Domenica sono stato invitato dall'amministrazione comunale e dalla ProLoco di Meda per far parte della giuria del Palio dei Ragazzi di Meda, giunto alla 39° edizione.
Più di un centinaio di bambini e ragazzi si sono dati da fare con le loro famiglie per preparare carri, costumi, scenografie e coreografie su alcuni temi dell'immaginario collettivo: Far West, Eldorado, Olimpo e Camelot. Lo spettacolo è frutto di un movimento di partecipazione cittadina entusiasmante e il risultato è stato appassionante. La premiazione avverrà sabato prossimo, al termine dell'intera manifestazione, che vedrà anche la mitica gara di automobiline a pedali.
Un grazie sentito all'organizzazione, che ha trattato noi giurati con grande cura, facendoci fare un interessante giro per la città e offrendoci un ottimo pranzo.
Di seguito alcune foto della manifestazione.
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martedì 8 settembre 2015
Giudice per il Palio dei Ragazzi di Meda
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giovedì 13 febbraio 2014
I meravigliosi giochi olimpici di Soči
L’opposizione dell’Sgr di Soči ai giochi non è di tipo
politico: è motivata esclusivamente da
quello che vedremo tra poco. La nostra destinazione
è un’importante zona umida che
un tempo ospitava duecento specie di uccelli
migratori e numerose piante rare.
“Questo territorio doveva diventare una
riserva”, spiega Julia. “Avevamo preparato
tutti i documenti. Doveva rientrare nella
convenzione di Ramsar sulle zone umide.
Ma non è stato possibile”.
Lasciamo la strada principale e seguiamo
una ila di enormi ribaltabili arancioni
ino alla Zona costiera dei giochi. Il Fisht e
altri stadi in costruzione emergono dal fango
circondati da strade di ghiaia e da una
foresta di grattacieli destinati a ospitare
atleti, giornalisti e spettatori. Il rumore dei
lavori si sente attraverso i inestrini chiusi
della macchina. Quando arriviamo a quel
che resta della palude, Maria e Julia non dicono
nulla. Non è necessario. Una serie di
piccoli stagni privi di vegetazione segna
l’incrocio tra due strade fangose percorse
da un lusso continuo di camion. Le sponde
sono disseminate di bottiglie di plastica,
calcinacci e cataste di legna. Accanto a un
bagno chimico ci sono due cartelli, uno in
russo e uno in inglese, che definiscono
quella scena apocalittica “Parco ornitologico
naturale della palude di Imeretinskaja”.
“Su tutto il territorio del parco”, dicono i
cartelli, “è vietato svolgere attività che possano
modificare il paesaggio naturale”.
Vietato cacciare, danneggiare i terreni di
riproduzione degli uccelli, raccogliere
piante selvatiche, inquinare l’acqua o danneggiare
“la qualità ambientale, estetica e
ricreativa del parco”.
Dalla palude ci spostiamo verso un
quartiere residenziale afacciato sulla Zona
costiera. Cerchiamo una strada chiamata
Bakinskaja. Un intero isolato di case quasi
tutte ancora occupate è inclinato con una
strana angolazione. Un po’ più giù, la posizione
di due palazzi ricorda quella della
torre di Pisa: sono appoggiati l’uno all’altro
e si sostengono come due ubriachi. Da un
paio d’anni gli abitanti della zona vedono i
camion arrampicarsi pieni in cima alla collina
per scenderne vuoti. Trentamila tonnellate
di detriti olimpici, provenienti quasi
tutti dalla costruzione della ferrovia, sono
initi in una discarica illegale. Un giorno,
dopo un temporale, il ianco della collina è
improvvisamente scivolato, insieme alle
fondamenta delle case. Dieci mesi prima
della nostra visita, il governo ha annunciato
che avrebbe trasferito altrove gli abitanti
della strada. Ma passati i dieci mesi i camion
continuano a scaricare materiale e la
gente è ancora nelle vecchie case. La nostra
ultima meta è un campo di attivisti sulla riva
nord del fiume Kudepsta, sorvegliato
ventiquattr’ore al giorno dai residenti della
zona e da membri della Guardia. Hanno
occupato la postazione nove mesi prima,
quando un’impresa edile ci ha costruito un
ponte temporaneo. Sulla riva opposta doveva
sorgere una centrale elettrica a gas
destinata a fornire elettricità ai giochi. [...]
Per quanto riguarda la
Società geograica di Soči, l’ingiunzione di
Mosca è arrivata all’inizio di marzo, come
preannunciato. Ma un mese dopo, mentre i
manifestanti venivano allontanati dal iume
Kudepsta, è successo qualcosa di sorprendente.
