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venerdì 26 settembre 2014

Dichiarazione di Thich Nhat Hanh all'ONU sul cambiamento climatico



Innamorarsi della Terra
Questo meraviglioso, generoso e fecondo pianeta che chiamiamo Terra ha dato vita a ciascuno di noi, e ciascuno di noi custodisce la Terra in ogni sigola cellula del proprio corpo.  

Siamo un tutt’uno con la Terra
La Terra è nostra madre: essa ci protegge e nutre in ogni momento, donandoci aria da respirare, acqua fresca da bere, cibo da mangiare ed erbe curative per guarirci quando siamo malati. Ogni respiro che facciamo contiene nitrogeno, ossigeno vapore acqueo e oligoelementi provenienti dal nostro pianeta. Quando respiriamo in consapevolezza possiamo fare esperienza della natura dell’interessere che esiste tra noi e la delicata atmosfera della Terra, le piante e persino con il sole, la cui luce rende possibile il miracolo della fotosintesi. A ogni respiro possiamo fare esperienza di questo senso di comunione. Ad ogni respiro possiamo assaporare le meraviglie della vita.
È necessario che cambiamo il nostro modo di pensare e vedere le cose, in modo da capire che la Terra non è solo l’ambiente nel quale viviamo, non è qualcosa al di fuori di noi. Il respiro consapevole e la contemplazione del nostro corpo ci permettono di comprendere che noi siamo la Terra, e che la nostra coscienza è anche la coscienza della Terra. Guardatevi intorno: quello che vedete non è solo il vostro ambiente, siete voi stessi.

La grande Madre Terra
Indipendentemente dalla nosta nazionalità o cultura e dalla nostra religione – che noi siamo buddhisti, cristiani, musulmani, ebrei o atei -possiamo tutti vedere che la Terra non è materia inerte, ma un grande essere che ha dato vita ad altri grandi esseri, compresi buddha e bodhisattva, santi e profeti, figli e figlie di Dio e dell’umanità.La Terra è una madre amorevole: essa nutre e protegge tutti i popoli e le specie, senza discriminazioni.
Quando coprenderemo che la Terra è molto più che non solo il nostro ambiente, saremo portati a proteggerla nello stesso modo in cui proteggeremmo noi stessi. È questo il tipo di consapevolezza e risveglio di cui abbiamo bisogno, e il futuro del nostro pianeta dipende dalla nostra capacitào meno  di realizzare questa comprensione profonda. La Terra e tutte le specie che la abitano sono in pericolo, ma se riusciremo a sviluppare una relazione profonda con la Terra potremo generare amore, forza ed energia risvegliata in grado di modificare il modo in cui viviamo.

Innamorarsi
Quando percepiamo la bellezza, l’armonia e l’eleganza della Terra, possiamo tutti fare esperienza di una profonda sensazione di ammirazione e amore. Un semplice ramo di ciliegio fiorito, il guscio di una lumaca o l’ala di un pipistrello sono la testimonianza della magistrale energia creativa della Terra. Ogni progresso scientifico rende più profondi l’amore e l’ammirazione che proviamo per la Terra: quando siamo in grado di vederla e capirla davvero, l’amore sboccia nei nostri cuori. Ci sentiamo connessi. Questo e’ il significato dell’amore: essere un tutt’uno.
Affinché le nostre azioni siano di nuovo motivate dal rispetto e dalla comprensione profonda della nostra interconnessione, è necessario che ci innamoriamo di nuovo della Terra. Eppure, molti di noi si sono estraniati da essa: ci sentiamo perduti, isolati e soli. Lavoriamo troppo, le nostre vite sono frenetiche e siamo distratti e irrequieti, perdendoci così nel consumismo. Tuttavia, la Terra è sempre lì per noi, offrendoci tutto ciò di cui abbiamo bisogno per nutrirci e guarire: un miracoloso chicco di grano, un ruscello rinfrescante, una foresta profumata, un maestoso picco innevato, il gioiso canto degli uccelli all’alba.

