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giovedì 11 luglio 2013

Il tempo della cura

Nonno Aurelio,
il tuo volto grigio trasfigura
la tua energia stravolta dal dolore
gli occhi lucidi per la paura
e i farmaci e la fame di vita
che ancora ti tengono aggrappato.

L'abitudine a vivere
è il filo rosso che raccoglie le poche forze
e conserva il ritmo del cuore stanco.
Vivo grazie ai farmaci.
Vivo nonostante i farmaci.

Ogni tuo gesto è il racconto
di una malinconia abissale.
“Guarda come sono ridotto,
io che saltavo sopra ai tetti”.
Le tue parole soffiate dalla polmonite.

Noi ci muoviamo intorno,
parenti, medici, infermieri, pazienti,
in un vorticare che non ti rappresenta
e ti osserva distrattamente.
Impegno il mio sguardo
interiore
a soffermarmi a lungo sulla tua figura
e il tuo delicato sentire.
Offro la mia presenza da vicino,
da lontano.

La realtà ha un'ironia graffiante e fumosa
nella tua debolezza che si piega in delirio
nei tuoi sorrisi di chi sa che è presto
e sente che è tardi
nel respiratore da astronauta che si incolla al tuo collo.

Sento e accolgo tutto l'insegnamento che la vita
ci offre
nella malattia, nel luogo bianco e grigio che è
l'ospedale.
Vedo mutare la mia percezione:
Non il cumulo di cadaveri che si spengono
su questi letti
ma una processione di persone vive
che si rialzano e ritornano alle loro case.

Ti voglio di nuovo in piedi,
in questa infinita processione,
se senti che hai ancora il permesso
intimo e persistente
di restare a respirare e sorridere
insieme a noi, che siamo tutti
i tuoi figli nipoti amori ricordi
presenti
per quanto afflitti e confusi
dalle nostre distrazioni.

Il dono della presenza viva e vitale
è il più grande che possiamo offrirti
mentre resti con noi aggrappato
a quel che resta della forza
del respiro
della pazienza
della sopportazione
della speranza
dell'ironia
della gioia.

C'è almeno un'anima gentile
dolorante e ferita
splendente e manifesta
che te lo chiede con amore infinito.

Fallo per lei. 

lunedì 14 maggio 2012

Saturno


saturno, goya


Riporto uno schema che mi è utile.

Principio primo:
Saturno

Principio:
concentrazione, rafforzamento

Livello psichico:
perseveranza

Livello corporeo:
ossa

Attività tipiche:
resistere

Ambiente sociale:
prigione, ospedale, convento

Parti del corpo:
pelle (limite), ginocchio, scheletro

Predisposizione alle malattie:
formazioni di calcoli, psoriasi, artrosi

Alimenti:
noci

da Malattia linguaggio dell'anima, R. Dahlke, ed. Mediterranee

giovedì 26 gennaio 2012

Malattia come simbolo

Il corpo è il palcoscenico di eventi psicologici inconsci, o espresso in negativo dallo scrittore Peter Altenberg “la malattia è il grido dell’anima offesa”. Si tratta quindi di scoprire che cosa abbia offeso l’anima e, a tal fine, il corpo fornisce le indicazioni necessarie. Può diventare il palcoscenico sul quale troviamo rappresentati i nostri compiti di crescita e di apprendimento. Il modo di esprimersi del corpo è il linguaggio simbolico che incontriamo in tutte le tradizioni religiose, nei miti, ma anche nelle immagini delle fiabe e leggende e, ovviamente, nella lingua corrente nelle sue formulazioni a volte così dirette. Da questo linguaggio d’ombra del quadro clinico è possibile dedurre il significato dell’evento, per trovare poi, attraverso un’elaborazione più oculata del tema, la soluzione. […] 

Rudiger Dahlke, Malattia come simbolo, ed. Mediterranee

Guarigione e interezza

Guarire è rendere felici.
Un corso in miracoli, (Cap. 5, 1,1) ed. Armenia
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