sabato 23 giugno 2012

52. Gelosia

 immagine dalla rete

Premessa:
Nel riportare le citazioni di Jiddu Krishnamurti dal libro La mia strada è la tua strada (ed. Mondadori), ho sempre cercato la sintesi e quelli che a mio avviso sono gli stralci più significativi. Tuttavia, Krishnamurti va letto per intero, perché la sua capacità di scrittura era straordinariamente alta, poetica, evocativa, per quanto a volte difficile. Nel libro, ogni capitolo segue una struttura ricorrente, con un'introduzione di lunghezza variabile che presenza "la scena", dove Krishnamurti tocca momenti altissimi di scrittura. Per queste ragioni, ho deciso di riportare per intero il capitolo 52, che trovo in assoluto il più bello, chiaro e forte dell'intero libro; dalla rappresentazione iniziale della bimba, alla veloce e toccante riflessione sulla sua futura sofferenza, alla lezione lucida sull'amore: la fiamma senza fumo.


Il sole si rifletteva fulgido sul bianco muro di fronte e il suo riverbero rendeva i volti oscuri. Una bimbetta, senza il permesso della madre, venne a sedersi vicino, gli occhi spalancati, chiedendosi che cosa mai stesse accadendo intorno. Era stata lavata e vestita appena allora e aveva dei fiori nei capelli. Stava osservando accuratamente ogni cosa, come fanno i bambini, senza registrare poi molto. I suoi occhi scintillavano ed ella non sapeva bene che cosa fare, se mettersi a piangere, a ridere o a saltare; invece, mi prese una mano e la osservò con profondo interesse. Dopo qualche tempo si dimenticò di tutte le persone che si trovavano nella stanza, si rilassò e finì per addormentarsi con la testa sulle mie ginocchia. Aveva una bella testina, ben fatta e proporzionata; e tutta la sua persona era pulita fino all’immacolatezza. Il suo avvenire era confuso e triste come quello di tutti gli altri esseri presenti nella stanza. I suoi conflitti e le sue pene erano altrettanto inevitabili quanto il sole sul muro di fronte; perché l’essere affrancati dal dolore e dall’infelicità esige una suprema intelligenza, e la sua educazione e le influenze che la circondavano avrebbero provveduto a negarle questa intelligenza. L’amore è così raro in questo mondo, l’amore, quella fiamma senza fumo; il fumo è dominante, soffoca tutto, porta lacrime e angoscia. È raro vedere la fiamma attraverso il fumo; e quando il fumo diventa di importanza fondamentale, la fiamma muore. Senza la fiamma dell’amore, la vita non ha significato, diviene tediosa e pesante; ma la fiamma non può esistere nel fumo che tutto oscura. Le due cose non possono esistere insieme; il fumo deve cessare perché sia la fiamma limpida. La fiamma non è rivale del fumo; essa non ha rivali. Il fumo non ha la fiamma, non può contenere la fiamma; né il fumo indica la presenza della fiamma, perché la fiamma è libera dal fumo.
“Non possono amore e odio coesistere? La gelosia non è un indizio dell’amore? Ci teniamo le mani e un minuto dopo rimbrottiamo; diciamo cose dure,  cattive e in breve ci abbracciamo. Bisticciamo,  poi ci baciamo e abbiamo fatto la pace. Tutto questo non è forse amore? La stessa espressione della gelosia è una manifestazione dell’amore; essi paiono andare insieme, come la luce e le tenebre. La facile ira e la pronta carezza, non rappresentano esse forse la pienezza dell’amore? Il fiume è insieme turbolento e calmo; scorre tra l’ombra e la luce del sole, e proprio in ciò sta la bellezza del fiume.”
Che cos’è quello che chiamiamo amore? È l’intero campo della gelosia, della lussuria, delle parole dure, delle carezze, del tenersi le mani, dei litigi e delle riconciliazioni. Questi sono i fatti in questo campo del cosiddetto amore. Ira e carezze sono fatti quotidiani in questo campo, non è vero? E noi ci studiamo di stabilire un rapporto tra i vari fatti, o mettiamo un fatto a paragone di un altro. Usiamo un fatto per condannarne o giustificarne un altro nei limiti di questo stesso campo, o tentiamo di stabilire un rapporto tra un fatto entro il campo e un altro esterno ad esso. Non prendiamo ogni fatto separatamente, ma cerchiamo di trovare un’interdipendenza tra di loro. Perché facciamo così? Possiamo comprendere un fatto solo quando non usiamo un altro fatto nello stesso campo come mezzo di comprensione, la qual cosa semplicemente genera conflitto e confusione. Ma perché poniamo a paragone i vari fatto dello stesso campo? Perché ricorriamo al significato di un solo fatto per contrapporne o spiegarne un altro?
“Comincio ad afferrare quello che volete dire. Ma perché facciamo tutto ciò?”
Comprendiamo noi un fatto attraverso lo schermo dell’idea, attraverso lo schermo della memoria? Comprendo io forse la gelosia perché ho tenuto la vostra mano tra le mie? Il tenere la mano è un fatto, come la gelosia è un fatto; ma comprendo forse il processo della gelosia per aver tenuto la vostra mano? La memoria è un aiuto alla comprensione? La memoria confronta, modifica, condanna, giustifica o identifica; ma non può dare la comprensione. Noi affrontiamo i fatti nel campo del cosiddetto amore con l’idea, la conclusione. Non prendiamo il fatto della gelosia così com’è e lo osserviamo in silenzio, ma vogliamo contorcere il fatto secondo il modello, la conclusione; e lo affrontiamo in questo modo perché in realtà non desideriamo comprendere il fatto della gelosia. Le sensazioni della gelosia sono stimolanti come una carezza; ma vogliamo lo stimolo senza il dolore e il disagio che invariabilmente l’accompagnano. Così che c’è conflitto, confusione e antagonismo entro quel campo che noi chiamiamo amore. Ma è poi amore? L’amore è forse un’idea, una sensazione, uno stimolo? L’amore è gelosia?
“ La realtà non si contiene forse nell’illusione? La tenebra non circonda o nasconde la luce? Dio non è forse tenuto in servitù?”
Queste sono semplici idee,  opinioni, e così non hanno validità. Idee siffatte non generano che ostilità, non raggiungono o contengono la realtà. Dove la luce è non c’è tenebra. Il buio non può nascondere la luce; se lo fa, non c’è luce. Dove è la gelosia, non c’è amore. L’idea non può avvolgere l’amore. Per accomunarsi, ci deve essere un rapporto. L’amore non è connesso all’idea, e così l’idea non può accomunarsi all’amore. L’amore è una fiamma senza fumo.

Jiddu Krishnamurti - La mia strada è la tua strada
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