La vera felicità è fatta di amore
Siamo in molti a pensare che prima di essere felici abbiamo bisogno di piu’ soldi, potere o prestigio. Siamo così impegnati ad inseguire ricchzza, potere e prestigio da ignorare tutti i motivi per essere felici che già abbiamo a disposizione. Allo stesso tempo, ci perdiamo in acquisti e consumi di cui non abbiamo bisogno, sottoponendo sia il nostro corpo, sia il nostro pianeta a uno sforzo eccessivo. Eppure, gran parte di ciò che beviamo, mangiamo, guardiamo, leggiamo o ascoltiamo è tossico e inquina il nostro corpo e la nostra mente con violenza, rabbia, paura e disperazione.
Così come si parla di inquinamento da anidride carbonica per il nostro ambiente fisico, possiamo parlare di inquinamento spirituale per il nostro ambiente umano: si tratta dell’atmosfera tossica e distruttiva che stiamo creando con le nostre abitudini di consumo. Bisogna che impariamo a consumare in modo da sostenere la pace e la felicità: solo conducendo uno stile di vita sostenibile renderemo sostenibile anche la nostra civiltà. È possibile essere felici qui e ora.
Non abbiamo bisogno di consumare molto per essere felici; possiamo anzi condurre una vita molto semplice. Grazie alla presenza mentale, ogni momento può diventare un momento di felicita’: assaporare un semplice respiro, fermarsi un momento per contemplare il cielo azzurro o godere pienamente della presenza di chi amiamo possono essere condizioni più che sufficienti a renderci felici. Occorre che ciascuno di noi torni a connettersi con se stesso, con coloro che ama  e con la Terra. Non sono il denaro, il potere o ciò che consumiamo a renderci felici, ma la presenza di amore e comprensione nel nostro cuore.

Il pane nelle tue mani è il corpo dell’universo
Occorre che consumiamo in modo da mantenere viva la nostra compassione, eppure il modo       in cui molti di noi consumano ha conseguenze disastrose: le foreste vengono tagliate per allevare bestiame per la carne o per coltivare cereali da impiegare nella produzione di alcol, mentre milioni di esseri umani muoiono di fame. Ridurre del 50% la quantità di carne e alcol che consumiamo è un atto di amore sincero verso noi stessi, verso la Terra e verso gli altri. Mangiare con compassione può già contribuire a trasformare la situazione con cui si sta confrontando il nostro pianeta, e ristabilire un equilibrio per noi e per la Terra.

Nulla è più importante della fratellanza e della sorellanza
La rivoluzione della quale abbiamo bisogno inizia da dentro ognuno di noi. Dobbiamo risvegliarci e innamorarci della Terra: siamo stati homo sapiens abbastanza a lungo. E’ arrivato il momento che noi diventiamo homo conscius. L’amore e l’ammirazione che nutriamo per la Terra hanno il potere di unirci rimuovendo ogni confine, separazione e discriminazione. Secoli di individualismo e competizione hanno causato enorme distruzione e alienazione. Occorre che ristabiliamo una reale comunicazione - una vera comunione - con noi stessi, la Terra e tra di noi come figli della stessa madre. Abbiamo bisogno di molto più che delle nuove tecnologie per proteggere il pianeta; ci servono un senso di comunità e una cooperazione concreta.
Tutte le civiltà sono impermanenti e un giorno conosceranno raggiungeranno alla loro fine. Però, se continuiamo così, senza dubbio la nostra civiltà sarà distrutta prima di quanto pensiamo. È possibile che la Terra abbia bisogno di milioni di anni per guarire, recuperare l’equilibrio perduto e riacquistare la sua bellezza. Il pianeta sarà in grado di riprendersi, ma noi umani scompariremo assieme a molte altre specie, finché la Terra non sarà di nuovo in grado di procurare le condizioni per favorire la nostra ricomparsa sotto nuove forme. Una volta che sapremo accettare pacificamente l’impermanenza della nostra civiltà, saremo liberati dalle nostre paure. Solo allora avremo la forza, la mente risvegliata e l’amore necessari per unirci gli uni con gli altri. Curare amorevolmente la nostra preziosa Terra – innamorarsi della terra – non è un obbligo, ma una questione di felicità e sopravvivenza individuale e collettiva.


