mercoledì 4 settembre 2013

Amore e non attaccamento

Quando Patanjali parla di "non attaccamento" non è contro l'amore. In realtà, è a favore dell'amore. Non attaccamento vuol dire essere naturale in amore, fluire, senza essere ossessionati e assuefatti. L'assuefazione è il problema. In questo caso è simile a una malattia. Questa è assuefazione: non poter amare nessun altro, fatta eccezione per il proprio figlio, per esempio. In questo caso sarai infelice. Tuo figlio può morire,  e il tuo amore non avrebbe altre possibilità di fluire. E se anche tuo figlio non morisse, crescerà. E più diventa adulto, più diventa autonomo. A quel punto soffrirai. Ogni padre e ogni madre ne soffrono. [...]
L'amore non rende mai infelice nessuno, perché se ami qualcuno, ami la sua felicità. Ma se sei attaccato a qualcuno, non ami la sua felicità: ami solo il tuo egoismo, ti preoccupi solo delle tue pretese egoistiche. [...]
Ogni attaccamento diventa un irrigidimento, è morto. Non vibra di vita, non è una risposta in continuo movimento. Non è una vitalità legata all'istante, è una fissazione. Ami una persona, se è amore non puoi predire cosa accadrà il momento successivo. È imprevedibile, gli stati d'animo sono mutevoli come il tempo. Non puoi dire se tra un istante il tuo amante ti amerà. Tra un istante può non sentire di amarti, non puoi aspettartelo. Se ti ama anche tra un istante, bene, gliene sei grata. Ma se non ti ama, non ci puoi fare nulla. Sei impotente. Non devi piangerne, semplicemente il suo stato d'animo è cambiato! Accetta la situazione. Non puoi forzare il tuo amante a fingere, perché la finzione è pericolosa. [...] E se mi costringi, divento falso e la relazione si trasforma in una finzione, in un'ipocrisia. A quel punto non siamo più sinceri l'uno verso l'altro. E due persone che non sono sincere l'una verso l'altra, come possono essere innamorate? Il loro rapporto diventerà una fissazione. 
Osho, da Yoga: la scienza dell'anima (Ed. Mondadori)
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