mercoledì 15 febbraio 2012

La scuola degli animali

anguilla, disegno di akab


Ricordo che ai tempi del mio diploma, venivo rimproverato di un errore inaccettabile dalle isegnanti dell'istituzione scolastica: che esprimessi chiaramente delle preferenze tra le materie, delle inclinazioni, e che seguissi tali inclinazioni. Il problema, per le insegnanti, era che il mio interesse e il mio approfondimento, invece di essere omogeneo in tutte le materie, fosse selettivo.
A queste obiezioni, ho risposto nel tempo maturando la convinzione che sviluppare e assecondare le proprie inclinazioni non potesse in alcun modo essere un difetto. A maggior ragione se a pretendere omogeneità di comportamenti erano insegnani privi di interesse e passione per il loro lavoro e per il compito alto, importantissimo che avevano. Una convinzione che, al tempo, sembrava più cocciutaggine, e che mi costò per tutti e cinque gli anni di scuole superiori l'8 in condotta.
Ricordo anche che, dopo il diploma, ero uno dei pochi tra i miei compagni che aveva sviluppato un'idea chiara su cosa avrebbe voluto fare successivamente. Non importa poi, se tale idea sarebbe mutata, cambiata radicalmente nel corso degli anni. Queste metamorfosi sono parte della vita.

Ma che scuola è quella che ti costringe a scappare dalla tua vocazione, dalle tue inclinazioni, che non stimola la tua intelligenza emotiva, che non ti permette di sviluppare un rapporto critico e riflessivo con la realtà che ci circonda? Dove, anzi, il pensiero critico è visto come un ostacolo alla realizzazione delle lezioni, di un programma rigido prestabilito?
Una storia che prendo in prestito da un libro di Osho (I libri del Fiore d'Oro, che è una miniera di spunti) ce lo spiega con una bellissima metafora.

La scuola degli animali
Un giorno, gli animali si radunarono nella foresta e decisero di aprire una scuola. Erano presenti un coniglio, un uccello, uno scoiattolo, un pesce e un'anguilla, che formarono una Commissione Direttiva. Il coniglio proclamava che la corsa doveva essere inclusa nel programma, l'uccello insisteva che il volo doveva esservi incluso, il pesce proclamava che il nuoto doveva essere incluso nel programma, lo scoiattolo proclamava che l'arrampicamento sugli alberi doveva esservi assolutamente incluso. Riunirono tutte queste richieste e scrissero una guida al corso di studi. In seguito insistettero sulla necessità che tutti gli animali seguissero tutti i programmi.
Il coniglio, sebbene avesse guadagnato una "A" nella corsa, scoprì che l'arrampicamento sugli alberi era un problema: fece una caduta rovinosa che gli procurò un danno cerebrale e non poté più correre. Scoprì dunque che, invece di guadagnare una "A" nella corsa, otteneva solo una "C", e naturalmente, nell'arrampicamento sugli alberi, avrebbe guadagnato solo una "F".
L'uccello nel volo aveva dato un bellissimo spettacolo, ma quando dovette scavare una tana nel terreno non fece una figura altrettanto bella: si ruppe il becco e le ali. Ben presto si trovò a guadagnare una "C" nel volo, una "F" nello scavare una tana nel terreno e fece una fatica infernale nell'arrampicamento sugli alberi.
La morale della storia fu che un'anguilla mentalmente ritardata risultò la prima della classe: aveva fatto ogni cosa a metà, ma gli insegnanti erano tutti felici perché tutti gli animali avevano seguito tutti i programmi e definirono il loro corso un' "istruzione su ampie basi".

Osho conclude la storia così: Tutto ciò fa ridere, ma è esattamente così che voi avete fatto. Stiamo davvero tentando di rendere ogni essere umano uguale a tutti gli altri, di conseguenza distruggiamo in ciascuno il potenziale di essere se stesso.
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