lunedì 24 dicembre 2012

Mangiare in consapevolezza


Che ruolo gioca il mangiare consapevole nella tua vita quotidiana?
Quando riusciamo a rallentare e goderci veramente ciò che mangiamo, ne ricaviamo una qualità molto profonda. Amo sedermi e mangiare con tranquillità, godendomi ogni morso, consapevole della presenza della mia comunità, consapevole di tutto il duro e al tempo stesso amorevole lavoro che è presente nei miei pasti. Quando mi siedo così, non sono solo nutrito fisicamente, ma anche spiritualmente. Il modo in cui mangio influenza tutto il resto delle cose che faccio durante la giornata. Se riesco a guardare in profondità nel mio cibo e prendermi questo tempo come una meditazione – non meno importante del tempo dedicato alla meditazione seduta o camminata – ricevo i molti doni del cosmo, dei quali non potrei godere altrimenti, se la mia mente fosse altrove. Perché se quando mangio sono consumato dai miei progetti e preoccupazioni, in realtà ciò che mangio è molto stress e paura e ciò è dannoso sia per la mia mente che per il mio corpo. Noi abbiamo una “gatha”, o verso, che recitiamo mentre mangiamo:
Nella dimensione dello spazio e del tempo,
Mastichiamo con lo stesso ritmo con cui respiriamo.
Preservando le vite di tutti i nostri antenati,
aprendo una strada che sale per i discendenti.

Così, quando mangiamo in presenza mentale, riusciamo ad entrare in contatto diretto coi nostri antenati , così come coi nostri discendenti, e usiamo il tempo dei pasti per vedere come nutrire le cose migliori che i nostri antenati ci hanno tramandato e come continuare a trasmettere ciò che abbiamo di più prezioso alle generazioni future.


Thich Nhat Hanh

Segue un articolo di approfondimento sull'alimentazione consapevole (da qui).


