mercoledì 10 settembre 2014
sabato 23 agosto 2014
Conclusione
Ciò in cui crediamo veramente e che veramente amiamo sono la stessa cosa... L'immenso dolore per la perdita di un essere amato distrugge l'immagine che abbiamo di noi stessi. Se abbiamo il coraggio di ricostruirci, diventeremo più forti e insieme più comprensivi nei confronti del dolore altrui.
Alejandro Jodorowsky, La via dei Tarocchi
Il tarologo secondo Jodorowsky (6)
Dopo che un Arcano è stato interpretato in un certo modo, si può in un secondo momento modificarne l'interpretazione. Le interpretazioni non sono l'Arcano, lui non può cambiare ma il tarologo sì, in quanto essere che si trasforma. Non cambiare mai interpretazione è sinonimo di cocciutaggine. Qualsiasi messaggio ottenuto tramite la lettura di alcune carte può venire contraddetto da una seconda lettura delle stesse carte. I messaggi non si estraggono dalle carte ma dalle interpretazioni che si danno a queste carte.
Alejandro Jodorowsky, La via dei Tarocchi
Il tarologo secondo Jodorowsky (5)
Ho smesso di aggrapparmi a una sola lingua e ho sviluppato un amore, un rispetto per tutti i linguaggi, e intanto mi accorgevo che se le parole non arrivavano alla poesia, diventavano trappole.
Alejandro Jodorowsky, La via dei Tarocchi
domenica 17 agosto 2014
Il tarologo secondo Jodorowsky (4)
Non forniremo alcun esempio di lettura con le carte invertite. È una decisione consapevole: usare le carte invertite significa inserire potenzialità negative nella lettura. Quando si leggono le carte al contrario, si scava nella negatività, amplificandola. È facile leggere atrocità in ogni carta, ma a che serve?
Alejandro Jodorowsky, La via dei tarocchi
Il tarologo secondo Jodorowsky (3)
Alla base di ogni problema, di ogni malattia - anche se di carattere organico - vi è una mancanza di coscienza delle tracce del passato e delle potenzialità del futuro.
Alejandro Jodorowsky, La via dei tarocchi
Il tarologo secondo Jodorowsky (2)
Predire il futuro mi pareva infantile e disonesto. Predire che determinati eventi possano succedere li fa succedere: il cervello tende a realizzare automaticamente le predizioni. Mi serviva un sistema che mi consentisse di leggere il presente, un presente da cui la malattia rappresentava il passato da cui non era possibile liberarsi.
Alejandro Jodorowsky, La via dei tarocchi
Il tarologo secondo Jodorowsky
... insegnare ai consultanti a imparare da se stessi, vincere l'orgoglio trasformandolo in dignità, la collera in creatività, l'avarizia in saggezza, l'invidia in ammirazione per la bellezza, l'odio in generosità, la mancanza di fede in amore universale...
Alejandro Jodorowsky, da La via dei tarocchi
martedì 14 luglio 2009
Dibattito sul karma (Jodorowsky)

di Silvia Turrin
«L’Universo è un corpo in espansione. In questo mondo chi non cambia retrocede. Quello che io voglio è una rottura, un’interruzione degli atti ripetitivi. I pensieri di tipo maniacale, i sentimenti folli e fissi, le azioni cosiddette tradizionali, i limiti imposti da una religione mal interpretata, la vita controllata dalle industrie. Tutte queste cose sono fisse, mentre il futuro ci richiede uno sviluppo della coscienza. Io non credo nella rivoluzione, credo nella mutazione, nella ri-evoluzione poetica».
Alejandro Jodorowsky sorprende e incanta in ogni situazione. Queste parole sono un piccolo estratto di una lunga intervista che ci aveva gentilmente rilasciato a Milano. Le abbiamo scelte come incipit di questo scritto, poiché sembrano essere antesignane di un dibattito che Jodo (come è affettuosamente chiamato dagli estimatori) avrebbe tenuto mesi dopo, a Firenze, incentrato sul tema del Karma. L’incontro, tenutosi l’8 marzo 2009, rientrava in un programma seminariale di due giorni organizzato dal dott. Alessandro Lampugnale, professionista nel campo dello sviluppo dei potenziali umani e della strategia d’impresa, e dall’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, fra i centri più importanti del Buddhismo Mahayana in Europa.
