Visualizzazione post con etichetta la mia strada. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta la mia strada. Mostra tutti i post

sabato 23 giugno 2012

52. Gelosia

 immagine dalla rete

Premessa:
Nel riportare le citazioni di Jiddu Krishnamurti dal libro La mia strada è la tua strada (ed. Mondadori), ho sempre cercato la sintesi e quelli che a mio avviso sono gli stralci più significativi. Tuttavia, Krishnamurti va letto per intero, perché la sua capacità di scrittura era straordinariamente alta, poetica, evocativa, per quanto a volte difficile. Nel libro, ogni capitolo segue una struttura ricorrente, con un'introduzione di lunghezza variabile che presenza "la scena", dove Krishnamurti tocca momenti altissimi di scrittura. Per queste ragioni, ho deciso di riportare per intero il capitolo 52, che trovo in assoluto il più bello, chiaro e forte dell'intero libro; dalla rappresentazione iniziale della bimba, alla veloce e toccante riflessione sulla sua futura sofferenza, alla lezione lucida sull'amore: la fiamma senza fumo.


Il sole si rifletteva fulgido sul bianco muro di fronte e il suo riverbero rendeva i volti oscuri. Una bimbetta, senza il permesso della madre, venne a sedersi vicino, gli occhi spalancati, chiedendosi che cosa mai stesse accadendo intorno. Era stata lavata e vestita appena allora e aveva dei fiori nei capelli. Stava osservando accuratamente ogni cosa, come fanno i bambini, senza registrare poi molto. I suoi occhi scintillavano ed ella non sapeva bene che cosa fare, se mettersi a piangere, a ridere o a saltare; invece, mi prese una mano e la osservò con profondo interesse. Dopo qualche tempo si dimenticò di tutte le persone che si trovavano nella stanza, si rilassò e finì per addormentarsi con la testa sulle mie ginocchia. Aveva una bella testina, ben fatta e proporzionata; e tutta la sua persona era pulita fino all’immacolatezza. Il suo avvenire era confuso e triste come quello di tutti gli altri esseri presenti nella stanza. I suoi conflitti e le sue pene erano altrettanto inevitabili quanto il sole sul muro di fronte; perché l’essere affrancati dal dolore e dall’infelicità esige una suprema intelligenza, e la sua educazione e le influenze che la circondavano avrebbero provveduto a negarle questa intelligenza. L’amore è così raro in questo mondo, l’amore, quella fiamma senza fumo; il fumo è dominante, soffoca tutto, porta lacrime e angoscia. È raro vedere la fiamma attraverso il fumo; e quando il fumo diventa di importanza fondamentale, la fiamma muore. Senza la fiamma dell’amore, la vita non ha significato, diviene tediosa e pesante; ma la fiamma non può esistere nel fumo che tutto oscura. Le due cose non possono esistere insieme; il fumo deve cessare perché sia la fiamma limpida. La fiamma non è rivale del fumo; essa non ha rivali. Il fumo non ha la fiamma, non può contenere la fiamma; né il fumo indica la presenza della fiamma, perché la fiamma è libera dal fumo.
“Non possono amore e odio coesistere? La gelosia non è un indizio dell’amore? Ci teniamo le mani e un minuto dopo rimbrottiamo; diciamo cose dure,  cattive e in breve ci abbracciamo. Bisticciamo,  poi ci baciamo e abbiamo fatto la pace. Tutto questo non è forse amore? La stessa espressione della gelosia è una manifestazione dell’amore; essi paiono andare insieme, come la luce e le tenebre. La facile ira e la pronta carezza, non rappresentano esse forse la pienezza dell’amore? Il fiume è insieme turbolento e calmo; scorre tra l’ombra e la luce del sole, e proprio in ciò sta la bellezza del fiume.”
Che cos’è quello che chiamiamo amore? È l’intero campo della gelosia, della lussuria, delle parole dure, delle carezze, del tenersi le mani, dei litigi e delle riconciliazioni. Questi sono i fatti in questo campo del cosiddetto amore. Ira e carezze sono fatti quotidiani in questo campo, non è vero? E noi ci studiamo di stabilire un rapporto tra i vari fatti, o mettiamo un fatto a paragone di un altro. Usiamo un fatto per condannarne o giustificarne un altro nei limiti di questo stesso campo, o tentiamo di stabilire un rapporto tra un fatto entro il campo e un altro esterno ad esso. Non prendiamo ogni fatto separatamente, ma cerchiamo di trovare un’interdipendenza tra di loro. Perché facciamo così? Possiamo comprendere un fatto solo quando non usiamo un altro fatto nello stesso campo come mezzo di comprensione, la qual cosa semplicemente genera conflitto e confusione. Ma perché poniamo a paragone i vari fatto dello stesso campo? Perché ricorriamo al significato di un solo fatto per contrapporne o spiegarne un altro?
“Comincio ad afferrare quello che volete dire. Ma perché facciamo tutto ciò?”
Comprendiamo noi un fatto attraverso lo schermo dell’idea, attraverso lo schermo della memoria? Comprendo io forse la gelosia perché ho tenuto la vostra mano tra le mie? Il tenere la mano è un fatto, come la gelosia è un fatto; ma comprendo forse il processo della gelosia per aver tenuto la vostra mano? La memoria è un aiuto alla comprensione? La memoria confronta, modifica, condanna, giustifica o identifica; ma non può dare la comprensione. Noi affrontiamo i fatti nel campo del cosiddetto amore con l’idea, la conclusione. Non prendiamo il fatto della gelosia così com’è e lo osserviamo in silenzio, ma vogliamo contorcere il fatto secondo il modello, la conclusione; e lo affrontiamo in questo modo perché in realtà non desideriamo comprendere il fatto della gelosia. Le sensazioni della gelosia sono stimolanti come una carezza; ma vogliamo lo stimolo senza il dolore e il disagio che invariabilmente l’accompagnano. Così che c’è conflitto, confusione e antagonismo entro quel campo che noi chiamiamo amore. Ma è poi amore? L’amore è forse un’idea, una sensazione, uno stimolo? L’amore è gelosia?
“ La realtà non si contiene forse nell’illusione? La tenebra non circonda o nasconde la luce? Dio non è forse tenuto in servitù?”
Queste sono semplici idee,  opinioni, e così non hanno validità. Idee siffatte non generano che ostilità, non raggiungono o contengono la realtà. Dove la luce è non c’è tenebra. Il buio non può nascondere la luce; se lo fa, non c’è luce. Dove è la gelosia, non c’è amore. L’idea non può avvolgere l’amore. Per accomunarsi, ci deve essere un rapporto. L’amore non è connesso all’idea, e così l’idea non può accomunarsi all’amore. L’amore è una fiamma senza fumo.