“Può congratularsi con noi”,
diceva un messaggio di Maria e Julia. “Ieri
abbiamo vinto la causa”. Mosca ha deciso
che la sezione di Soči potrà continuare a
esistere. Maria e Julia erano sorprese. E
anch’io. Poi mi sono ricordato una cosa che
Maria mi aveva detto quando ero a Soči.
“Qualunque cosa vogliano farci, aspetteranno
dopo le Olimpiadi, quando nessuno
presterà più attenzione a quello che succede
qui”.
da Internazionale n. 1033
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mercoledì 27 novembre 2013
In attesa della decadenza, una citazione
[...] l'avvocato difensore, quasi con le lacrime agli occhi, gli soffiava all'orecchio di non dire una parola, non una: avrebbe detto la verità, e la verità è la morte, tutto meno che la verità in un tribunale, in un processo. E anche nella vita.
Giorgio Scerbanenco, da Venere Privata
Giorgio Scerbanenco, da Venere Privata
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giovedì 17 ottobre 2013
L'errore di Letta su Alitalia
A Roma il protezionismo industriale è tornato di
moda. E non è un bello spettacolo. L’acquisizione
di Telecom Italia, società italiana delle telecomunicazioni
e molto indebitata, da parte della sua
rivale spagnola Telefónica, ha fatto scattare vari
appelli al governo perché bloccasse l’accordo per
motivi di sicurezza nazionale. L’Italia ha bisogno
degli investitori stranieri per mettere ine alla crisi
economica, ma i politici sono troppo occupati
ad avvolgersi nel tricolore per accorgersene.
L’esempio più clamoroso di quest’ondata di
nazionalismo economico è quello di Alitalia, l’ex
compagnia aerea di bandiera. Cinque anni fa stava
per fallire e l’allora presidente del consiglio
Silvio Berlusconi si oppose ferocemente alla sua
acquisizione da parte del gruppo Air France-Klm,
insistendo perché restasse italiana. Preferì venderla
a un gruppo di imprenditori, la maggior parte
dei quali non aveva alcuna esperienza nel settore.
E i pesanti debiti della compagnia furono
scaricati sulle spalle dei contribuenti. Ma l’operazione
non ha rimesso in sesto l’azienda. Alitalia è
di nuovo sull’orlo del fallimento e il governo ha
deciso di fare lo stesso errore del 2008. Poste italiane
fornirà ad Alitalia 75 milioni di euro di capitale.
La logica industriale che si nasconde dietro
questo matrimonio è sconcertante. Non c’è nessuna
sinergia tra una linea aerea e un vettore postale
e, dato che Poste italiane appartiene allo
stato, l’operazione puzza di aiuti di stato mascherati.
Senza contare che l’accordo non porterà
nuove competenze per aiutare Alitalia a decollare.
Una soluzione migliore sarebbe venderla a
una compagnia straniera. Air France-Klm, che
già possiede il 25 per cento di Alitalia, è una scelta
possibile.
Questo rigurgito di nazionalismo economico
getta un’ombra sulla sincerità di Enrico Letta, il
quale ha dichiarato più volte di volere attirare in
Italia più capitali stranieri. Ma la strategia scelta
da Roma per Alitalia manda il messaggio opposto.
Dire che il paese è aperto è facile, ma quello
che conta è mantenere la parola quando una
azienda straniera bussa alla porta.
Editoriale del Financial Times, da Internazionel 1022
moda. E non è un bello spettacolo. L’acquisizione
di Telecom Italia, società italiana delle telecomunicazioni
e molto indebitata, da parte della sua
rivale spagnola Telefónica, ha fatto scattare vari
appelli al governo perché bloccasse l’accordo per
motivi di sicurezza nazionale. L’Italia ha bisogno
degli investitori stranieri per mettere ine alla crisi
economica, ma i politici sono troppo occupati
ad avvolgersi nel tricolore per accorgersene.
L’esempio più clamoroso di quest’ondata di
nazionalismo economico è quello di Alitalia, l’ex
compagnia aerea di bandiera. Cinque anni fa stava
per fallire e l’allora presidente del consiglio
Silvio Berlusconi si oppose ferocemente alla sua
acquisizione da parte del gruppo Air France-Klm,
insistendo perché restasse italiana. Preferì venderla
a un gruppo di imprenditori, la maggior parte
dei quali non aveva alcuna esperienza nel settore.
E i pesanti debiti della compagnia furono
scaricati sulle spalle dei contribuenti. Ma l’operazione
non ha rimesso in sesto l’azienda. Alitalia è
di nuovo sull’orlo del fallimento e il governo ha
deciso di fare lo stesso errore del 2008. Poste italiane
fornirà ad Alitalia 75 milioni di euro di capitale.
La logica industriale che si nasconde dietro
questo matrimonio è sconcertante. Non c’è nessuna
sinergia tra una linea aerea e un vettore postale
e, dato che Poste italiane appartiene allo
stato, l’operazione puzza di aiuti di stato mascherati.
