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giovedì 8 gennaio 2015

la vita violenta

Nel 2010, il cantautore francese Mano Solo muore per complicazione derivanti dal virus HIV.
Ieri, suo padre, Cabu, muore ucciso da un Kalashnicov.

Un brano di Mano Solo:




Un suo concerto:



La sua musica, per ricordare il padre e le infinite eredità...

martedì 23 settembre 2014

Paura della morte

Jiddu Krishnamurti, da Il silenzio della mente, ed. Mondadori

giovedì 28 agosto 2014

Amoremorte

sabato 23 agosto 2014

Conclusione

Ciò in cui crediamo veramente e che veramente amiamo sono la stessa cosa... L'immenso dolore per la perdita di un essere amato distrugge l'immagine che abbiamo di noi stessi. Se abbiamo il coraggio di ricostruirci, diventeremo più forti e insieme più comprensivi nei confronti del dolore altrui.
Alejandro Jodorowsky, La via dei Tarocchi

venerdì 27 dicembre 2013

Abbraccio finale

Un abbraccio agghiacciante.
La simbologia piena dell'amore nella tragedia.
L'impossibilità della salvezza.
La disperazione.
Quando l'ho vista sono rimasto senza parole per un po'...


da qui.
(sono perplesso rispetto alla scelta delle altre foto)

domenica 10 novembre 2013

Le tre canzoni dei Baustelle di questi giorni

Ci sono i sogni, la vita, l'amore e la morte.
I Baustelle li raccontano per noi, con lucidità e commozione nel loro ultimo disco "Fantasma".

Da ascoltare in successione:





giovedì 17 ottobre 2013

Dimenticare la salma di Priebke



di Makkox

venerdì 27 settembre 2013

Decisione

Se qualcuno prende una decisione, di regola deve lasciare qualcos'altro. Ciò per cui si decide è ciò che è, ciò che viene realizzato. L'altra cosa che viene lasciata si relaziona con ciò che è e che viene realizzato come un "non". 
Dunque ogni cosa che è e che viene realizzata, è circondata da un "non". È inimmaginabile senza un "non" che gli appartenga. Ma il "non" è efficace. Non è un nulla, è solo un "non". Se dunque disprezzo ciò che per il mio essere è il "non", allora il "non" toglie qualcosa a ciò che è. 
Bert Hellinger, da Ordini dell'amore (ed. Feltrinelli)

giovedì 26 settembre 2013

Dialogo con nonno Guglielmo

Ciao nonno Guglielmo.
Siamo qui. Io e te. Per la prima volta.
Te ne sei andato prima che arrivassi io. Mi hanno dato il tuo nome.
Quanto è stata presente la tua assenza?
Oggi ti sei personificato, intorno a questa domanda.
Il tuo nome. Un’eredità, un simbolo.
Un ruolo?

Il mio tema, in questo momento, in tutta la vita, è quello della paura dell'abbandono.
Il portato di mia mamma, come ho sempre pensato, o di mio papà?
La tua scomparsa può aver generato un nodo di paura in mio padre, che mi è stato consegnato nella sua interezza alla nascita? È forse da qui che arriva il messaggio che spesso mi risuona in testa: non hai il diritto di essere felice, perché in un attimo può essere tutto spazzato via?
L’impermanenza come condizione di vita rappresenta il rasserenamento, come prevede il buddhismo, o una maledizione?
Ci sono tante cose di cui dobbiamo parlare, caro nonno. Quindi, come già sai, ti porto un po’ con me.
Bert Hellinger mi ha insegnato una bella modalità: tenerti vicino nelle situazioni difficili. Per questo è tutto il giorno che parliamo. È tutto il giorno che ti guardo e vedo solo i tuoi baffoni. Perché di te conosco solo tre cose: i baffoni, la bicicletta che usavi per andare al lavoro, le forbici da barbiere.
Sarà tutto vero o solo immaginazione? Avrei voluto incontrarti davvero.
Capisci quanto è importante la tua assenza? Vedi quante domande che hai lasciato?
Un giorno mi parlerai della tua Sicilia. 
Tutti i testi e le immagini di questo blog sono (c) di
Guglielmo Nigro,
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