L’evento ha visto la partecipazione di Lama Ghesce Tenzin Tenphel, dal 1998 maestro residente dell’Istituto. Il dibattito è stato animato dal confronto di due visioni apparentemente opposte e differenti, ma che in realtà hanno la stessa meta: la felicità e l’evoluzione dell’uomo.
Jodo, essendo un artista e un poeta mistico, ha voluto precisare come ogni sua frase e ogni suo gesto siano la diretta conseguenza di ciò che ha sperimentato nella sua lunga, intensa esistenza, meravigliosamente descritta nel libro La danza della realtà. Attingendo alla sua esperienza, come regista, attore, drammaturgo, autore di pantomime, artefice del movimento panico (con Fernando Arrabal e Roland Topor) e ideatore poi della psicomagia e della psicogenealogia, afferma: «Ciò che accade oggi è la ripetizione del passato, dei condizionamenti familiari e sociali. Noi siamo esseri con un progetto che viene dal futuro. La virtù è seguire e obbedire ai richiami di questo progetto». Un pensiero, raccolto durante il dibattito, che non stupisce. Per chi segue da anni le sue attività, sa che opera artistica per lui significa “creare coscienza, presa di coscienza, passare dal livello inconscio a un maggior grado di consapevolezza fino ad arrivare a un’enorme coscienza”. Questo processo è un filo conduttore che lega i suoi lavori e costituisce la base della sua filosofia e pratica di vita.
Lama Ghesce Tenzin Tenphel ha ricordato che il potenziale del karma si amplia col tempo. Le azioni negative generano sempre sofferenza, mentre le azioni positive producono felicità. «Siamo noi gli artefici delle azioni, attraverso il corpo, la mente e la voce, e possiamo generare azioni virtuose o non virtuose. È quindi importante capire come reagisce la nostra mente di fronte alle situazioni della vita. È importante conoscere noi stessi. Se non conosciamo noi stessi, gli altri non possono conoscerci». Entrambi, seppur da angolazioni diverse − da un lato, dalla prospettiva buddhista, dall’altro, da una filosofia mistico-surrealista-alchemica − invitano gli esseri a guardarsi interiormente, a meditare su se stessi in connessione con l’energia cosmica, a comprendere i lati oscuri e solari dell’anima e a iniziare un cammino evolutivo individuale, ma che per riflesso si estende e si propaga agli altri.
Il seminario è stata un’occasione per ripercorrere non solo alcuni punti essenziali dell’arte di Jodorowsky e specifici insegnamenti del buddhismo tibetano, ma anche per aiutare la ricostruzione della nuova sala di meditazione dell’Istituto. I partecipanti infatti hanno sostenuto con la loro presenza e con il loro contributo, a raccogliere proventi destinati al restauro dell’ala demolita dal devastante incendio, avvenuto poco dopo l’alba del 26 dicembre 2008. Il rogo ha distrutto completamente il gompa principale, la grande sala di meditazione, volatilizzando per sempre nell’aria oggetti di inestimabile valore: antichi libri, preziosi testi tibetani (alcuni offerti in dono dall’attuale Dalai Lama, ospite del centro in quattro diverse occasioni), statue, l’altare, e tangke.
Il grande Maestro tibetano Dagri Rinpoce, nato in Tibet nel 1958 e fuggito in India nel 1982, insegnante di filosofia e di altre discipline, nonché saperi buddhisti, ha evidenziato: «Ciò che è accaduto va considerato come l’annientamento di quegli intralci alla pace e all’unità delle forze positive».
La ricostruzione comporterà un notevole dispendio di energie e denaro. Chi volesse manifestare la propria solidarietà, inviando un sostegno concreto, può contattare la Direzione dell’Istituto Lama Tzong Khapa (e-mail: info@iltk.it).
È stato inoltre aperto un conto corrente, dove devolvere piccole o grandi somme. Per maggiori dettagli, segnaliamo il sito dell’Istituto: http://www.iltk.it/
Guglielmo Nigro, salvo dove diversamente indicato.
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