giovedì 29 agosto 2013

La crisi riscalda il clima

Era un progetto emblematico: nel 2007 l’Ecuador
aveva annunciato di voler trasformare in zona
protetta il parco di Yasuní, nel bacino amazzonico,
rinunciando così a sfruttare enormi riserve di
petrolio in cambio di un impegno della comunità
internazionale a versargli su un fondo 3,6 miliardi
di dollari (2,7 miliardi di euro), cioè la metà dei
potenziali proitti petroliferi. Per preservare l’ambiente
e la Terra nasceva così un nuovo metodo:
un paese rinunciava a sfruttare certe risorse in
cambio di un riscarcimento economico della comunità
internazionale. Questa bella iniziativa è
inita. Il 15 agosto il presidente ecuadoriano Rafael
Correa ha annunciato di aver irmato il decreto
di liquidazione di questo fondo e quindi la ine del
progetto Yasuní. E ha chiesto al suo parlamento di
autorizzare lo sfruttamento dei giacimenti del
parco. Secondo Correa il fondo di compensazione
ha ricevuto solo 13,3 milioni di dollari.
La crisi mondiale non è estranea a questa situazione
e ha messo in diicoltà gli impegni di
vari paesi. Il 16 agosto la Nuova Zelanda ha annunciato
la sua rinuncia per ragioni economiche
all’obiettivo di ridurre entro il 2020 le emissioni
di gas serra di almeno il 10 per cento rispetto al
livello del 1990. Ha detto che si limiterà a una riduzione
del 5 per cento. David Cameron ha fatto
una scelta simile: in questi giorni il primo ministro
britannico ha detto varie volte che sarebbe un
“grave errore” privarsi della risorsa del gas di scisto.
I suoi argomenti: creazione di posti di lavoro
e riduzione delle bollette per le famiglie. Il gas di
scisto è una fonte di energia che produce alte
emissioni di anidride carbonica e diicilmente il
Regno Unito sarà in grado di onorare l’impegno
europeo di ridurre le emissioni di gas a efetto serra
del 20 per cento entro il 2020.
Questi segnali – sulla scia della corsa statunitense
al gas di scisto e al continuo aumento del
consumo mondiale di carbone – dimostrano il
prepotente ritorno delle energie fossili. In tempi
di crisi i governi fanno fatica a resistere ai loro interessi
immediati. Così, dopo una breve tregua,
dal 2011 le emissioni mondiali di CO2 hanno ripreso
a crescere. Cosa ci possiamo aspettare dalle
prossime fasi dei negoziati internazionali sul clima
e, in particolare, dalla conferenza che sarà
organizzata a Parigi alla ine del 2015?
Questo nuovo ciclo di discussioni dovrebbe
portare a un accordo mondiale per permettere di
contenere l’aumento medio della temperatura
del pianeta sotto i 2 gradi. Ma come arrivare a un
accordo ambizioso se la comunità internazionale
continua a mostrarsi così velleitaria e a fare scelte
energetiche in netta contraddizione con i suoi discorsi
virtuosi?

Un editoriale di Le Monde, da Internazionale 1015, da domani in edicola

mercoledì 30 gennaio 2013

Migranti ambientali


(c) alessandro grassani


Mi sono imbattuto in una previsione delle Nazioni Unite che stima che nel 2050 la Terra dovrà farsi carico di 200 milioni di profughi climatici; tutte persone che non emigreranno nelle nazioni ricche, ma cercheranno nuove forme di sostentamento nelle aree urbane dei loro paesi d’origine, i cosiddetti slums, già sovraffollati e spesso poverissimi. Il 90% di questa migrazione avverrà infatti proprio nei Paesi meno sviluppati, cosi i Paesi più poveri - proprio quelli che meno hanno contribuito ai cambiamenti climatici - saranno i più colpiti da questo fenomeno a causa della mancanza di fondi da investire in politiche alternative di sviluppo nelle zone non più abitabili.
Mi sono chiesto chi fossero questi profughi climatici, da dove arrivano e dove vanno: ho deciso di percorrere il loro cammino e raccontare le loro storie.

Alessandro Grassani, intervistato da Sara Di Carlo qui.
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