Senza contare che l’accordo non porterà
nuove competenze per aiutare Alitalia a decollare.
Una soluzione migliore sarebbe venderla a
una compagnia straniera. Air France-Klm, che
già possiede il 25 per cento di Alitalia, è una scelta
possibile.
Questo rigurgito di nazionalismo economico
getta un’ombra sulla sincerità di Enrico Letta, il
quale ha dichiarato più volte di volere attirare in
Italia più capitali stranieri. Ma la strategia scelta
da Roma per Alitalia manda il messaggio opposto.
Dire che il paese è aperto è facile, ma quello
che conta è mantenere la parola quando una
azienda straniera bussa alla porta.
Editoriale del Financial Times, da Internazionel 1022
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lunedì 2 settembre 2013
Amici e parenti salutano Mediobanca
Negli anni ottanta, il capitalismo italiano
“era costituito da un piccolo gruppo di persone
che si congratulava con se stesso per i
propri successi e si autoperpetuava”, dice
Alan Friedman, “quel gruppo era diventato
monopolistico, oligarchico e teneva il libero
mercato e la concorrenza fuori dalla borsa
di Milano”.
da Internazionale 1015, articolo di Rachel Sanderson tratto dal New York Times
“era costituito da un piccolo gruppo di persone
che si congratulava con se stesso per i
propri successi e si autoperpetuava”, dice
Alan Friedman, “quel gruppo era diventato
monopolistico, oligarchico e teneva il libero
mercato e la concorrenza fuori dalla borsa
di Milano”.
da Internazionale 1015, articolo di Rachel Sanderson tratto dal New York Times
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giovedì 29 agosto 2013
La crisi riscalda il clima
Era un progetto emblematico: nel 2007 l’Ecuador
aveva annunciato di voler trasformare in zona
protetta il parco di Yasuní, nel bacino amazzonico,
rinunciando così a sfruttare enormi riserve di
petrolio in cambio di un impegno della comunità
internazionale a versargli su un fondo 3,6 miliardi
di dollari (2,7 miliardi di euro), cioè la metà dei
potenziali proitti petroliferi. Per preservare l’ambiente
e la Terra nasceva così un nuovo metodo:
un paese rinunciava a sfruttare certe risorse in
cambio di un riscarcimento economico della comunità
internazionale. Questa bella iniziativa è
inita. Il 15 agosto il presidente ecuadoriano Rafael
Correa ha annunciato di aver irmato il decreto
di liquidazione di questo fondo e quindi la ine del
progetto Yasuní. E ha chiesto al suo parlamento di
autorizzare lo sfruttamento dei giacimenti del
parco. Secondo Correa il fondo di compensazione
ha ricevuto solo 13,3 milioni di dollari.
La crisi mondiale non è estranea a questa situazione
e ha messo in diicoltà gli impegni di
vari paesi. Il 16 agosto la Nuova Zelanda ha annunciato
la sua rinuncia per ragioni economiche
all’obiettivo di ridurre entro il 2020 le emissioni
di gas serra di almeno il 10 per cento rispetto al
livello del 1990. Ha detto che si limiterà a una riduzione
del 5 per cento. David Cameron ha fatto
una scelta simile: in questi giorni il primo ministro
britannico ha detto varie volte che sarebbe un
“grave errore” privarsi della risorsa del gas di scisto.
I suoi argomenti: creazione di posti di lavoro
e riduzione delle bollette per le famiglie. Il gas di
scisto è una fonte di energia che produce alte
emissioni di anidride carbonica e diicilmente il
Regno Unito sarà in grado di onorare l’impegno
europeo di ridurre le emissioni di gas a efetto serra
del 20 per cento entro il 2020.
Questi segnali – sulla scia della corsa statunitense
al gas di scisto e al continuo aumento del
consumo mondiale di carbone – dimostrano il
prepotente ritorno delle energie fossili. In tempi
di crisi i governi fanno fatica a resistere ai loro interessi
immediati. Così, dopo una breve tregua,
dal 2011 le emissioni mondiali di CO2 hanno ripreso
a crescere. Cosa ci possiamo aspettare dalle
prossime fasi dei negoziati internazionali sul clima
e, in particolare, dalla conferenza che sarà
organizzata a Parigi alla ine del 2015?
Questo nuovo ciclo di discussioni dovrebbe
portare a un accordo mondiale per permettere di
contenere l’aumento medio della temperatura
del pianeta sotto i 2 gradi. Ma come arrivare a un
accordo ambizioso se la comunità internazionale
continua a mostrarsi così velleitaria e a fare scelte
energetiche in netta contraddizione con i suoi discorsi
virtuosi?
