Abbasso le mani fino alle tue cosce mentre striscio come sotto una foglia.
Assorbo le poche gocce di rugiada di un’estate secca come un ramo spezzato.
Apro le labbra e ti tocco dove l’ombra è più scura e umida.
Risalgo alla curva morbida del tuo seno dove i capezzoli sono spine che non pungono.
C’è il fiato che ci tiene uniti come un filo di volontà e astuzia
e quello che negli anni sappiamo esserci dati
e i figli che sono i fiori di una primavera eterna.
Il mio ventre sussulta prima di chiudersi in uno spasmo.
Salti di grillo da una foglia all’altra senza nasconderci dietro a un canto e
siamo arrivati e limpidi e uniti e volgari e angelici.
Prima che un’acqua frettolosa e artificiale si porti via tutto
ci abbracciamo come a riconoscerci nelle forme e nelle venature intarsiate dal tempo.
Una leggera brezza calda e nuda entra dalla finestra a sollevare le foglie
e riportarci al presente senza desiderio e attesa per il poco che ci spetta.
giovedì 9 agosto 2012
7. Conflitto; libertà; relazione
Se ci usiamo l’un l’altro per la nostra mutua gratificazione, resta forse spazio tra noi per un qualsiasi tipo di relazione? Quando usi un’altra persona per il tuo comodo, così come usi uno dei tuoi mobili, hai forse una relazione con questa persona? Hai forse una rapporto con i tuoi mobili? Puoi dire che sono tuoi, e questo è tutto; ma non hai alcuna relazione con essi. Allo stesso modo, quando utilizzi qualcuno per un tuo vantaggio fisico o psicologico, generalmente definisci quella persona come tua, la possiedi; e il possesso è forse una forma di relazione? Lo Stato usa l’individuo, e lo chiama il suo cittadino; ma non ha alcuna relazione con l’individuo, semplicemente lo usa come userebbe un attrezzo. Uno strumento è una cosa morta, e non può esserci alcuna relazione con qualcosa che è morto: quando utilizziamo un uomo per uno scopo, anche se nobile, vogliamo che sia come uno strumento, come una cosa morta. Non possiamo ovviamente usare una cosa viva, così come la nostra esigenza è di cose morte; la nostra società è basata sull’utilizzo di cose morte. L’uso di una persona da parte nostra la rende lo strumento morto della nostra gratificazione. La relazione può esistere solamente tra cose che vivono, e lo sfruttamento è invece un processo di isolamento, che porta al conflitto e all’antagonismo tra uomo e uomo.
Jiddu Krishnamurti, Il silenzio della mente, ed. Mondadori
Etichette:
citazione,
il silenzio della mente,
jiddu krishnamurti,
meditazione
La strada verso il cancro
L’unico onesto e serio metodo per sconfiggere il cancro è quello di non accedere al suo percorso, o di saltarne fuori prima che sia troppo tardi. Punto e basta. Chi promette altre vie, chi alimenta speranze illusorie, è un bugiardo ipocrita o un illusionista ciarlatano, poco importa se laureato ad Harward o a Pisa.
Ecco spiegato per filo e per segno un tipico percorso del cancro:
1) Enervazione o sfinimento. Il sistema nervoso è la batteria della nostra macchina. Se non è perfetto, perché si è mangiato troppo e male, e si è dormito poco, si sono bevute bibite gassate e zuccherate, si è fumato il proprio fumo o quello passivo di altri, si è rimasti a lungo senza sole, si è stati disturbati da rumori molesti e da campanari maleducati e intoccabili, si è guardata troppa televisione ed ascoltata musica assordante, c’è indebolimento, e così parte l’intossicazione.
2) Tossiemia. Con la batteria scarica e priva di energia nervosa accadono diverse cose strane dentro di noi. La prima cosa che comincia a non funzionare sono i muscoli dello stomaco. Diventiamo così saturi di scarti velenosi.
3) Irritazione. Il cibo alto-proteico indigesto resta all’interno del sistema e comincia a putrefarsi (in un posto caldo e umido va a male anzitempo), e a rilasciare NH3 (ammoniache), NH2-CH2-NH2 (cadaverine) e residui intrattabili nel sistema.
4) Infiammazione. Lo stomaco versa intelligentemente sui cibi ingeriti un liquido chiamato catarro, che serve a diluire e indebolire gli agenti chimici putrefatti e a trasferire il tutto al colon per l’espulsione.
5) Ulcerazione. L’infiammazione costante delle pareti dello stomaco causa l’apertura di una ferita in un determinato punto, una ulcera.
6) Indurimento. Sempre secondo logica, il corpo non può fare altro che riparare temporaneamente la parte ferita tramite un ispessimento del tessuto, una specie di crescita abnorme dentro di noi. Si può ancora andare avanti per un certo periodo in quelle condizioni.
