venerdì 24 ottobre 2008

Non acqua


Stazione Garibaldi.
Guardo nel posto dove mi aspettavi con viso severo.
Immaginavo di veder fiorire i peschi e maturare il grano con il tuo sguardo aperto in un sorriso.
La puzza del treno è come il grumo di merda che mi hai lasciato in un angolo del petto.
Vorrei muovere un esercito per estirpare questa occupazione abusiva.
E invece sopporto violenze ben peggiori nello spazio sociale in cui mi muovo.
Prevedo nuovi orizzonti di libertà sbocciare da questa solitudine militarizzata.
Ho aperture singolari in cui percepisco come sole tra le fessure in una stanza il gusto del ritorno.
Mi chiedo quale ritorno sia più auspicabile: l’indipendenza emotiva o l’immersione fusionale.
L’autarchia affettiva è grida del passato.
Non più posseduto dal possesso muovo le dita nel vento sapendo che nessun aquilone è legato a questi fili. Solo parole di sentenze trascorse e sommerse.
Il blu che vedo è cielo e non acqua.

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