mercoledì 29 giugno 2011

Un sorriso


In treno, leggo un libro di Thay che come spesso accade è ricco di ispirazione.
Si tratta di un piccolo, denso libro sul potere e la felicità.
Un libro pieno di fiducia e di sorrisi.

Mentre leggo, accanto a me ci sono alcune giovani ragazze, che mostrano tutto quel che hanno.
Sorrido, pensando alla bellezza, alla leggerezza, al colore, al desiderio sessuale, alla passione.
Sono belle, come fiori, sono esposte, col rischio di essere strappate dal prato. E in fondo, è bello ogni tanto strappare un fiore e regalarlo a qualcuno. Sabato scorso ho regalato una bellissima margherita rosa a Gabo.

C'è una consuetudine sociale ormai radicata, che non riflette in alcun modo sul potere, sul desiderio, sul piacere, sulla bellezza, se non in termini di seduzione e stile.
Seduzione e stile.

Di fronte a me, una coppia sui quarant'anni conversa in francese. Lui ha la voce bassa. Lei è squillante, dolce. La pronuncia è ottima. Proprio francese, direi. Ma cosa ne capisco, io? E infatti non capisco granché.
Quando scendo dal treno, la donna "francese" mi si avvicina, con molta energia, un bel sorriso, e con un accento... romano (?) mi parla di Thay: mi dice del libro che leggo, del fatto che andava a un sangha di Milano tempo fa, se so dov'è oggi quel ritrovo, perché ha perso i contatti. Le dico di me, di dove vado io. Mi dice, provincia di Lecco, bello, ci piacerebbe trasferirci da quelle parti. Le lascio un contatto, dicendole che le darò le indicazioni in merito al sangha di Milano se mi scrive una mail.
Ci salutiamo.

Penso, Thay e la consapevolezza uniscono le persone.
Penso, le illusioni sono così tante, così frequenti.
Facile confondere gli accenti.
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