E si può anche sopravvivere per un certo periodo qualora non subentrino operazioni chemioterapiche o chirurgiche prive di efficacia e di meriti, interventi invasivi peggiora-vita e accorcia-vita.
7) Fungazione. Continuando a vivere e a mangiare male, la crisi va fuori controllo. Le cellule che hanno prodotto l’indurimento si spargono in fretta su altri punti critici. Questa fase del numero sette è davvero una situazione di non ritorno.
Valdo Vaccaro, Alimentazione Naturale, ed. Anima
Ecco spiegato per filo e per segno un tipico percorso del cancro:
1) Enervazione o sfinimento. Il sistema nervoso è la batteria della nostra macchina. Se non è perfetto, perché si è mangiato troppo e male, e si è dormito poco, si sono bevute bibite gassate e zuccherate, si è fumato il proprio fumo o quello passivo di altri, si è rimasti a lungo senza sole, si è stati disturbati da rumori molesti e da campanari maleducati e intoccabili, si è guardata troppa televisione ed ascoltata musica assordante, c’è indebolimento, e così parte l’intossicazione.
2) Tossiemia. Con la batteria scarica e priva di energia nervosa accadono diverse cose strane dentro di noi. La prima cosa che comincia a non funzionare sono i muscoli dello stomaco. Diventiamo così saturi di scarti velenosi.
3) Irritazione. Il cibo alto-proteico indigesto resta all’interno del sistema e comincia a putrefarsi (in un posto caldo e umido va a male anzitempo), e a rilasciare NH3 (ammoniache), NH2-CH2-NH2 (cadaverine) e residui intrattabili nel sistema.
4) Infiammazione. Lo stomaco versa intelligentemente sui cibi ingeriti un liquido chiamato catarro, che serve a diluire e indebolire gli agenti chimici putrefatti e a trasferire il tutto al colon per l’espulsione.
5) Ulcerazione. L’infiammazione costante delle pareti dello stomaco causa l’apertura di una ferita in un determinato punto, una ulcera.
6) Indurimento. Sempre secondo logica, il corpo non può fare altro che riparare temporaneamente la parte ferita tramite un ispessimento del tessuto, una specie di crescita abnorme dentro di noi. Si può ancora andare avanti per un certo periodo in quelle condizioni.
E si può anche sopravvivere per un certo periodo qualora non subentrino operazioni chemioterapiche o chirurgiche prive di efficacia e di meriti, interventi invasivi peggiora-vita e accorcia-vita.
7) Fungazione. Continuando a vivere e a mangiare male, la crisi va fuori controllo. Le cellule che hanno prodotto l’indurimento si spargono in fretta su altri punti critici. Questa fase del numero sette è davvero una situazione di non ritorno.
Valdo Vaccaro, Alimentazione Naturale, ed. Anima
Etichette:
alimentazione,
cancro,
malattia,
salute,
valdo vaccaro
mercoledì 8 agosto 2012
Un soffio caldo
L'alba e i granai,
filtra di qua dal monte.
Piano si accende,
striscia e dà vita al cielo.
Scende e colora
vivida il fiume e il ponte.
Oh è tempo per noi di andare via.
Un respiro d'aria nuova.
Chiudo gli occhi e sento di già
che la stagione mia si innova.
Un soffio caldo che va,
un sogno caldo che va.
Sogni che a volte
si infrangono al mattino;
spengono l'alba, ci spengono pà.
Ma quanti cani
mordono il nostro cammino.
Ohoh, ma i sogni sai non dormono mai.
Un respiro d'aria buona.
Chiudo gli occhi e sento di già
che la stagione mia ritrova
un soffio caldo di libertà
ohohoh, la libertà.
Sotto un cielo d'aria nuova
apro gli occhi e sento di già,
sento pace nell'aurora.
Un soffio caldo di libertà
Un sogno caldo di libertà
ohohoh, la libertà.
martedì 7 agosto 2012
mercoledì 1 agosto 2012
Dentro/fuori
La meditazione del nuoto è potente.
Perché si muove al contrario... dentro/fuori, nel respiro, vuol dire inspiro/espiro. In acqua, succede dentro/fuori, in acqua/fuori dall'acqua, e il respiro è capovolto.
Aiuta. Forse.
Perché si muove al contrario... dentro/fuori, nel respiro, vuol dire inspiro/espiro. In acqua, succede dentro/fuori, in acqua/fuori dall'acqua, e il respiro è capovolto.
Aiuta. Forse.
lunedì 30 luglio 2012
Iscriviti a:
Post (Atom)
Tutti i testi e le immagini di questo blog sono (c) di
Guglielmo Nigro, salvo dove diversamente indicato.
Guglielmo Nigro, salvo dove diversamente indicato.
Puoi diffonderli a tuo piacere ma ti chiedo di
esplicitare sempre l'autore e/o la fonte.
esplicitare sempre l'autore e/o la fonte.