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giovedì 18 giugno 2009

Nascondini e utilizzatore finale

Pascin (c) Sfar


Se sono l'ultimo anello di un meccanismo che incita alla prostituzione, ovvero l'utilizzatore finale, non ho responsabilità. Questo sembra sostenere l'avvocato difensore del nostro amato (dalle donne, per soldi?) capo-re. Esiste una responsabilità morale?
Come già detto, la sistematicità della perversione culturale e mediatica porta a una schiavitù nevrotica. Il punto è che il principale artefice del meccanismo è a sua volta schiavo. Lui, onnipotente, ha l'illusione di essere fuori, di osservare dall'alto e di manovrare, semplicemente perché con i soldi e il potere può comprare qualunque cosa, chiunque. O no?


Qualcuno parla. Qualcuno mostra (foto, video, se stessa).
Il meccanismo sembra franargli addosso. Le sue forze sono le sue debolezze. E magicamente, l'artefice si rivela mostruosamente perverso, una caricatura esponenziale dell'immagine che con tanto lavoro cerca di attribuire alla società italiana. Con la quale cerca di possedere la nostra cultura, la nostra socialità, appoggiandosi sui bisogni primari di tutti gli esseri umani. I più bassi, i più stimolabili.


Il suo strapotere sessuale, che diventà schiavitù, rischia di rivelarsi, se non fosse che ha pieno controllo dei mezzi di comunicazione. I principali telegiornali nazionali accennano, spostano, mistificano, non dicono. Basta guardare qui per rendersene conto.


Un'ultima idea... non sarà che l'uomo onnipotente ricerca costantemente (dalla moglie alle successive veline) e semplicemente l'approvazione inconsapevole della propria madre e, soprattutto del proprio padre? Il delirio di onnipotenza nasconde sempre il terrore di non essere all'altezza. Consiglio a tutti la lettura di Pascin, di Sfar, per una brillante interpretazione di questo conflitto.

giovedì 23 ottobre 2008

Quanto siamo giovani

Il testo di una mia canzone che racconta del primo rapporto sessuale.
O forse dell'illusione della fusione nella congiunzione sessuale.
O del lasciare tracce.

Quanto siamo giovani

Sei giovane, pensieri giovani
piedi di sabbia che perdono tracce
Ricordi il rumore del cielo d’inverno?

Mi guardasti prima tra tutte con occhi da donna
e ci scambiammo umori e gemiti in mezzo a un letto d’erba
Quella prima volta come un segno di origine
il punto di inizio di una nuova linea

Ma sei giovane come non sono mai stato
Sei giovane, piedi di sabbia che lasciano traccia nel prato

Con le mani nell’acqua a navigare e pescare come un orso
sono pesci che scivolano sono pensieri viscidi
Ecco lo prendo ce l’ho ci sono
No è scappato lontano tornato nel tuo grembo

Allungo il collo per spiare il tramonto
di questo giorno che chiede riposo
Batto i piedi e le mani ci sono ritmi che conosciamo così bene
E quante lacrime di gioia da questi occhi
e gridare evviva, evviva, evviva!

Ci sono ci sono ci sono ci sono
pensieri pesce e mani da orso
pensieri pesce e mani da orso
e piedi di sabbia che non lasciano traccia nel lago

Come siamo giovani in questi vestiti
Come siamo giovani con gli occhi chiusi
Accompagnami come la prima volta
Un letto d’erba e piedi di sabbia
A perdere tracce nel prato

Pesce nell'acqua


I pesci nell’acqua che si credono soli.
Da dove viene quel colore rosso rubino sulle scaglie lisce?
Passano sotto la pioggia di acqua battente senza modifica di stato.
Non hanno voce, aprendo la bocca, non hanno piedi e mani.
Gli occhi ruotano senza mai incrociarsi, tra loro si sfiorano senza toccarsi.
Una volta, prima della luce a neon della sala parto,
pensavo pesce, sentivo pesce, vedevo pesce.
Un filo caldo di luce di sangue mi legava a quello che ho perso
e che ricerco in ogni passo e respiro. Il paradigma è sbagliato.
Le branchie sottili e trasparenti non ci sono più,
cuore e polmoni lavorano in modo diverso.
Tu hai mani da orso
e nel prendermi fingi una carezza che diventa
colpo deciso di martello sul fianco e sul collo.
Pensieri pesce e mani da orso.
Ilalaminiada
Ilalaminiada
Suoni distorti che si muovono lenti nell’acqua.
Le orecchie per metà sommerse, le mani sospese,
mentre provo un’immersione di profonda resistenza.
Non lascio tracce, se non leggere onde concentriche
che si allontanano in dispersione dal loro centro.

Alzo la testa e torno a sedere nella vasca da bagno.
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