mercoledì 3 giugno 2009

Paura

La malattia ci fa paura.
L'interruzione dell'equilibrio, il trauma. La morte.
Ieri sera ho portato un ragno fuori dalla camera da letto. Era spaventato?
Penso alla malattia come a un tunnel e a un rito.
Si entra in un tunnel di gesti ripetuti e predefiniti: dottori, visite, esami, odore di disinfettante.
Il rito è sempre quello, l'opportunità della consapevolezza, della crescita. Che si superi la malattia. Che arrivi la morte.
Ma il rito ci sfugge. La paura ci allontana dal significato della malattia. Ci isoliamo nel non detto e nel terrore di non riconoscerci per capire. Il tunnel è più forte, più codificato.
A una persona a me cara diagnosticano una malattia. La paura non la fa dormire.
La prima soluzione è il sonnifero. La seconda sarà la chirurgia. E poi?
Le sono vicino, la comprendo. Mi spaventa, come a lei. Ma vorrei fossimo tutti meno dolorosamente terrorizzati. Ché il soffio della vita è così sottile e forte e persistente e selvaggio.
Se lo sfuggiamo, se lo prendiamo in giro, non comprendiamo né la malattia né la morte. E neppure la vita.
Il ragno costruisce la nuova tela tra l'alloro e il rosmarino.
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