Jiddu Krishnamurti - La mia strada è la tua strada

domenica 3 giugno 2012

26. Ripetizione e sensazione

Le nostre menti sono totalmente infarcite di tante cognizioni che è quasi impossibile fare esperienze dirette. […] Noi siamo il risultato dei pensieri e delle influenze degli altri; siamo condizionati dalla propaganda sia religiosa che politica. […] Le religioni organizzate sono fonti di propaganda efficientissime, ogni mezzo essendo usato per convincere e poi tenere. […]
La ripetizione di una verità è una menzogna. La verità non può essere ripetuta, non può essere diffusa o utilizzata. Quella che può essere usata o ripetuta non ha vita in sé, è meccanica, statica. Si può usare una cosa morta, ma non la verità. Potete prima uccidere e negare la verità, e poi usarla; ma non è più verità.

Jiddu Krishnamurti - La mia strada è la tua strada

domenica 15 gennaio 2012

25. Rinuncia delle ricchezze

Accontentarsi del poco è relativamente facile; liberarsi del peso di molte cose non è difficile, quando ci si sia messi in viaggio alla ricerca di qualche cos’altro. L’urgenza della ricerca interiore spazza via la confusione di molti beni, ma affrancarsi delle cose esterne non significa una vita semplice. […]
La semplicità non è della mente. Una semplicità premeditata è soltanto un abile adattamento, una difesa dal dolore e dal piacere; è un’attività che imprigiona e che genera varie forme di conflitto e confusione. È il conflitto che porta le tenebre, tanto all’interno quanto all’esterno. Conflitto e chiarezza non possono esistere insieme; ed è la libertà dal conflitto che dà la semplicità, non la vittoria sul conflitto. […]
Il pensiero può registrare ma non può sperimentare la libertà dal conflitto; perché la chiarezza, o semplicità, non è della mente.

