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giovedì 26 settembre 2013

Dialogo con nonno Guglielmo

Ciao nonno Guglielmo.
Siamo qui. Io e te. Per la prima volta.
Te ne sei andato prima che arrivassi io. Mi hanno dato il tuo nome.
Quanto è stata presente la tua assenza?
Oggi ti sei personificato, intorno a questa domanda.
Il tuo nome. Un’eredità, un simbolo.
Un ruolo?

Il mio tema, in questo momento, in tutta la vita, è quello della paura dell'abbandono.
Il portato di mia mamma, come ho sempre pensato, o di mio papà?
La tua scomparsa può aver generato un nodo di paura in mio padre, che mi è stato consegnato nella sua interezza alla nascita? È forse da qui che arriva il messaggio che spesso mi risuona in testa: non hai il diritto di essere felice, perché in un attimo può essere tutto spazzato via?
L’impermanenza come condizione di vita rappresenta il rasserenamento, come prevede il buddhismo, o una maledizione?
Ci sono tante cose di cui dobbiamo parlare, caro nonno. Quindi, come già sai, ti porto un po’ con me.
Bert Hellinger mi ha insegnato una bella modalità: tenerti vicino nelle situazioni difficili. Per questo è tutto il giorno che parliamo. È tutto il giorno che ti guardo e vedo solo i tuoi baffoni. Perché di te conosco solo tre cose: i baffoni, la bicicletta che usavi per andare al lavoro, le forbici da barbiere.
Sarà tutto vero o solo immaginazione? Avrei voluto incontrarti davvero.
Capisci quanto è importante la tua assenza? Vedi quante domande che hai lasciato?
Un giorno mi parlerai della tua Sicilia. 

venerdì 19 marzo 2010

Il papà e Gabo




Telefono al nonno Bruno e faccio gli auguri al padre.
Il padre nonno.

A casa, il padre figlio che sono recupera Gabo da scuola.
Ha con sé il sacchetto di tela del venerdì, dove infila il libretto della biblioteca scolastica.
Barbapapà.
Lo ripongo sul tavolo del soggiorno.
La sera prima, arrivato a casa quasi alle nove, Lorelei mi sgrida, e poi mi indica un sacchetto con incollato un disegno di Gabo. Dentro il regalo di mamma e cucciolo per il papà figlio che sono io.

Oggi, Lorelei telefona e chiede quale regalo ti ha portato Gabo da scuola?
Regalo?
Nel sacchetto di tela, un'opera figurativa con un sentiero disegnato da fili di lana incollati.
Dietro una poesia. La leggo.

quando ti sono vicino
mi sento così piccino
tu sei alto e forte
e le mie gambe...
sono ancora così corte!!
corte sì, ma super veloci
capaci di correre e di saltare
e che molto lontane
vogliono andare.
ma il sentiero giusto quale sarà?
insegnamelo tu, caro papà!

Un attimo dopo che ho terminato, con voce dolce e un po' imbarazzata, Gabo recita:

quando ti sono vicino
mi sento così piccino
tu sei alto e forte
e le mie gambe...
sono ancora così corte!!
corte sì, ma super veloci
capaci di correre e di saltare
e che molto lontane
vogliono andare.
ma il sentiero giusto quale sarà?
insegnamelo tu, caro papà!

Tutta a memoria.
Telefono a Lorelei, e la recita a lei.
Telefono al papà nonno, e gabo decide che basta, che l'ha recitata già troppe volte.
Metto giù il telefono e lo guardo, mentre diventa grande, e si allarga lo spazio tra me e lui.
Non più lontani, ma più spazio tra noi, per includere il mondo che si fa più grande.
Sarai padre figlio?
Sarò padre nonno?

Non lo so, ma non sperare che il tuo naso resti così piccolo ancora per molto!
Tutti i testi e le immagini di questo blog sono (c) di
Guglielmo Nigro,
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