Un editoriale di Le Monde, da Internazionale 1015, da domani in edicola
aveva annunciato di voler trasformare in zona
protetta il parco di Yasuní, nel bacino amazzonico,
rinunciando così a sfruttare enormi riserve di
petrolio in cambio di un impegno della comunità
internazionale a versargli su un fondo 3,6 miliardi
di dollari (2,7 miliardi di euro), cioè la metà dei
potenziali proitti petroliferi. Per preservare l’ambiente
e la Terra nasceva così un nuovo metodo:
un paese rinunciava a sfruttare certe risorse in
cambio di un riscarcimento economico della comunità
internazionale. Questa bella iniziativa è
inita. Il 15 agosto il presidente ecuadoriano Rafael
Correa ha annunciato di aver irmato il decreto
di liquidazione di questo fondo e quindi la ine del
progetto Yasuní. E ha chiesto al suo parlamento di
autorizzare lo sfruttamento dei giacimenti del
parco. Secondo Correa il fondo di compensazione
ha ricevuto solo 13,3 milioni di dollari.
La crisi mondiale non è estranea a questa situazione
e ha messo in diicoltà gli impegni di
vari paesi. Il 16 agosto la Nuova Zelanda ha annunciato
la sua rinuncia per ragioni economiche
all’obiettivo di ridurre entro il 2020 le emissioni
di gas serra di almeno il 10 per cento rispetto al
livello del 1990. Ha detto che si limiterà a una riduzione
del 5 per cento. David Cameron ha fatto
una scelta simile: in questi giorni il primo ministro
britannico ha detto varie volte che sarebbe un
“grave errore” privarsi della risorsa del gas di scisto.
I suoi argomenti: creazione di posti di lavoro
e riduzione delle bollette per le famiglie. Il gas di
scisto è una fonte di energia che produce alte
emissioni di anidride carbonica e diicilmente il
Regno Unito sarà in grado di onorare l’impegno
europeo di ridurre le emissioni di gas a efetto serra
del 20 per cento entro il 2020.
Questi segnali – sulla scia della corsa statunitense
al gas di scisto e al continuo aumento del
consumo mondiale di carbone – dimostrano il
prepotente ritorno delle energie fossili. In tempi
di crisi i governi fanno fatica a resistere ai loro interessi
immediati. Così, dopo una breve tregua,
dal 2011 le emissioni mondiali di CO2 hanno ripreso
a crescere. Cosa ci possiamo aspettare dalle
prossime fasi dei negoziati internazionali sul clima
e, in particolare, dalla conferenza che sarà
organizzata a Parigi alla ine del 2015?
Questo nuovo ciclo di discussioni dovrebbe
portare a un accordo mondiale per permettere di
contenere l’aumento medio della temperatura
del pianeta sotto i 2 gradi. Ma come arrivare a un
accordo ambizioso se la comunità internazionale
continua a mostrarsi così velleitaria e a fare scelte
energetiche in netta contraddizione con i suoi discorsi
virtuosi?
Un editoriale di Le Monde, da Internazionale 1015, da domani in edicola
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martedì 7 maggio 2013
mercoledì 30 gennaio 2013
Migranti ambientali
(c) alessandro grassani
Mi sono imbattuto in una previsione delle Nazioni Unite che stima che nel 2050 la Terra dovrà farsi carico di 200 milioni di profughi climatici; tutte persone che non emigreranno nelle nazioni ricche, ma cercheranno nuove forme di sostentamento nelle aree urbane dei loro paesi d’origine, i cosiddetti slums, già sovraffollati e spesso poverissimi. Il 90% di questa migrazione avverrà infatti proprio nei Paesi meno sviluppati, cosi i Paesi più poveri - proprio quelli che meno hanno contribuito ai cambiamenti climatici - saranno i più colpiti da questo fenomeno a causa della mancanza di fondi da investire in politiche alternative di sviluppo nelle zone non più abitabili.
Mi sono chiesto chi fossero questi profughi climatici, da dove arrivano e dove vanno: ho deciso di percorrere il loro cammino e raccontare le loro storie.
Alessandro Grassani, intervistato da Sara Di Carlo qui.
Finanzia il progetto qui.
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lunedì 14 gennaio 2013
Avanti o indietro
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giovedì 10 gennaio 2013
La Lombardia di chi?
Gli slogan sono solitamente il peggio di una campagna elettorale.
Che Maroni voglia mettere le mani sulla Lombardia, è chiaro da tempo.
Che questo venga esplicitato in modo così diretto nei suoi cartelli pubblicitari, mi fa invecchiare.
Inutile, o no?! evidenziare che il contenuto dei singoli slogan è quanto di più convenzionale e Berlusconiano si possa leggere: meno tasse, meno mafia, ... tutta roba già vista. E invecchio ancora un po'.