Jiddu Krishnamurti - La mia strada è la tua strada

domenica 13 novembre 2011

24. Il silenzio

Non c’era la minima turbolenza, e quella pace continuava. Il vento passava tra i pini, le ombre si allungavano e un gatto selvatico scivolò furtivo tra i cespugli. In quel silenzio c’era movimento, e il movimento non era distrazione. Non c’era nessuna attenzione fissa da cui essere distratti. C’è distrazione quando l’interesse principale si sposta; ma in questo silenzio c’era assenza d’interesse, onde non c’era niente da cui allontanarsi vagando. Il moto non era allontanamento dal silenzio, ma parte di esso. Era la pace, non della morte, non della decadenza, ma di una vita in cui era totale mancanza di conflitto. Nella maggioranza di noi, la lotta del dolore e del piacere, l’impulso dell’attività ci danno il senso della vita; e se quell’impulso ci fosse tolto, noi ci sentiremmo perduti e in breve saremmo disintegrati. Ma quella pace e il suo movimento era creazione che si rinnovava di continuo. Era un movimento che non aveva un principio e pertanto non aveva fine; e non era continuità. […] I molti trucchi della mente scaltra erano del tutto assenti. […]
Questo silenzio non è della mente e quindi la mente non può coltivarlo o identificarsi con esso. Il contenuto di questo silenzio non è misurabile a parole.

Jiddu Krishnamurti - La mia strada è la tua strada

sabato 12 novembre 2011

23. Aver fede

Quanto facilmente noi distruggiamo la delicata sensibilità del nostro essere. Le lotte e le fatiche incessanti, le fughe e le paure, l’ansia in breve ottundono la mente e il cuore; e la scaltrezza della mente in gran fretta trova surrogati alla sensibilità della vita. Distrazioni, famiglia, politica, fedi e divinità prendono il posto della chiarezza e dell’amore. La chiarezza viene perduta dal sapere e dalle credenze, l’amore dalle sensazioni.
[…]
Le vie del desiderio sono sottili e se non le si comprende la fede non fa che accrescere conflitto, confusione e antagonismo. Credenza o fede, essa non è che il rifugio del desiderio.
[…]
L’attività della fede è caotica e distruttiva; potrà in un primo momento sembrare ordinata e costruttiva, ma nella sua scia c’è conflitto e dolore. Ogni specie di credenza, politica o religiosa, impedisce la comprensione dei rapporti, e non può esistere azione senza questa comprensione.

Jiddu Krishnamurti - La mia strada è la tua strada

domenica 6 novembre 2011

22. L'io

Il processo cumulativo d’identificazione costruisce l’io, positivamente o negativamente; e la sua attività è sempre imprigionante, per vasta che sia la prigione. Ogni sforzo dell’io di essere o di non essere è un moto di allontanamento da ciò che è. Indipendentemente dal suo nome, dai suoi attributi, idiosincrasie e proprietà, che cos’è l’io? C’è sempre l’io, il se stesso quando le sue qualità siano state tolte? È questa paura a essere niente che spinge l’io all’attività; ma essa è nulla, non è che un vuoto.
Se siamo capaci di guardare bene in faccia quel vuoto, di essere con quella dolorosa solitudine e malinconia, allora la paura scompare del tutto e avviene una trasformazione radicale. Perché ciò accada, ci deve essere la sperimentazione di quel nulla – la quale viene impedita se c’è uno sperimentatore. Se c’è il desiderio di sperimentare quel nulla per poterlo vincere, per poter andare al di sopra e al di là di esso, allora non c’è sperimentazione; perché l’io, come identità, continua. Se lo sperimentatore ha un’esperienza, non c’è più lo stato di sperimentazione. È la sperimentazione di ciò che è senza darle un nome che determina la libertà di ciò che è. 