Il primo nutrimento: il cibo che si mangia
Il primo genere di nutrimento di cui ha parlato il  Buddha è il cibo che si mangia. Il suo
consiglio è di mangiare in consapevolezza così da mantenere viva nel cuore la compassione.
Gli alimenti che mangiamo possono introdurre nel nostro cuore veleni in grado di distruggerla
e possono provocare sofferenza nel corpo, nella mente e nel mondo; per questo dobbiamo
sapere che cosa stiamo mangiando e se il cibo che mangiamo non stia distruggendo noi e il
nostro pianeta.
Per illustrare questo fatto, il Buddha ha raccontato la storia di una giovane coppia con un
bambino di tre anni, che doveva andare in un altro Paese attraversando un vasto deserto. A
metà strada, in pieno deserto, finì il cibo che avevano portato con loro. I due sapevano che
sarebbero morti se non fossero riusciti a trovare altro cibo. Disperati, decisero di uccidere il
bambino e di mangiarne le carni; ne mangiarono un pezzetto e conservarono il resto per
portarselo in spalla, facendolo essiccare al sole. Ogni volta che mangiavano un pezzo delle
carni del figlio piangevano disperati: «Dov’è ora il nostro caro bimbo?», si battevano il petto,
si strappavano i capelli, insomma stavano malissimo. Alla fine riuscirono ad attraversare il
deserto e ad arrivare alla nuova terra, ma continuarono a soffrire e a piangere il loro
bambino. 
Dopo aver raccontato questa storia il Buddha chiese ai suoi monaci: «Cari amici, pensate
che la coppia godesse di mangiare le carni del proprio figlio?». I monaci risposero: «No,
come si può godere di mangiare le carni del proprio figlio?». Il Buddha disse: «Se non
consumiamo in modo consapevole ecco che stiamo mangiando le carni di nostro figlio, di
nostra figlia.». 
Per la maggior parte di noi, quello che abbiamo ricevuto alla nascita è un corpo sano; se
però consumiamo in maniera inconsapevole e mangiamo cibo che fa ammalare il corpo e la
mente, noi distruggiamo il corpo che ci è stato dato. Manchiamo di riguardo ai nostri antenati;
il corpo ci è stato trasmesso da molte generazioni  passate, non abbiamo il diritto di
distruggerlo con quel che mangiamo o beviamo.
Se facciamo uso di droghe, beviamo alcolici o fumiamo sigarette noi assumiamo veleni che
ci distruggono il corpo e la mente: mangiamo il corpo di nostro padre, di nostra madre, dei
nostri antenati; mangiamo anche la carne dei nostri figli e nipoti, perché il nostro corpo che
stiamo danneggiando è quello che poi trasmetteremo ai nostri figli e alle generazioni future.
La gente tende a pensare: “Questo corpo è mio, posso farne quello che voglio. Si tratta della
mia vita!”. Il nostro corpo invece non appartiene soltanto a noi: appartiene anche ai nostri
antenati, alla nostra famiglia, ai nostri figli. Il tuo corpo è la prosecuzione dei tuoi antenati:
devi prendertene cura, in modo da poter trasmettere il meglio di te ai tuoi figli, ai tuoi nipoti, al
tuo partner, alla tua comunità. 
Quando mangiamo carne e beviamo alcolici, dunque, mangiamo le carni dei nostri figli. Non
è solo il consumo, è anche la produzione degli alcolici a generare sofferenza perché impiega
cereali che si potrebbero usare per nutrire le popolazioni che, nel mondo, muoiono di fame.
Per fare un bicchiere di saké ci vuole un cesto intero di riso che potrebbe nutrire molti
bambini affamati. Negli Stati Uniti, l’ottanta per cento del grano e il novanta per cento
dell’avena che si produce viene dato da mangiare agli animali allevati per l’alimentazione
umana; i fiocchi d’avena che mangiamo la mattina a colazione costituiscono solo il cinque
per cento di tutta l’avena che si coltiva negli Stati Uniti. Da soli, i vitelli di tutto il mondo
consumano una quantità di cibo equivalente al bisogno calorico di 8,7 miliardi di persone –
più dell’intera popolazione mondiale. 
Al mondo ci sono così tante persone che muoiono di fame! L’UNICEF, il Fondo delle Nazioni
Unite per l’Infanzia, riferisce che ogni giorno muoiono di denutrizione quarantamila bambini;
nel frattempo molti di noi, in Occidente, sono sovrappeso. Quando mangiamo più del
necessario distruggiamo il nostro corpo e quello dei nostri antenati e discendenti. Una volta
un economista francese mi ha detto che se le nazioni sviluppate dell’Occidente riducessero il
loro consumo di carne e di alcolici del cinquanta per cento potremmo risolvere il problema
della fame nel mondo. 
Sull’impatto ambientale della produzione americana  di carni alimentari l’Emory College
riferisce quanto segue:
• Terreno: l’87% del terreno agricolo degli Stati Uniti (ossia il 45% dell’intero
territorio degli U.S.A.) è utilizzato per l’allevamento del bestiame da macello. 
• Acqua: più della metà di tutta l’acqua consumata negli Stati Uniti, per ogni genere
di finalità, è impiegata nell’allevamento del bestiame da macello. Si è calcolato
che per produrre un chilo di carne occorrono in media 18.927 litri d’acqua; per
produrre un chilo di frumento invece ne occorrono 189. Una dieta interamente
vegetariana richiede 1.135 litri d’acqua al giorno, una dieta a base di carne ne
richiede 15.141.
• Inquinamento: negli U.S.A. l’allevamento degli animali da macello inquina le
acque più di ogni altra industria. Gli animali producono centotrenta volte più
escrementi dell’intera popolazione umana, in misura di oltre trentanove tonnellate
al secondo (precisamente 39.498 kg). Molti dei rifiuti provenienti dagli allevamenti
e dai macelli confluiscono nei fiumi, contaminandone le acque.
• Deforestazione: in un anno, ogni vegetariano salva un acro (poco meno di mezzo
ettaro, precisamente 4046,86 m2) di foresta. Negli U.S.A. sono stati abbattuti oltre
260 milioni di acri (105.218.256 ettari) per creare pascoli per gli animali da carne;
ogni quindici secondi scompare un ettaro di foresta. Si stanno distruggendo ampie
zone di foresta pluviale tropicale per creare pascoli per i vitelli. Per produrre un
singolo hamburger di un etto possono essere abbattuti fino a 17 m2 di foresta pluviale. 
Le foreste sono i nostri polmoni, ci danno ossigeno, conservano l’ambiente; se mangiamo
carne distruggiamo le foreste, dunque è come se mangiassimo le carni della nostra Madre
Terra. Tutti noi, compresi i bambini, siamo in grado di renderci conto di quanto soffrano gli
animali allevati a scopo alimentare; possiamo scegliere di mangiare in consapevolezza e di
proteggere il benessere e la vita delle specie che coabitano con noi, di proteggere la stessa
Madre Terra. 
Il nostro modo di nutrirci conduce alla guerra, perché la quantità delle risorse che usiamo per
produrre carne è immensa: la popolazione degli Stati Uniti ammonta solo al 6% dell’intera
popolazione mondiale ma assorbe il 60% di tutte le risorse che si consumano sulla Terra. In
Occidente abbiamo uno stile di vita molto lussuoso, mangiamo più di quanto ci occorra,
mentre altri muoiono di fame; mangiamo in un modo che ci fa distruggere il pianeta Terra. È
una grave ingiustizia, questa, ed è anche un’offesa all’intera razza umana, agli animali, alle
piante, ai minerali, all’atmosfera. Nel mondo, questa disuguaglianza provoca odio e rabbia;
quell’odio e quella rabbia, quando vengono repressi, esplodono sotto forma di atti di
violenza.
Abbiamo l’opportunità di fermare le macellazioni e di trovare modi più nonviolenti di produrre
cibo. Si può mangiare cibo delizioso anche senza impiegare le carni degli animali. Quando
mangiamo in presenza mentale teniamo viva la consapevolezza della nostra interdipendenza
con gli altri esseri; questa consapevolezza ci aiuta a tenere viva la compassione nel cuore.
Mangiare in modo compassionevole rende felici. 
Un modo di nutrire la nostra compassione è discutere in famiglia come mangiare e bere in
maniera più consapevole. Un altro modo è, a livello dell’intera società, osservare insieme il
nostro modo di produrre e di consumare il cibo.  

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