Solo una richiesta: lasciaci un pezzetto della tua Lombardia, quando vincerai le elezioni.
martedì 14 agosto 2012
Self evident
yes,
us people are just poems
we're 90% metaphor
with a leanness of meaning
approaching hyper-distillation
and once upon a time
we were moonshine
rushing down the throat of a giraffe
yes, rushing down the long hallway
despite what the p.a. announcement says
yes, rushing down the long stairs
with the whiskey of eternity
fermented and distilled
to eighteen minutes
burning down our throats
down the hall
down the stairs
in a building so tall
that it will always be there
yes, it's part of a pair
there on the bow of Noah's ark
the most prestigious couple
just kickin back parked
against a perfectly blue sky
on a morning beatific
in its Indian summer breeze
on the day that America
fell to its knees
after strutting around for a century
without saying thank you
or please
and the shock was subsonic
and the smoke was deafening
between the setup and the punch line
cuz we were all on time for work that day
we all boarded that plane for it to fly
and then while the fires were raging
we all climbed up on the windowsill
and then we all held hands
and jumped into the sky
and every borough looked up when it heard the first blast
and then every dumb action movie was summarily surpassed
and the exodus uptown by foot and motorcar
looked more like war than anything I've seen so far
so far
so far
so fierce and ingenious
a poetic specter so far gone
that every jackass newscaster was struck dumb and stumbling
over 'oh my god' and 'this is unbelievable' and on and on
and I'll tell you what, while we're at it
you can keep the pentagon
keep the propaganda
keep each and every TV
that's been trying to convince me
to participate
in some prep school punk's plan to perpetuate retribution
perpetuate retribution
even as the blue toxic smoke of our lesson in retribution
is still hanging in the air
and there's ash on our shoes
and there's ash in our hair
and there's a fine silt on every mantle
from hell's kitchen to Brooklyn
and the streets are full of stories
sudden twists and near misses
and soon every open bar is crammed to the rafters
with tales of narrowly averted disasters
and the whiskey is flowin
like never before
as all over the country
folks just shake their heads
and pour
so here's a toast to all the folks who live in Palestine
Afghanistan
Iraq
El Salvador
here's a toast to the folks living on the pine ridge reservation
under the stone cold gaze of mt. Rushmore
here's a toast to all those nurses and doctors
who daily provide women with a choice
who stand down a threat the size of Oklahoma City
just to listen to a young woman's voice
here's a toast to all the folks on death row right now
awaiting the executioner's guillotine
who are shackled there with dread and can only escape into their heads
to find peace in the form of a dream
cuz take away our playstations
and we are a third world nation
under the thumb of some blue blood royal son
who stole the oval office and that phony election
I mean
it don't take a weatherman
to look around and see the weather
Jeb said he'd deliver Florida, folks
and boy did he ever
and we hold these truths to be self evident:
#1 George W. Bush is not president
#2 America is not a true democracy
#3 the media is not fooling me
cuz I am a poem heeding hyper-distillation
I've got no room for a lie so verbose
I'm looking out over my whole human family
and I'm raising my glass in a toast
here's to our last drink of fossil fuels
let us vow to get off of this sauce
shoo away the swarms of commuter planes
and find that train ticket we lost
cuz once upon a time the line followed the river
and peeked into all the backyards
and the laundry was waving
the graffiti was teasing us
from brick walls and bridges
we were rolling over ridges
through valleys
under stars
I dream of touring like Duke Ellington
in my own railroad car
I dream of waiting on the tall blonde wooden benches
in a grand station aglow with grace
and then standing out on the platform
and feeling the air on my face
give back the night its distant whistle
give the darkness back its soul
give the big oil companies the finger finally
and relearn how to rock-n-roll
yes, the lessons are all around us and a change is waiting there
so it's time to pick through the rubble, clean the streets
and clear the air
get our government to pull its big dick out of the sand
of someone else's desert
put it back in its pants
and quit the hypocritical chants of
freedom forever
cuz when one lone phone rang
in two thousand and one
at ten after nine
on nine one one
which is the number we all called
when that lone phone rang right off the wall
right off our desk and down the long hall
down the long stairs
in a building so tall
that the whole world turned
just to watch it fall
and while we're at it
remember the first time around?
the bomb?
the Ryder truck?
the parking garage?
the princess that didn't even feel the pea?
remember joking around in our apartment on avenue D?
can you imagine how many paper coffee cups would have to change their design
following a fantastical reversal of the New York skyline?!
it was a joke, of course
it was a joke
at the time
and that was just a few years ago
so let the record show
that the FBI was all over that case
that the plot was obvious and in everybody's face
and scoping that scene
religiously
the CIA
or is it KGB?
committing countless crimes against humanity
with this kind of eventuality
as its excuse
for abuse after expensive abuse
and it didn't have a clue
look, another window to see through
way up here
on the 104th floor
look
another key
another door
10% literal
90% metaphor
3000 some poems disguised as people
on an almost too perfect day
must be more than poems
in some asshole's passion play
so now it's your job
and it's my job
to make it that way
to make sure they didn't die in vain
sshhhhhh....
baby listen
hear the train?
