domenica 6 novembre 2011

22. L'io

Il processo cumulativo d’identificazione costruisce l’io, positivamente o negativamente; e la sua attività è sempre imprigionante, per vasta che sia la prigione. Ogni sforzo dell’io di essere o di non essere è un moto di allontanamento da ciò che è. Indipendentemente dal suo nome, dai suoi attributi, idiosincrasie e proprietà, che cos’è l’io? C’è sempre l’io, il se stesso quando le sue qualità siano state tolte? È questa paura a essere niente che spinge l’io all’attività; ma essa è nulla, non è che un vuoto.
Se siamo capaci di guardare bene in faccia quel vuoto, di essere con quella dolorosa solitudine e malinconia, allora la paura scompare del tutto e avviene una trasformazione radicale. Perché ciò accada, ci deve essere la sperimentazione di quel nulla – la quale viene impedita se c’è uno sperimentatore. Se c’è il desiderio di sperimentare quel nulla per poterlo vincere, per poter andare al di sopra e al di là di esso, allora non c’è sperimentazione; perché l’io, come identità, continua. Se lo sperimentatore ha un’esperienza, non c’è più lo stato di sperimentazione. È la sperimentazione di ciò che è senza darle un nome che determina la libertà di ciò che è. 

Jiddu Krishnamurti - La mia strada è la tua strada
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