Jiddu Krishnamurti - La mia strada è la tua strada

martedì 21 dicembre 2010

21. L’individuo e la società

Noi siamo entità sociali così come siamo individui; siamo cittadini e uomini nello stesso tempo, divenienti distinti nel dolore e nel piacere. Se deve esserci pace, dobbiamo comprendere il giusto rapporto tra l’uomo e il cittadino. Naturalmente, lo Stato ci preferirebbe del tutto cittadini; ma questa è la stupidità dei governi. Noi stessi ameremmo cedere l’uomo al cittadino, perché essere cittadino è più facile che essere uomo. Essere un buon cittadino significa funzionare efficientemente nel quadro di una data società. Al cittadino si richiedono efficienza e conformismo, poi che lo rendono duro e spietato; e allora egli è capace di sacrificare l’uomo al cittadino. Un buon cittadino non è necessariamente un uomo buono; ma un uomo buono è tenuto ad essere un buon cittadino, quali che siano la sua società e il suo paese. Poiché egli è innanzitutto un uomo buono, le sue azioni non saranno antisociali, egli non si porrà contro un altro uomo. Vivrà in cooperazione con altri uomini buoni; non cercherà autorità, perché non ha autorità; sarà capace di efficienza senza la spietatezza che l’accompagna. Il cittadino tenta di sacrificare l’uomo; ma l’uomo che sta cercando l’intelligenza più alta naturalmente eviterà le stupidità del cittadino. Così lo Stato sarà contro l’uomo buono, l’uomo d’intelligenza; ma quest’uomo è libero d’ogni governo e paese.
[…]
Lo Stato, la presente società non si occupano dell’uomo interiore, ma solo dell’uomo esteriore, del cittadino. Essi possono negare l’uomo interiore, ma questo sopraffà sempre quello esteriore, distruggendo i piani abilmente studiati per il cittadino. Lo Stato sacrifica il presente per il futuro, sempre salvaguardando se stesso per il futuro; considera il futuro d’importanza suprema, non il presente. Ma per l’uomo intelligente il presente è della massima importanza, l’oggi e non il domani. Ciò che è può essere compreso soltanto con lo svanire del domani. La comprensione di ciò che è determina la trasformazione nell’immediato presente.
Jiddu Krishnamurti - La mia strada è la tua strada

lunedì 20 dicembre 2010

20. Sensibilità

La realtà non è l’opposto dell’illusione, del falso, e se cercate di affrontarla come opposto, essa non verrà mai in essere. La realtà può essere soltanto quando cessano gli opposti. Condannare o identificare genera il conflitto degli opposti e il conflitto non può dar vita che a ulteriori conflitti. Un fatto affrontato senza emozione, senza negare o giustificare, non porta conflitto. Un fatto in sé non ha un opposto; ha un opposto solo quando c’è un atteggiamento gradevole o difensivo. È questo atteggiamento che erige le muraglie dell’insensibilità e distrugge l’azione.
[…]
L’attività si basa su un'idea, ma non l’azione. Le idee hanno opposti e il movimento in seno agli opposti è mera attività, per prolungata o modificata che sia. L’attività non può mai essere liberatrice.
L’attività ha un passato e un futuro, ma non l’azione. L’azione è sempre nel presente ed è pertanto immediata.
Jiddu Krishnamurti - La mia strada è la tua strada