Ani Di Franco
LAMPANTE
Sì, noi tutti siamo solo poesie
al 90% metafore
con una povertà di senso
che si avvicina all'iperdistillazione
eppure c'è stato un tempo in cui eravamo raggi di luna
e scivolavamo giù per il collo di una giraffa
sì, scivolavamo per quel lungo corridoio
nonostante quello che dice l'impianto voce
sì, scivolavamo per quelle lunghe scale
con il whiskey dell'eternità fermentato e distillato per diciotto minuti
che ci bruciava in gola
giù per il corridoio
giù per le scale
di un edificio così alto che resterà lì per sempre
sì fa parte di una coppia
là sulla prua dell'arca di Noè
la coppia più prestigiosa che si rimandava la palla
contro un cielo perfettamente azzurro
in quel mattino sublime
con la sua bellezza da estate indiana
il giorno in cui l'America cadde in ginocchio
dopo aver camminato impettita per un secolo
senza mai dire grazie o per favore
e lo shock fu subsonico
e il fumo assordante
perché eravamo tutti al lavoro in orario quel giorno
e tutti ci siamo imbarcati su quel volo
e poi mentre le fiamme infuriavano
ci siamo tutti arrampicati sul davanzale
e poi ci siamo presi per mano,
tutti e ci siamo lanciati nel cielo
e ogni distretto ha alzato gli occhi
quando ha sentito il primo scoppio
e ogni stupido film d'azione di colpo è sembrato superato
e quell'esodo di persone e automobili
assomigliava alla guerra
più di ogni altra cosa che abbia visto finora
finora, per ora
così fiero e ingegnoso
un fantasma poetico riapparso dopo due secoli
che ogni commentatore idiota si trovò a balbettare
"oh mio dio" e "è incredibile"
nient'altro per ore e ore
e voglio dirvi una cosa, già che ci siamo:
potete tenervi il Pentagono
tenervi la propaganda
tenervi ogni singola televisione
che ha tentato di convincermi
ad aderire al piano di qualche liceale fanatico
per orchestrare la ritorsione
proprio mentre il fumo bluastro e tossico
del nostro esempio di ritorsione
sta ancora ammorbando l'aria
e abbiamo cenere sulle scarpe
e cenere nei capelli
un mantello di sottile di limo
da Hell's Kitchen a Brooklyn
e le strade sono piene di storie
di svolte impreviste e ritardi provvidenziali
e ogni bar aperto
si riempie fino al soffitto di leggende di disastri evitati per un soffio
e il whiskey scorre come mai era successo
mentre in tutto il paese la gente scuote la testa e si versa da bere.
E allora facciamo un brindisi
a tutti quelli che vivono in Palestina
Afghanistan Iraq El Salvador
un brindisi a tutti quelli che vivono nella riserva di Pine Ridge
sotto lo sguardo gelido e pietrificato
del Mont Rushmore
un brindisi a tutti quei medici
e quelle infermiere
che ogni giorno permettono alle donne di scegliere
che affrontano una minaccia grande come Oklahoma City
solo per ascoltare la voce di una ragazza
un brindisi a tutti i condannati a morte
che in questo momento aspettano la loro ghigliottina
soffocati dal terrore
e possono fuggire solo in se stessi
per trovare la pace in forma di sogno
perché portateci via le nostre playstation
e siamo una nazione da terzo mondo
dominata da una specie di erede blasonato
che ha usurpato lo studio ovale
e quelle elezioni fasulle
voglio dire,
che non ci vuole certo un metereologo
per guardare fuori che tempo fa
Jeb aveva detto che avrebbe consegnato la Florida, gente,
e altroché se ci è riuscito
e queste sono le nostre verità lampanti
1. George Bush non è presidente
2. l'America non è una vera democrazia
3. i media non mi prendono in giro
perché io sono una poesia
attenta all'iperdistillazione
non ho posto per una bugia così prolissa
abbraccio con uno sguardo
tutta la mia famiglia di esseri umani
e sollevo il bicchiere in un brindisi
che sia il nostro ultimo sorso
di carburanti fossili
giuriamo di farla finita con questo veleno
di disperdere gli sciami di aerei pendolari
e ritrovare quel biglietto del treno
che avevamo perduto
perché c'è stato un tempo in cui la ferrovia costeggiava il fiume
e curiosava in tutti i cortili
e c'era il bucato steso
e graffiti che ammicavano da ponti e muri di mattoni
giravamo tra montagne e vallate
sotto le stelle
io sogno di viaggiare come Duke Ellington
nella mia carrozza privata
sogno di aspettare
sulle alte panchine di legno biondo
in una stazione centrale inondata di grazia
e poi in piedi sul binario
sentire l'aria sul viso
restituire alla notte il suo fischio lontano
restituire alle tenebre l'anima
mandare affanculo una volta per tutte le grandi compagnie petrolifere
e imparare da capo il rock'n'roll
sì, gli esempi ci circondano
e ci aspetta un cambiamento
e dunque è ora di esaminare le macerie
ripulire le strade e rinfrescare l'aria
cosringere il governo
a tirar fuori il suo grosso uccello dalla sabbia del deserto di qualcun altro
rinfilarselo nei pantaloni
e farla finita con gli slogan ipocriti di libertà duratura
perché quando quell'unico telefono ha chiamato
nel 2001 alle nove e dieci il 911
che è il numero che tutti abbiamo chiamato quando quell'unico telefono ha squillato
dietro la parete dalla nostra scrivania
fino al corridoio
lungo le scale interminabili
di un edificio così alto
che il mondo intero si è voltato
solo per vederlo cadere.
