domenica 29 maggio 2011

Filastrocca 11


(da questa poesia era nata una canzone, contenuta nel primo disco dei Goolij Niger)


Un vento lieve muove i miei capelli
mentre ricerco un radicamento nella terra di questa collina
nel profumo di quest’aria
nel colore di questo cielo.

L’immensa solitudine del caos svanisce
al battere ritmico del mio cuore
Sotto le stelle.

Un uomo ombra sospinge un carretto
sotto la luna
mugugnando qualcosa di antico.

Una donna partorisce in un vicolo
con la compagnia di sua nonna
ed il sangue macchia coperte e ghiaia.
I respiri si fanno tre
nella breve ma eterna attesa del pianto.

Veniamo al mondo piangendo.

Il profumo della terra vaga col vento
scivola via
ritorna
i miei piedi scalzi si incuneano.

È una percezione circolare
l’orizzonte si piega.

L’ultima donna che ho amato sospira nel buio.
La donna che amo è un'idea del mare
dell'umidità del movimento
della vita
nella breve ma eterna attesa del pianto.

Canto, piano, per dimenticare il tempo perduto.
La donna che amo è un’idea del mare,
dell’umidità, del movimento,
della vita.

Amiamo il mondo piangendo.
I nomi si confondono, i volti si confondono.
Non le sensazioni sulle mani che accarezzano i corpi,
non l’elettricità, non l’immagine sinestetica della passione.

Immobile, nel radicamento, cerco l’acqua.
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