domenica 11 aprile 2010

Dal nido

 malcesine, lago di garda


Capita che il silenzio si imponga prima come vuoto.
Poi come mancanza.
Nella pioggia di questa domenica avverto chiaramente la feroce esigenza di riempire.
Mentre carico la cesta di legna da ardere per la stufa, avverto l’inutilità dei gesti.
Intanto, osservo gli strumenti quotidiani, i libri, le parole, le sensazioni, le emozioni, gli affetti.
Immediatamente si fanno estranei, insignificanti. E vivo nel collo e sulle spalle il loro peso. Il legame che trattiene. Nei miei movimenti, nel peso della legna mentre risalgo le scale, c’è più leggerezza che a portare in giro quei costrutti. Quei processi. Quei vincoli.

È un buon giorno questo per fare pulizia.
È un buon giorno, forse, per risalire.
Senza la rabbia dell’isolamento auto-imposto, o della partecipazione auto-determinata.
Senza l’insofferenza per il raffreddore stagionale.
O l’aspettativa di un cambiamento, in qualunque direzione.
Senza di te, senza di me, senza di lui, senza di lei.
Senza appartenenze.
Sento appartenenze senza appartenenze.
E prima arriva la tristezza.
Poi, forse, la pace e la gioia.
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