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sabato 23 agosto 2014

Conclusione

Ciò in cui crediamo veramente e che veramente amiamo sono la stessa cosa... L'immenso dolore per la perdita di un essere amato distrugge l'immagine che abbiamo di noi stessi. Se abbiamo il coraggio di ricostruirci, diventeremo più forti e insieme più comprensivi nei confronti del dolore altrui.
Alejandro Jodorowsky, La via dei Tarocchi

venerdì 22 agosto 2014

L'appeso (4)

martedì 5 agosto 2014

Musicoterapia

Il silenzio
E una stella.
E la creatività
Che trasforma il dolore
In bellezza.

giovedì 6 febbraio 2014

dalla nebbia si solleva

Una decina di giorni fa, prima di questa lunga settimana di pioggia, mi sono svegliato presto, andando incontro all'alba. Sono salito nelle colline dietro casa mia, dalle parti di Campsirago, e ho scattato un po' di foto. Sono una piccola storia personale interiore...














mercoledì 8 gennaio 2014

Delle tre memamorfosi

Tre metamorfosi dello spirito io vi narro: come lo spirito
divenne cammello, e il cammello leone, e il leone
fanciullo.
Molte cose gravi sono per lo spirito, per lo spirito forte
e paziente dove impera il rispetto: il suo vigore brama
ciò che è pesante, ciò che v'è di più pesante.
Che v'è di pesante? questo chiede lo spirito paziente;
e s'inginocchia al pari del cammello, e vuole lo si carichi
molto.
Che v'è di più pesante, o eroi? così chiede lo spirito
paziente; ditemelo affinché me lo addossi e mi rallegri
della mia forza.
Non è questo: umiliarsi per far soffrire il proprio orgoglio?
Mettere in luce la propria follia per deridere la
propria sapienza?
O non è questo: disertare la nostra causa quand'essa
celebra la sua vittoria? Salir su gli alti monti per tentare
il tentatore?
Oppure è questo: nutrirsi delle ghiande e dell'erbe
della conoscenza e soffrir la fame dell'anima per amore
della verità?
O forse è quest'altro: esser malati e rimandare i consolatori,
e stringer amicizie con sordi che mai non odono
ciò che tu vuoi?
O questo invece: discender nell'acqua putrida, se è
l'acqua della verità, senza cacciar da sè i ranocchi viscidi
e i rospi schifosi?
Oppure: amare coloro che ci disprezzano e tender la
mano al fantasma quand'esso vuole incuterci spavento?
Lo spirito paziente prende su di sè tutti questi pesanti
fardelli: simile al cammello che, caricato, si affretta verso
il deserto, egli si affretta verso il proprio deserto.
Ma nel deserto più solitario accade la seconda metamorfosi:
lo spirito divien leone che vuol conquistar la libertà
ed esser signore nella sua solitudine.
Egli cerca qui il suo ultimo padrone: vuole divenirgli
nemico come al suo ultimo Dio; vuole combattere con
l'immane drago per la vittoria.
Qual'è questo drago immane che lo spirito non vuole
più oltre chiamar suo padrone e suo Dio? Il drago immane
si chiama «tu devi». Ma lo spirito del leone dice:
«io voglio».
«Tu devi» gli sbarra il cammino scintillante di scaglie
d'oro, e gli splende su ogni scaglia «tu devi!».
Valori di millenni risplendono su quelle scaglie e così
parla il più potente fra i draghi: «Tutti i valori delle cose
– rifulgono su di me».
«Ogni valore fu già creato e io tutti li rappresento. In
verità non deve più esistere l'io voglio». Così parlò il
drago.
Fratelli miei, che bisogno v'è del leone nello spirito?
Non è sufficiente la bestia da soma che si rassegna e si
umilia?
Anche il leone non può ancora crear dei valori novelli:
ma procurarsi libertà per opere nuove – questo può la
forza del leone.
Procurarsi libertà, opporre una negazione divina allo
stesso dovere: questo, o fratelli, è il fine pel quale occorre
il leone.
Arrogarsi il diritto di crear nuovi valori – è la conquista
più terribile per uno spirito paziente e rispettoso. In
verità questo è per lui un atto feroce di animale rapace.
Come il suo bene più santo egli amava un tempo il
«tu devi»; ora egli è costretto a trovar illusione e menzogna
anche nelle cose più sacre, per conquistarsi la libertà
a prezzo del suo amore: occorre il leone per tale conquista.
Ma dite, fratelli miei, quale cosa mai può fare il fanciullo
che non possa il leone? Perchè il leone deve ancor
trasformarsi in fanciullo?
Il fanciullo è innocenza, oblio; un ricominciare, un
gioco, una ruota che gira su se stessa, un primo movimento,
una santa affermazione.
Sì, per il gioco della creazione è necessaria una santa
affermazione, o fratelli: lo spirito vuole ora la sua vo-
lontà, chi ha perduto il mondo vuole conquistare il suo
mondo.
Vi nominai tre metamorfosi dello spirito: come lo
spirito divenne cammello, e come il cammello leone e,
infine, il leone fanciullo. –
Così parlò Zarathustra. E a quel tempo egli dimorava
nella città che è detta: la Giovenca Variopinta.

