giovedì 29 gennaio 2009

Tra il sonno e il faceto


Ieri Spazio Tadini.
Credo fosse lo studio del pittore Emilio Tadini.
Il figlio Francesco organizza tantissimi eventi e iniziative culturali di rilievo.
Vedere il programma sul sito per credere.

Ci si muove in questo spazio circondati da alcuni bellissimi quadri di Emilio Tadini. E poi altri artisti meno conosciuti. E poi oggettistica della più varia. E poltrone a piramide. E una gran quantità di libri d'arte. Nel mezzo la scena teatrale, con Nietsche, Marx e Freud a dirsele di santa ragione. Che poi erano un poco sottotono, sarà la vita, sarà il ricordo.

Come gli orsi con il miele, a cercare quel che dà senso alle cose, che le muove in ogni direzione, suonando a singhiozzo su un pianoforte accordato ma troppo piccolo per le dimensioni della sala, di spalle al pubblico, che di spalle a sua volta ascolta. Oppure no. Potrebbe fingere. Dormire. Gioire.
Non sapere.

Ecco, il gusto di non sapere. Non conoscere il copione e vedere che accade. Non intervenire quando vorresti e viceversa. Pensare, forse le persone si aspettano. Il gusto di aspettare.
"Avreste potuto suonare di più alla fine".
"Avresti dovuto intervenire di più durante lo spettacolo".

Facciamo pace?
Facciamo la prossima volta.

C'era anche una scia di profumo in quel luogo.
Una scia decisa, precisa che rimane.
Romanticazzate.
Fascinazioni visive.

Ricordo una delle ultime personali di Tadini a Milano prima della sua morte. Lo ricordo che raccontava i suoi quadri a un gruppo di persone tra le quali mi ero intrufolato brevemente. Mi colpì come toccava le tele, la fisicità delle sue mani tra quei colori e quel movimento da equilibrista. Mi è rimasto come un bel ricordo.
Una scia di profumo.

Ecco alcune foto.










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