì 17 settembre 2014

Inaugurazione terzo anno dell'Alzheimer Cafè a Lissone

Sabato 20 e domenica 21 settembre.
A Lissone, in Piazza IV Novembre.
Io ci sarò sabato pomeriggio dalle 15, per una Drum Circle aperta a tutti.
Tutte le info nell'altro mio blog.

Vi aspetto.


giovedì 11 luglio 2013

Il tempo della cura

Nonno Aurelio,
il tuo volto grigio trasfigura
la tua energia stravolta dal dolore
gli occhi lucidi per la paura
e i farmaci e la fame di vita
che ancora ti tengono aggrappato.

L'abitudine a vivere
è il filo rosso che raccoglie le poche forze
e conserva il ritmo del cuore stanco.
Vivo grazie ai farmaci.
Vivo nonostante i farmaci.

Ogni tuo gesto è il racconto
di una malinconia abissale.
“Guarda come sono ridotto,
io che saltavo sopra ai tetti”.
Le tue parole soffiate dalla polmonite.

Noi ci muoviamo intorno,
parenti, medici, infermieri, pazienti,
in un vorticare che non ti rappresenta
e ti osserva distrattamente.
Impegno il mio sguardo
interiore
a soffermarmi a lungo sulla tua figura
e il tuo delicato sentire.
Offro la mia presenza da vicino,
da lontano.

La realtà ha un'ironia graffiante e fumosa
nella tua debolezza che si piega in delirio
nei tuoi sorrisi di chi sa che è presto
e sente che è tardi
nel respiratore da astronauta che si incolla al tuo collo.

Sento e accolgo tutto l'insegnamento che la vita
ci offre
nella malattia, nel luogo bianco e grigio che è
l'ospedale.
Vedo mutare la mia percezione:
Non il cumulo di cadaveri che si spengono
su questi letti
ma una processione di persone vive
che si rialzano e ritornano alle loro case.

Ti voglio di nuovo in piedi,
in questa infinita processione,
se senti che hai ancora il permesso
intimo e persistente
di restare a respirare e sorridere
insieme a noi, che siamo tutti
i tuoi figli nipoti amori ricordi
presenti
per quanto afflitti e confusi
dalle nostre distrazioni.

Il dono della presenza viva e vitale
è il più grande che possiamo offrirti
mentre resti con noi aggrappato
a quel che resta della forza
del respiro
della pazienza
della sopportazione
della speranza
dell'ironia
della gioia.

C'è almeno un'anima gentile
dolorante e ferita
splendente e manifesta
che te lo chiede con amore infinito.

Fallo per lei. 

mercoledì 22 maggio 2013

Tornare ad ascoltare

il malessere o la malattia ci spaventano come la morte.
ma è la vita che grida alla mente di tornare ad ascoltare
quel che accade dentro di sé.
troppa tensione e troppa assenza uccidono presto.

giovedì 9 agosto 2012

La strada verso il cancro

L’unico onesto e serio metodo per sconfiggere il cancro è quello di non accedere al suo percorso, o di saltarne fuori prima che sia troppo tardi. Punto e basta. Chi promette altre vie, chi alimenta speranze illusorie, è un bugiardo ipocrita o un illusionista ciarlatano, poco importa se laureato ad Harward o a Pisa.

Ecco spiegato per filo e per segno un tipico percorso del cancro:
1) Enervazione o sfinimento. Il sistema nervoso è la batteria della nostra macchina. Se non è perfetto, perché si è mangiato troppo e male, e si è dormito poco, si sono bevute bibite gassate e zuccherate, si è fumato il proprio fumo o quello passivo di altri, si è rimasti a lungo senza sole, si è stati disturbati da rumori molesti e da campanari maleducati e intoccabili, si è guardata troppa televisione ed ascoltata musica assordante, c’è indebolimento, e così parte l’intossicazione.
2) Tossiemia. Con la batteria scarica e priva di energia nervosa accadono diverse cose strane dentro di noi. La prima cosa che comincia a non funzionare sono i muscoli dello stomaco. Diventiamo così saturi di scarti velenosi.
3) Irritazione. Il cibo alto-proteico indigesto resta all’interno del sistema e comincia a putrefarsi (in un posto caldo e umido va a male anzitempo), e a rilasciare NH3 (ammoniache), NH2-CH2-NH2 (cadaverine) e residui intrattabili nel sistema.
4) Infiammazione. Lo stomaco versa intelligentemente sui cibi ingeriti un liquido chiamato catarro, che serve a diluire e indebolire gli agenti chimici putrefatti e a trasferire il tutto al colon per l’espulsione.
5) Ulcerazione. L’infiammazione costante delle pareti dello stomaco causa l’apertura di una ferita in un determinato punto, una ulcera.
6) Indurimento. Sempre secondo logica, il corpo non può fare altro che riparare temporaneamente la parte ferita tramite un ispessimento del tessuto, una specie di crescita abnorme dentro di noi. Si può ancora andare avanti per un certo periodo in quelle condizioni.
E si può anche sopravvivere per un certo periodo qualora non subentrino operazioni chemioterapiche o chirurgiche prive di efficacia e di meriti, interventi invasivi peggiora-vita e accorcia-vita.
7) Fungazione. Continuando a vivere e a mangiare male, la crisi va fuori controllo. Le cellule che hanno prodotto l’indurimento si spargono in fretta su altri punti critici. Questa fase del numero sette è davvero una situazione di non ritorno.