venerdì 21 maggio 2010

19. La ricerca della verità

Dio lo si trova cercando? Si può forse cercare l’inconoscibile? Per trovare, bisogna sapere quello che si cerca. Se cercate per trovare, quello che troverete sarà una proiezione del vostro io; sarà ciò che desiderate e la creazione del desiderio non è la verità. Cercare la verità è negarla. La verità non ha una dimora stabile, fissa; non c’è sentiero, non c’è guida per la verità, e la parola non è verità. […]
La stessa concezione che la conoscenza di sé è difficile a conseguirsi è un ostacolo alla conoscenza di sé. Se posso dare un consiglio, direi che non si deve supporre che sarà difficile o richiederà molto tempo; non si deve predeterminare ciò che è e ciò che non è. Cominciate. La conoscenza di sé va scoperta nell’azione dei rapporti; ed ogni azione è rapporto. La conoscenza di sé non viene dall’isolamento, dal ritiro; la negazione di ogni rapporto è la morte. La morte è l’ultima resistenza. La resistenza, che è soppressione, sostituzione o sublimazione sotto qualunque forma, è un ostacolo al fluire della conoscenza di sé; ma la resistenza va scoperta nei rapporti, nell’azione. La resistenza, positiva o negativa, con i suoi confronti e giustificazioni, le sue condanne e le sue identificazioni, è la negazione di ciò che é. Ciò che è è l’implicito; e la consapevolezza dell’implicito, senza scelta alcuna, è la sua rivelazione. Questa rivelazione è il principio della saggezza. La saggezza è essenziale per l’avvento dell’incognito, dell’inesauribile.

Jiddu Krishnamurti - La mia strada è la tua strada

lunedì 19 aprile 2010

18. Il cognito e l’ignoto


La mente muove dal cognito al cognito e non può spingersi nell’incognito. Non possiamo pensare a qualcosa che non conosciamo; è impossibile. Ciò che pensate viene dal cognito, dal passato, sia questo passato remoto o il secondo appena trascorso.
[…]
Il pensiero può soltanto negare o asserire, non può scoprire il nuovo. Il pensiero non può trovare il nuovo; ma quando il pensiero tace allora può esserci il nuovo: che è immediatamente trasformato nel vecchio, nello sperimentato, dal pensiero. Il pensiero forma sempre, modifica, colora secondo uno schema di esperienza. La funzione del pensiero è di comunicare, ma non di essere nello stato di sperimentazione. Quando la sperimentazione cessa, allora subentra il pensiero e la definisce entro la categoria del cognito. Il pensiero non può penetrare nell’incognito, così che non può mai scoprire o sperimentare la realtà.

Jiddu Krishnamurti, La mia strada è la tua strada

domenica 11 aprile 2010

17. L’amore nei nostri rapporti


La conformità, che è la struttura sociale, perde il suo peso e la sua autorità soltanto quando vi sia amore. L’amore nei rapporti umani  è un processo di purificazione poi che rivela i modi dell’io. Senza questa rivelazione, i rapporti umani hanno ben poco significato.
[…]
La nostra maggior difficoltà è di essere ampiamente profondamente consapevoli che non c’è nessun mezzo di amare come fine desiderabile della mente. Quando si sia compreso ciò realmente e profondamente, allora ci sarà una possibilità di ricevere qualche cosa che non è di questo mondo. Senza il tocco di questo qualcosa, fate pure tutto quello che volete, non ci sarà felicità durevole nei vostri rapporti.

Jiddu Krishnamurti, La mia strada è la tua strada

16. Il sonno


Si può deliberatamente coltivare un dono, una capacità, o sviluppare una tecnica, uno schema di azione  e di condotta; ma ciò non è rinnovamento. Coltivare non è creare. Questo rinnovamento creativo non si verifica se c’è qualunque specie di sforzo da parte di colui che diviene. La mente deve volontariamente perdere ogni impulso cumulativo, il formarsi di scorte a base di esperienze come mezzo di ulteriori esperienze e conquiste. È lo stimolo cumulativo, auto-protettivo che genera la curva del tempo e impedisce il rinnovamento creativo.
[…]
Durante il sonno e spesso durante le ore di veglia, quando il divenire è interamente cessato, quando l’effetto d’una causa si è consumato, allora ciò che è al di là del tempo, al di là dei limiti delle cause e degli effetti, viene in essere.
Jiddu Krishnamurti, La mia strada è la tua strada

