Stamattina faccio qualcosa che non mi concedevo da tempo: disteso nel letto ascolto musica nuova. Accidentalmente le note dei Daughter sono l'accompagnamento perfetto alle mie emozioni.
In un quaderno, ho trovato il testo di un mio brano che avevo perso. Musicato ma mai registrato (era il 2003), avevo lasciato in un cassetto anche le parole. Oggi sono qui, e le riporto qui sotto.
Tra le gambe di mia madre
Un giorno di sole come questo giuro
io mai l'ho visto
e mi torna in mente il giorno in cui son nato
ma era luce artificiale
sotto un sole innaturale e senza un campo fiorito
e forse subito ho capito
che il cammino del ritorno sarebbe stato obliquo
Il vento freddo mi solleva i piedi
nell'illusione del sole che non è solo
il pensiero di lei alla rovescia che mi guarda da sotto il mare
questo vento col suo profumo e il suo bagliore
è la certezza di sapere che dove andremo
ci servirà un maglione
Il ritmo della terra è in ogni volto che incontri
in ogni mano che stringi in ogni bacio che non ricordi
rimorsi!
ma io cerco sempre tra mille fogli
immagini a colori volgari umane parziali fotografate disegnate
immagini e poeti
e quel poeta sono io così lontano dal tuo dio
ma così semplice e parziale da dover essere reale
Nel mondo in questo mondo il ritmo è perso
tra i fragori delle tue bombe del tuo correre perverso
della volgarità della tua finzione
e noi facciamo muro al tuo terrore
muro del pianto e del dolore
noi facciamo muro ma ogni muro è solo un corpo inerte
senza respiro senza movimento un pugno chiuso e duro
In un giorno di sole come questo il miracolo che aspetto
che nasca dal mio ventre e dal mio petto
è che si allenti la tensione del conflitto
che si sciolga nei passi leggeri dei miei piedi
e che la gioia del vento rinasca come sono nato io ieri
soltanto ieri
tra le gambe di mia madre
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domenica 8 settembre 2013
venerdì 14 giugno 2013
Angelo bruno
un vecchio disegno di gabo
Forse l'ho già raccontato.
Anni fa scrissi una canzone. Parlava di amore, di Dio, dell'immaginazione e della fine.
Una sera la cantai in un locale. Erano i tempi in cui il mio gruppo, i Goolij Niger, era composto da 6 persone. Erano i tempi della fatica e della lotta per suonare insieme. E della creatività. E della timidezza. Tempi passati.
Cantai la canzone. La frase per me più importante, il cuore del brano, è questa:
Chi ci avverte che oggi è la fine.
Al termine del concerto, un ragazzone di colore, bello, bellissimo, amico del chitarrista del gruppo, si avvicinò a me e mi disse di quanto quella canzone lo avesse colpito. Non ricordo di preciso cosa mi disse, ma era qualcosa di profondamente spirituale. Non lo capivo allora, ma questa era una canzone spirituale. Anche musicalmente.
Quel ragazzo morì in un incidente stradale un mese dopo il concerto. "Chi ci avverte che oggi è la fine?"
La cosa mi sconvolse.
Le persone muoiono ogni giorno. Di qualunque età. Ma quel suo contatto mi apparve come una sveglia. Una delle tante.
Mi torna in mente oggi, dopo una lunga meditazione mattutina su una panchina nel parco dietro all'ufficio di Milano.
E lo vedo qui, seduto accanto a me, mentre respiriamo un'aria leggera e profumata, densa e immortale, dolorosa e gioiosa. Lo sento come un enorme angelo bruno e lucente.
Chi ci avverte che oggi è la fine?
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giovedì 1 marzo 2012
Felicità
Se tutte le stelle del mondo
a un certo momento
venissero giu'
tutta una serie di astri
di polvere bianca scaricata dal cielo
ma il cielo senza i suoi occhi
non brillerebbe piu'
se tutta la gente del mondo
senza nessuna ragione
alzasse la testa
e volasse su
senza il loro casino
quel doloroso rumore
la terra povero cuore
non batterebbe piu'
mi manca sempre l'elastico
per tener su le mutande
cosi' che le mutande
al momento piu' bello mi vanno giu'
come un sogno finito
magari un sogno importante
un amico tradito
anch'io sono stato tradito
ma non m'importa piu'
tra il buio del cielo
le teste pelate bianche
le nostre parole si muovono stanche
non ci capiamo piu'
ma io ho voglia di parlare
di stare ad ascoltare
continuare a far l'asino
di comportarmi male
per poi non farlo piu'
ah......