E già che ci siamo vi ricordate la prima volta?
la bomba? il camion?
il parcheggio sotterraneo?
la principessa che non si era neppure accorta del pisello?
vi ricordate come ci scherzavamo sopra?
riuscite ad immaginare quanti bicchieri di carta dovrebbero cambiare decorazione
inseguendo l'incredibile cambiamento dello skyline di New York?
era solo uno scherzo, naturalmente
solo uno scherzo
ed è successo solo pochi anni fa
e allora che l'inchiesta dimostri
che l'FBI era coinvolta nel caso
che la trama era evidente e sotto gli occhi di tutti
e ad esaminare la zona religiosamente
la CIA - o è il KGB?
che ha commesso innumerevoli crimini contro l'umanità
sempre con questa eventualità come scusa
per tutti gli abusi
commessi l'uno dopo l'altro
senza mai un indizio
guardate c'è un'altra finestra lassù,
al 104° piano
un'altra chiave
un'altra porta
letterale al 10%
al 90% metafora
tremila poesie travestite da persone
in una giornata quasi perfetta
dovrebbero essere qualcosa di più
che pedine nella sacra rappresentazione di qualche stronzo
così adesso tocca a voi e tocca a me
fare in modo che non siano morte invano.
Shhhhh...... ascolta piccola, lo senti il treno?
Sì, noi tutti siamo solo poesie
al 90% metafore
con una povertà di senso
che si avvicina all'iperdistillazione
eppure c'è stato un tempo in cui eravamo raggi di luna
e scivolavamo giù per il collo di una giraffa
sì, scivolavamo per quel lungo corridoio
nonostante quello che dice l'impianto voce
sì, scivolavamo per quelle lunghe scale
con il whiskey dell'eternità fermentato e distillato per diciotto minuti
che ci bruciava in gola
giù per il corridoio
giù per le scale
di un edificio così alto che resterà lì per sempre
sì fa parte di una coppia
là sulla prua dell'arca di Noè
la coppia più prestigiosa che si rimandava la palla
contro un cielo perfettamente azzurro
in quel mattino sublime
con la sua bellezza da estate indiana
il giorno in cui l'America cadde in ginocchio
dopo aver camminato impettita per un secolo
senza mai dire grazie o per favore
e lo shock fu subsonico
e il fumo assordante
perché eravamo tutti al lavoro in orario quel giorno
e tutti ci siamo imbarcati su quel volo
e poi mentre le fiamme infuriavano
ci siamo tutti arrampicati sul davanzale
e poi ci siamo presi per mano,
tutti e ci siamo lanciati nel cielo
e ogni distretto ha alzato gli occhi
quando ha sentito il primo scoppio
e ogni stupido film d'azione di colpo è sembrato superato
e quell'esodo di persone e automobili
assomigliava alla guerra
più di ogni altra cosa che abbia visto finora
finora, per ora
così fiero e ingegnoso
un fantasma poetico riapparso dopo due secoli
che ogni commentatore idiota si trovò a balbettare
"oh mio dio" e "è incredibile"
nient'altro per ore e ore
e voglio dirvi una cosa, già che ci siamo:
potete tenervi il Pentagono
tenervi la propaganda
tenervi ogni singola televisione
che ha tentato di convincermi
ad aderire al piano di qualche liceale fanatico
per orchestrare la ritorsione
proprio mentre il fumo bluastro e tossico
del nostro esempio di ritorsione
sta ancora ammorbando l'aria
e abbiamo cenere sulle scarpe
e cenere nei capelli
un mantello di sottile di limo
da Hell's Kitchen a Brooklyn
e le strade sono piene di storie
di svolte impreviste e ritardi provvidenziali
e ogni bar aperto
si riempie fino al soffitto di leggende di disastri evitati per un soffio
e il whiskey scorre come mai era successo
mentre in tutto il paese la gente scuote la testa e si versa da bere.