Valdo Vaccaro, Alimentazione Naturale, ed. Anima

lunedì 14 maggio 2012

Saturno


saturno, goya


Riporto uno schema che mi è utile.

Principio primo:
Saturno

Principio:
concentrazione, rafforzamento

Livello psichico:
perseveranza

Livello corporeo:
ossa

Attività tipiche:
resistere

Ambiente sociale:
prigione, ospedale, convento

Parti del corpo:
pelle (limite), ginocchio, scheletro

Predisposizione alle malattie:
formazioni di calcoli, psoriasi, artrosi

Alimenti:
noci

da Malattia linguaggio dell'anima, R. Dahlke, ed. Mediterranee

giovedì 15 dicembre 2011

Malattia e libertà

C'è un taboo molto forte che appartiene alla nostra società post-moderna, medicalizzata, farmacodipendente e chemioterapica: non riconoscere che la malattia è parte integrale della nostra vita, e che ne siamo responsabili.

Mi capita spesso di dire ad amici e conoscenti che quello specifico disturbo di cui sono afflitti è legato al proprio mondo, al proprio stile di vita, alle proprie condizioni intra-psichiche, e così via.
Il meccanismo è sempre quello: una debolezza organica (congenita) e spirituale non necessariamente può dare origine a una malattia. Ma essa si manifesta se ci sono specifiche condizioni personali: condizioni ambientali, emotive, di vita.
Di questo abbiamo piena responsabilità. Ma le persone non lo capiscono. Ne hanno paura.

C'è un grande paradosso qui, dettato dall'incomprensione circa il controllo e dall'illusione del quieto vivere.
Le persone preferiscono non sentirsi responsabili per il proprio stato di salute, e demandare ad altri le scelte e le cure. Piuttosto che sapersi responsabili e mettersi in prima persona a comprendere e cambiare il proprio rapporto con il corpo, la mente e le emozioni.
In questo modo si ottengono come minimo due effetti:
minimizzazione dei propri problemi di salute.
perdità completa di libertà personale.

Il farmaco appare come la via più breve, piuttosto che mettersi in discussione.
Ma il farmaco è in realtà la massima semplificazione e, in definitiva, la perdita della libertà.

Utilizzare i farmaci o la chirurgia nelle fasi acute, a rischio, è importante. Una risorsa della nostra modernità.
Ma abusarne, in particolare nelle situazioni croniche, è una violenza rispetto alla nostra sensibilità e vitalità.

Abituiamoci ad ascoltare e comprendere. A dare senso.
Anche al disagio, alla malattia.
Scopriremo cose molto importanti.
E saremo liberi.

mercoledì 3 giugno 2009

Paura

La malattia ci fa paura.
L'interruzione dell'equilibrio, il trauma. La morte.
Ieri sera ho portato un ragno fuori dalla camera da letto. Era spaventato?
Penso alla malattia come a un tunnel e a un rito.
Si entra in un tunnel di gesti ripetuti e predefiniti: dottori, visite, esami, odore di disinfettante.
Il rito è sempre quello, l'opportunità della consapevolezza, della crescita. Che si superi la malattia. Che arrivi la morte.
Ma il rito ci sfugge. La paura ci allontana dal significato della malattia. Ci isoliamo nel non detto e nel terrore di non riconoscerci per capire. Il tunnel è più forte, più codificato.
A una persona a me cara diagnosticano una malattia. La paura non la fa dormire.
La prima soluzione è il sonnifero. La seconda sarà la chirurgia. E poi?
Le sono vicino, la comprendo. Mi spaventa, come a lei. Ma vorrei fossimo tutti meno dolorosamente terrorizzati. Ché il soffio della vita è così sottile e forte e persistente e selvaggio.
Se lo sfuggiamo, se lo prendiamo in giro, non comprendiamo né la malattia né la morte. E neppure la vita.
Il ragno costruisce la nuova tela tra l'alloro e il rosmarino.
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