15. Sfaccettature dell’individuo

Non riusciamo mai ad avere la visione del tutto, non siamo mai consapevoli del tutto, perché siamo così assorti nella parte. La parte divide se stessa e diviene i molti. Per essere consapevoli del tutto, del conflitto dei molti, ci deve essere comprensione del desiderio. C’è una sola attività del desiderio; sebbene ci siano varie e contrastanti domande e ricerche, esse tutte non sono che il risultato del desiderio. Il desiderio può non essere sublimato o soppresso; deve essere inteso senza colui che comprende. Se l’entità che comprende è presente, allora essa è ancora l’entità del desiderio. Comprendere senza lo sperimentatore è essere liberi dell’uno e dei molti.
Ogni attività di adesione e negazione, di analisi e di accettazione, rafforza soltanto lo sperimentatore. Lo sperimentatore non può mai comprendere il tutto. Lo sperimentatore è tutto ciò che si è accumulato e non c’è comprensione entro l’ombra del passato.

Jiddu Krishnamurti, La mia strada è la tua strada

mercoledì 7 aprile 2010

14. Semplicità di cuore


Il desiderio di essere è il principio della complessità. Spinti dal desiderio sempre crescente di essere, interiormente ed esteriormente, noi accumuliamo o rinunciamo, coltiviamo o neghiamo. Vedendo che il tempo rapisce ogni cosa, ci aggrappiamo a ciò che è senza tempo. Questa lotta per essere, positivamente o negativamente, attraverso l’attaccamento o il distacco, non può mai essere risolta da nessun gesto esteriore, da nessuna disciplina o pratica; ma la comprensione di questa lotta porterà, naturalmente e spontaneamente, alla libertà dall’accumulo esterno e interiore dei loro conflitti. La realtà non si consegue attraverso il distacco; non è raggiungibile con nessun mezzo. Tutti i mezzi e tutti i fini sono una forma di attaccamento e devono cessare perché la realtà sia.

Jiddu Krishnamurti, La mia strada è la tua strada

13. Virtù

La virtù è del cuore e non della mente. Quando la mente coltiva la virtù, non è che calcolo astuto; è un’autodifesa, un abile adattamento all’ambiente. La perfezione di se stessi è la negazione medesima della virtù. Come può esserci virtù dove c’è la paura? La paura è della mente e non del cuore. La paura si cela sotto forme diverse: virtù, rispettabilità, adattamento, servire e così via.
[…]
Come un bambino si esercita al pianoforte, così la mente abilmente pratica la virtù, per rendersi più durevole e dominante nell’affrontare la vita o nel conseguire ciò che ritiene essere più elevato. Ci deve essere vulnerabilità nell’affrontare la vita e non la rispettabile muraglia della virtù che t’imprigiona. Ciò che è più elevato non può essere raggiunto; non c’è strada, nessuno sviluppo, matematicamente progressivo, in quella direzione. La verità deve venire, tu non puoi andare alla verità e la tua virtù coltivata non ti ci porterà. Ciò che tu raggiungi non è verità, ma la proiezione del tuo desiderio; e soltanto nella verità c’è la felicità.

Jiddu Krishnamurti, La mia strada è la tua strada

martedì 30 marzo 2010

12. Sperimentazione

L’esperienza è una cosa e sperimentare un’altra. L’esperienza è una barriera allo stato di sperimentazione. Per piacevole o orribile che sia, l’esperienza impedisce il fiorire della sperimentazione. L’esperienza è già nella rete del tempo, è già nel passato, è divenuta un ricordo che viene in vita soltanto come risposta al presente. La vita è il presente, non l’esperienza.
[…]
Nello stato di sperimentazione, non c’è né lo sperimentatore né lo sperimentato. L’albero, il cane e la stella della sera non devono essere sperimentati dallo sperimentatore; essi sono il moto stesso della sperimentazione. Non c’è divario tra l’osservatore e l’osservato; il pensiero non ha tempo né intervallo spaziale per identificare se stesso. Il pensiero è del tutto assente, ma c’è esistenza. Questo stato di esistenza non può essere né pensato né meditato, non è cosa che si possa eseguire. Lo sperimentatore deve cessare di sperimentare, e soltanto allora c’è esistenza. Nella tranquillità del suo movimento essa è senza tempo.