E allora facciamo un brindisi
a tutti quelli che vivono in Palestina
Afghanistan Iraq El Salvador
un brindisi a tutti quelli che vivono nella riserva di Pine Ridge
sotto lo sguardo gelido e pietrificato
del Mont Rushmore
un brindisi a tutti quei medici
e quelle infermiere
che ogni giorno permettono alle donne di scegliere
che affrontano una minaccia grande come Oklahoma City
solo per ascoltare la voce di una ragazza
un brindisi a tutti i condannati a morte
che in questo momento aspettano la loro ghigliottina
soffocati dal terrore
e possono fuggire solo in se stessi
per trovare la pace in forma di sogno
perché portateci via le nostre playstation
e siamo una nazione da terzo mondo
dominata da una specie di erede blasonato
che ha usurpato lo studio ovale
e quelle elezioni fasulle
voglio dire,
che non ci vuole certo un metereologo
per guardare fuori che tempo fa
Jeb aveva detto che avrebbe consegnato la Florida, gente,
e altroché se ci è riuscito
e queste sono le nostre verità lampanti
1. George Bush non è presidente
2. l'America non è una vera democrazia
3. i media non mi prendono in giro
perché io sono una poesia
attenta all'iperdistillazione
non ho posto per una bugia così prolissa
abbraccio con uno sguardo
tutta la mia famiglia di esseri umani
e sollevo il bicchiere in un brindisi
che sia il nostro ultimo sorso
di carburanti fossili
giuriamo di farla finita con questo veleno
di disperdere gli sciami di aerei pendolari
e ritrovare quel biglietto del treno
che avevamo perduto
perché c'è stato un tempo in cui la ferrovia costeggiava il fiume
e curiosava in tutti i cortili
e c'era il bucato steso
e graffiti che ammicavano da ponti e muri di mattoni
giravamo tra montagne e vallate
sotto le stelle
io sogno di viaggiare come Duke Ellington
nella mia carrozza privata
sogno di aspettare
sulle alte panchine di legno biondo
in una stazione centrale inondata di grazia
e poi in piedi sul binario
sentire l'aria sul viso
restituire alla notte il suo fischio lontano
restituire alle tenebre l'anima
mandare affanculo una volta per tutte le grandi compagnie petrolifere
e imparare da capo il rock'n'roll
sì, gli esempi ci circondano
e ci aspetta un cambiamento
e dunque è ora di esaminare le macerie
ripulire le strade e rinfrescare l'aria
cosringere il governo
a tirar fuori il suo grosso uccello dalla sabbia del deserto di qualcun altro
rinfilarselo nei pantaloni
e farla finita con gli slogan ipocriti di libertà duratura
perché quando quell'unico telefono ha chiamato
nel 2001 alle nove e dieci il 911
che è il numero che tutti abbiamo chiamato quando quell'unico telefono ha squillato
dietro la parete dalla nostra scrivania
fino al corridoio
lungo le scale interminabili
di un edificio così alto
che il mondo intero si è voltato
solo per vederlo cadere.
E già che ci siamo vi ricordate la prima volta?
la bomba? il camion?
il parcheggio sotterraneo?
la principessa che non si era neppure accorta del pisello?
vi ricordate come ci scherzavamo sopra?
riuscite ad immaginare quanti bicchieri di carta dovrebbero cambiare decorazione
inseguendo l'incredibile cambiamento dello skyline di New York?
era solo uno scherzo, naturalmente
solo uno scherzo
ed è successo solo pochi anni fa
e allora che l'inchiesta dimostri
che l'FBI era coinvolta nel caso
che la trama era evidente e sotto gli occhi di tutti
e ad esaminare la zona religiosamente
la CIA - o è il KGB?
che ha commesso innumerevoli crimini contro l'umanità
sempre con questa eventualità come scusa
per tutti gli abusi
commessi l'uno dopo l'altro
senza mai un indizio
guardate c'è un'altra finestra lassù,
al 104° piano
un'altra chiave
un'altra porta
letterale al 10%
al 90% metafora
tremila poesie travestite da persone
in una giornata quasi perfetta
dovrebbero essere qualcosa di più
che pedine nella sacra rappresentazione di qualche stronzo
così adesso tocca a voi e tocca a me
fare in modo che non siano morte invano.
Shhhhh...... ascolta piccola, lo senti il treno?
trad. di Lella Costa
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