giovedì 17 luglio 2014

I piedi e le cime

Mi alzo e prendo le mutande
Il sole filtra tra le persiane
I suoni del giorno ancora immobili
Prima e dopo le parate del lavoro

La rivoluzione non sarà ripresa in TV
Seduti dentro di noi avremo il rispetto
della notte e del vuoto che si muove
Quando il piccolo gallo spennato canterà
di nuovo

Come volti comuni ci riconosciamo
Nella normale apparenza del desiderio
Senza un passo che possa segnare il tempo
Quando il mio limite viola il tuo confine

Una tazza verde di tè bianco
Il profumo del gelsomino sul terrazzo
che offre al corpo quel che la memoria spezza
Impigliata dai fili delle circostanze

La punteggiatura degli eventi
Mentre accarezzi la gatta che aspetta
E in un anello di fumo torna da dentro
quello che non sei in grado di tacere

Avevo smesso di mangiare da giorni
Accanto al piatto il tuo sorriso
Mi armavo di fiducia senza respiro
Quando il vento ha riportato le tue mani

Le tue mani hanno riportato il vento
Consumo di polvere e sogni e voci
La frutta sul tavolo è succo dolce e fresco
Il cane di sotto ci manda le sue ragioni
incolte

Sediamo insieme in riva al lago
I piedi nell’acqua che riflette le cime
Alto e basso ci sfiorano come cascate
Davanti al tempo che non chiede
che di essere accolto.

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