felicita'...
su quale treno della notte viaggerai
lo so.....
che passerai......
ma come sempre in fretta
non ti fermi mai
si tratterebbe di nuotare
prendendola con calma
farsi trasportare
dentro a due occhi grandi
magari blu
e per dovermi liberare
attraversare un mare medioevale
guardare contro un drago strabico
ma di draghi baby....
non ce ne sono piu'
forse per questo i sogni
sono cosi pallidi e bianchi
e rimbalzano stanchi
tra le antenne lesse
delle varie t.v.
e ci ritornano in casa
portati da signori eleganti
si si che parlano
e tutti quanti che applaudono
non ne vogliamo piu'
ma se questo mondo
e' un mondo di cartone
allora per essere felici
basta un niente magari una canzone
o chi lo sa..............
se no sarebbe il caso
di provare a chiudere gli occhi
e poi anche quando hai chiuso gli occhi
chissa' cosa sara'
ah....
felicita'......
su quale treno della notte viaggerai
lo so.......
che passerai......
ma come sempre in fretta
non ti fermi mai
ah........
felicita'.....
su quale treno della notte viaggerai
lo so......
che passerai.......
ma come sempre in fretta
non ti fermi mai
ah......
felicita'.......
su quale treno della notte viaggerai
lo so........
che passerai.......
ma come sempre in fretta
non ti fermi ma
Lucio Dalla
giovedì 2 febbraio 2012
Presenza/assenza
E in questa meravigliosa poesia di Wislawa Szymborska, tutta la gentile potenza e ironia e visione profonda che le apparteneva:
La stazione
Il mio arrivo nella città di N.
è avvenuto puntualmente.
Eri stato avvertito
con una lettera non spedita.
Hai fatto in tempo a non venire
all'ora prevista.
Il treno è arrivato sul terzo binario.
E' scesa molta gente.
L'assenza della mia persona
si avviava verso l'uscita tra la folla.
Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.
A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.
Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.
La stazione della città di N.
ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.
L'insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.
E' avvenuto perfino
l'incontro fissato.
Fuori dalla portata
della nostra presenza.
Nel paradiso perduto
della probabilità.
Altrove.
Altrove.
Come risuonano queste piccole parole.
(trad. di Pietro Marchesani)
La stazione
Il mio arrivo nella città di N.
è avvenuto puntualmente.
Eri stato avvertito
con una lettera non spedita.
Hai fatto in tempo a non venire
all'ora prevista.
Il treno è arrivato sul terzo binario.
E' scesa molta gente.
L'assenza della mia persona
si avviava verso l'uscita tra la folla.
Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.
A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.
Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.
La stazione della città di N.
ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.
L'insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.
E' avvenuto perfino
l'incontro fissato.
Fuori dalla portata
della nostra presenza.
Nel paradiso perduto
della probabilità.
Altrove.
Altrove.
Come risuonano queste piccole parole.
(trad. di Pietro Marchesani)
In memoria
Wisława Szymborska mi era molto vicina, come solo certi poeti possono essere. O certe anime grandi.
Era vicina a molti.
A gennaio, ho regalato un suo libro a Lorelei, dopo averlo tutto pasticciato da miei scritti e brutta prosa che ho riversato in quelle pagine, accanto a quelle straordinarie parole, per la pazienza degli occhi belli e profondi di Lorelei.
Lo dico violando forse un atto intimo, ma Wisława è e rimane vicina, anche dopo la sua morte.
Quel che lascia è più di quel che porta via, forse.
O forse no.
Il ciclo continua.
Un cristallo di ghiaccio per te. Andare via in inverno è più facile, forse.
lunedì 26 settembre 2011
Prima eri muta
in quel nucleo duro di dolore
antico
che ho contattato ieri
e che oggi rimbalza nel ventre
ho trovato una voce
che è tornata a parlare.
c'è totale disarmonia
ma la frattura della memoria
è sparita
e serve solo il tempo
per curare e guarire
forse una nuova distanza
forse una nuova vibrazione
forse una nuova intuizione
prima di accogliere quello che viene.
antico
che ho contattato ieri
e che oggi rimbalza nel ventre
ho trovato una voce
che è tornata a parlare.
c'è totale disarmonia
ma la frattura della memoria
è sparita
e serve solo il tempo
per curare e guarire
forse una nuova distanza
forse una nuova vibrazione
forse una nuova intuizione
prima di accogliere quello che viene.
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Guglielmo Nigro, salvo dove diversamente indicato.
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