da Così parlo Zarathustra, ed. Monanni, 1927, trad. di Domenico Ciampoli
il tempo per fermarsi
lo spendo correndo

giovedì 14 novembre 2013

Lo spavento supremo

"Ringrazia la paura di averti aiutato ad aprire gli occhi." (da qui)

Come tanti, sono un lettore dell'oroscopo di Rob Brezsny (e sembra che oggi la mia unica fonte sia Internazionale.it). Lascio che la sua intelligenza mi offra delle intuizioni. Niente di più, niente di meno.
La settimana uscente, la paura. Se ascolto come risuona, accetto il fatto che ci siano forze superiore alle mie che ci parlano in modo inequivocabile. Lucidamente so che la paura riguarda tutti. Ma nel mio caso, mai come in questo periodo. La libertà spaventa. La vita che si muove in modo inaspettato spaventa. La responsabilità spaventa. Le scelte definitive spaventano. Le conseguenze delle azioni spaventano. Il cuore vibrante spaventa. Le ombre che neppure sospettavamo di avere spaventano.

Poi c'è l'aprire gli occhi. E la decisione di osservare quello che davvero c'è. Almeno un poco di quello che davvero c'è. Le persone che hai intorno sono un grande aiuto in questa direzione. Possono essere un vero, necessario stimolo. Nel momento in cui non agiscono delle sciocche azioni collusive. Ti ritrovi a dire "eccomi qui, con tutto quello che c'è. Bello e buono, brutto e cattivo". La parte difficile è accettare e accogliere. Perché nell'angolo c'è lo spavento supremo. Che stordisce e fa chiudere gli occhi a fessura.

domenica 10 novembre 2013

Le tre canzoni dei Baustelle di questi giorni

Ci sono i sogni, la vita, l'amore e la morte.
I Baustelle li raccontano per noi, con lucidità e commozione nel loro ultimo disco "Fantasma".

Da ascoltare in successione:





lunedì 7 ottobre 2013

Scopri cosa succede

ti trovi in una situazione definita.
potrebbe non piacerti.
ma è una situazione nota.
prendi una decisione.
rompi lo schema.
accogli tutto quello che arriva.
scopri cosa succede.
se le tue radici sono salde.
o se ti sei ingannato fino a quel momento.

poi lavora sulla tua fiducia e la tua pazienza.
il mutamento è l'unica cosa in natura che non muta mai.

mercoledì 11 settembre 2013

Guarisco ora

Padre Cielo ricevo da te
tutta l'energia e la creatività
che non mi sono state trasmesse.

Guarisco ora.

Guarisco ora

Madre Terra ricevo da te 
tutto l'amore e la sicurezza 
che mi sono stati negati.

