giovedì 29 agosto 2013

La gioia dei numeri


Da adulti, però, ci può capitare di notare una controindicazione dei numeri. Certo, ci fanno risparmiare un mucchio di tempo, ma a costo di una grande astrazione. “Sei” è più etereo di sei pesci, proprio perché è più generale. Si applica a sei di qualsiasi cosa: sei piatti, sei pinguini, sei volte in cui viene pronunciata la parola “pesce”. È la cosa ineffabile che hanno tutti in comune.

Detta così, i numeri cominciano ad apparire un po’ misteriosi. Sembra che esistano in qualche sorta di mondo platonico, un livello al di sopra della realtà. Da questo punto di vista somigliano più a elevati concetti astratti (come la verità e la giustizia) che a normali oggetti di tutti i giorni. La loro identità filosofica diventa ancora più confusa se ci pensiamo su. Da dove vengono di preciso i numeri? Li ha inventati l’umanità? O li ha scoperti?

Un’ulteriore sottigliezza è nel fatto che i numeri (come tutti i concetti matematici, se è per questo) hanno una vita indipendente(2). Non li controlliamo. Nonostante il fatto che esistono nella nostra mente, una volta che abbiamo deciso che cosa significano non abbiamo voce in capitolo su come si comportano. Obbediscono a certe leggi e hanno certe proprietà, personalità e modi di combinarsi tra loro; non ci possiamo fare nulla, a parte guardare e cercare di capire. Da questo punto di vista ricordano stranamente gli atomi e le stelle, gli oggetti del mondo fisici, che sono anch’essi soggetti a leggi al di fuori del nostro controllo… con la differenza che non si trovano nella nostra testa.

da Internazionale, di Steven Strogatz
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