venerdì 4 maggio 2012

Agenzia di viaggi

1.
Mangio arachidi con la pellicina bruna. Adoro questa pellicina sottile.

2.
Due persone fingono uno scatto per raggiungere l’autobus in partenza. Tanto basta per convincere l’autista dal cuore d’oro a fermarsi e aspettare. Il loro passo rimane lento, ma teso.

3.
Il ragazzino la stringe per il collo, ridendo per una battuta che non colgo. Sono adolescenti, giocano, sembrano felici. Quel gesto ingenuo mi fa pensare alle tante violenze sulle donne che ogni anno avvengono nel nostro paese. Prese per il collo.

4.
La donna incrocia la mia strada, nel sole del primo pomeriggio. Il suo seno si muove vistosamente in un reggiseno troppo largo. Poi mi viene il dubbio. Sarà il reggiseno o l’età?

5.
Il ragazzo dorme su una panchina nel parco, la testa appoggiata allo zaino. Ombra e sole si muovono con le nuvole. L’aria tiepida è premurosa, maestosa, avvolgente. Noto un vistoso braccialetto d’oro al suo polso. Immagino per un attimo di inscenare una rapina, il braccialetto o la vita. Mi allontano sorridendo, pensando alle possibili conseguenze.

6.
La collega si toglie gli occhiali e noto le borse sotto gli occhi. Il suo sorriso è ancora bello, ma la stanchezza è feroce.

7.
Il controllore chiede ai passeggeri di lasciare un posto per la donna incinta. Un ragazzo si alza senza un sorriso. Lei, seduta, respira a fatica, accentuando un affaticamento di circostanza, preparando già il feto alla finzione sociale.

8.
Mangio ancora arachidi, e quasi mi innervosisco quando perdo la pellicina nelle pieghe del guscio, mentre cade nel cestino.

9.
Nell’ascolto della meditazione, in pausa pranzo, tornano alla mente le voci dei miei figli. Penso al “modo migliore per vivere soli”, e trovo consolatoria la loro compagnia. Possiamo godere dei nostri frutti finché ci sono.

10.
Lorelei, al telefono dice Vi va la pizza, capisco Viva la pizza, e mi ritrovo d’accordo. Amo soprattutto quella fatta in casa. La mia è integrale, con origano di Sicilia e olio extra-vergine. E i miei bimbi mi aiutano sempre a farla, ognuno per le proprie capacità. Una festa.

11.
I tre candidati sono in fila, uno accanto all'altri. Poso il mio sguardo senza fermarmi, facendo ping-pong con i loro visi. Sono sorridenti. Mi piacciono queste facce da studenti. C’è un sano orgoglio e molta ingenuità.

12.
Il ragazzone con la cravatta, alto, magro, mani lunghe e belle, sudate e tese, entra in casa nostra che sono quasi le nove di sera, preparato per un lungo discorso sui benefici dell’abbonamento a una nota agenzia di viaggi. Non è pronto a tutto, non ai capricci di Cecio che, troppo tardi per le sue forze, perde la pazienza; non allo sguardo intenso di Gabo che segue tutto in silenzio, prima di stufarsi; non alle mie parole gentili, fin troppo accondiscendenti e neutre; ma soprattutto non alla malcelata impazienza di Lorelei, che si colora spesso di pungente ironia.
Impreparato, quindi, e disattento ai segnali. Un ottimo professionista, visto che porta avanti il suo lavoro con estrema determinazione fino alle dieci di sera. Ma quanta tensione in quelle spalle e quanta poca empatia.
Non ci abboniamo. E infondo la colpa non è neppure sua.

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