Jiddu Krishnamurti, La mia strada è la tua strada

venerdì 26 marzo 2010

11. Politica

Poiché noi giochiamo con le cause e con gli effetti e non ci spingiamo mai al di là di essi, se non verbalmente, le nostre vite sono vuote , senza molto significato. È per questa ragione che siamo divenuti schiavi dell’eccitazione politica e del sentimentalismo religioso. C’è speranza soltanto nell’integrazione dei diversi processi di cui siamo fatti. Integrazione che non viene in essere attraverso ideologie o l’adesione a qualunque autorità particolare, politica o religiosa che sia; essa viene in essere soltanto mediante un’estesa e profonda coscienza. Questa coscienza deve scendere entro strati più profondi dell’essere e non accontentarsi di risposte e reazioni superficiali.
Jiddu Krishnamurti, La mia strada è la tua strada

10. Rispettabilità

La generosità di mano è facile a raggiungersi; ma la generosità di cuore non è cosa che si coltivi, è libertà da ogni accumulo. Per perdonare ci deve essere stata una ferita; e per essere feriti, ci deve essere stato il raccogliersi dell’orgoglio. Non v’è generosità di cuore finché vi sia un ricordo di riferimento, il “me” e il “mio”.
Jiddu Krishnamurti, La mia strada è la tua strada

martedì 23 marzo 2010

9. Il sapere


Il sapere è un lampo di luce tra due tenebre; ma il sapere non può andare al di sopra e al di là di quelle tenebre. Il sapere è essenziale per la tecnica, come il carbone per la locomotiva; ma non può spingersi nell’ignoto. L’ignoto non si lascia cogliere nella rete del noto. Il sapere deve essere messo da parte perché l’ignoto sia; me come è difficile ciò!
[…]
L’accrescimento del sapere è come ogni altro accrescimento; offre una via di fuga dalla paura del vuoto, della solitudine triste, della frustrazione, della paura di essere niente. La luce del sapere è una tettoia delicata e fragile, sotto la quale si trova una tenebra che la mente non può penetrare. La mente ha paura di questo ignoto, onde si rifugia nel sapere, in teorie, speranze, immaginazione; e questo stesso sapere è un ostacolo alla comprensione dell’ignoto. Mettere da parte il sapere è un invito alla paura; e rinnegare la mente, che è il solo strumento di percezione che abbiamo, è rendersi vulnerabili al dolore, alla gioia. Ma non è facile mettere da parte il sapere. L’ignoranza è la mancanza di coscienza di sé; e il sapere è ignoranza quando non vi sia comprensione dei modi dell’io. La comprensione dell’io è affrancamento dal sapere.

Jiddu Krishnamurti, La mia strada è la tua strada

lunedì 22 marzo 2010

8. Cerimonie e conversione


Ci si può convertire da una fede all’altra, si può passare da un dogma a un altro, ma non ci si può convertire alla comprensione della realtà. credere non è realtà. Potete cambiare le vostre idee, cambiare opinione, ma la verità, Dio, non sono una convinzione: sono un’esperienza che non si basa su nessuna convinzione o dogma, nemmeno su nessuna precedente esperienza.
Se avete avuto un’esperienza nata dalla fede, la vostra esperienza è il riflesso condizionato di quella fede. Se avete un’esperienza inaspettatamente, spontaneamente, e costruite altre esperienze sulla prima, allora l’esperienza non è che la continuazione del ricordo che risponde al contatto col presente. Il ricordo è sempre morto, viene in essere soltanto in contatto col presente vivo.
[…]
C’è una certa quantità di ordine e di bellezza nelle cerimonie, ma fondamentalmente non sono che degli eccitanti; e come tutti gli eccitanti in breve ottundono la mente e il cuore. I riti divengono abitudine; divengono una necessità, e non se ne può più fare a meno.

Jiddu Krishnamurti, La mia strada è la tua strada
Tutti i testi e le immagini di questo blog sono (c) di
Guglielmo Nigro,
salvo dove diversamente indicato.
Puoi diffonderli a tuo piacere ma ti chiedo di
esplicitare sempre l'autore e/o la fonte.