Guarisco ora.
nella morte apparente delle cose
quello che più fa male
è lasciare andare le parti di me
che già sono morte. 

giovedì 5 settembre 2013

Il meccanismo dell'attaccamento

Se l’attaccamento è un fattore condizionante, il non attaccamento sarà il fattore decondizionante. Se l’aspettativa ti porta a essere infelice, la non aspettativa ti porterà a non essere infelice. Se la rabbia crea dentro di te l’inferno, la compassione creerà il paradiso. Per cui, qualsiasi sia il processo che conduce all’infelicità, usato al contrario diventerà il processo che conduce alla felicità. L’intero processo dello Yoga non è altro che la comprensione della complessità di quei grovigli, per scioglierli, per decondizionarli. Non è un ricondizionamento, ricordalo. È un semplice decondizionamento.[…]
Se scruti nell’infelicità dell’uomo, scopri che l’uomo stesso ne è responsabile. Fa qualcosa per crearla. Un determinato comportamento è diventato un’abitudine, per cui continua a ripeterlo. È diventato un gesto ripetitivo, meccanico, automatico. Se stai attento, puoi uscirne. Puoi semplicemente dire: “Non gli darò più il mio sostegno.” E il meccanismo dovrà muoversi con le sue forze. […]

Se riesci a restare immobile quando un vecchio comportamento afferra la tua mente, è meglio. Se non ce la fai, lascia che si esprima in maniera drammatica, ma da solo, non riversarlo su qualcun altro. Perché se agisci in base a quel vecchio comportamento e lo esprimi con qualcuno, esso creerà nuove reazioni, dando vita a un circolo vizioso.
La cosa più importante da fare è osservare quel comportamento; sia che tu stia immobile e in silenzio, sia che tu esprima la tua rabbia e il tuo odio, osserva con attenzione: guarda come si sviluppa. E se ne riesci a vedere il meccanismo, lo puoi smontare. 
Osho, da Yoga: la scienza dell'anima (Ed. Mondadori)

mercoledì 4 settembre 2013

Amore e non attaccamento

Quando Patanjali parla di "non attaccamento" non è contro l'amore. In realtà, è a favore dell'amore. Non attaccamento vuol dire essere naturale in amore, fluire, senza essere ossessionati e assuefatti. L'assuefazione è il problema. In questo caso è simile a una malattia. Questa è assuefazione: non poter amare nessun altro, fatta eccezione per il proprio figlio, per esempio. In questo caso sarai infelice. Tuo figlio può morire,  e il tuo amore non avrebbe altre possibilità di fluire. E se anche tuo figlio non morisse, crescerà. E più diventa adulto, più diventa autonomo. A quel punto soffrirai. Ogni padre e ogni madre ne soffrono. [...]
L'amore non rende mai infelice nessuno, perché se ami qualcuno, ami la sua felicità. Ma se sei attaccato a qualcuno, non ami la sua felicità: ami solo il tuo egoismo, ti preoccupi solo delle tue pretese egoistiche. [...]
Ogni attaccamento diventa un irrigidimento, è morto. Non vibra di vita, non è una risposta in continuo movimento. Non è una vitalità legata all'istante, è una fissazione. Ami una persona, se è amore non puoi predire cosa accadrà il momento successivo. È imprevedibile, gli stati d'animo sono mutevoli come il tempo. Non puoi dire se tra un istante il tuo amante ti amerà. Tra un istante può non sentire di amarti, non puoi aspettartelo. Se ti ama anche tra un istante, bene, gliene sei grata. Ma se non ti ama, non ci puoi fare nulla. Sei impotente. Non devi piangerne, semplicemente il suo stato d'animo è cambiato! Accetta la situazione. Non puoi forzare il tuo amante a fingere, perché la finzione è pericolosa. [...] E se mi costringi, divento falso e la relazione si trasforma in una finzione, in un'ipocrisia. A quel punto non siamo più sinceri l'uno verso l'altro. E due persone che non sono sincere l'una verso l'altra, come possono essere innamorate? Il loro rapporto diventerà una fissazione. 
Osho, da Yoga: la scienza dell'anima (Ed. Mondadori)

sabato 23 febbraio 2013

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Guglielmo Nigro,
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