mercoledì 22 ottobre 2008

Autentica




Ho avuto diverse fascinazioni letterarie nella mia vita. Ognuna è stata per me fonte di ispirazione.
Dieci anni fa avrei voluto scrivere come il James Ellroy di White Jazz, sincopato, secco, ritmico, obliquo e feroce.
Ho osato avvicinarmi a William Faulkner e, spaventato, mi sono detto leggilo, immergitici dentro ma, per carità, non provare ad imitarlo.
Ho assaporato Jorge Luis Borges in ogni sua evocazione, e mi è stato più utile per la musica che per la narrativa.
Ho trovato in Milan Kundera quello che ho sempre cercato, intelligenza e ironia. Quell'ironia che ancora fatico a tradurre in parola ma che credo di aver sviluppato nella vita quotidiana.
Oggi ho una nuova luce. Si chiama Alice Munro. I suoi racconti sono limpidi, lo stile è guidato dalla semplicità, dalla chiarezza, dalla concretezza. Alice ha pieno controllo del materiale narrativo, del ritmo e del coinvolgimento emotivo. E non manipola mai il lettore. Lei è lì, autentica, reale, in ogni parola, in ogni personaggio che rappresenta.
È questa la sua lezione più importante.
Oggi Alice è una donna di 77 anni che scrive ancora con la stessa forza di un tempo. Il suo ultimo libro è La vista da Castle Rock ed è un atto di coraggio, per lei che per anni si è raccontata attraverso le vite degli altri. La vista da Castle Rock infatti la vede protagonista in prima persona. Va assaporato fino all’ultima parola perchè, a suo dire, dovrebbe essere l’ultima raccolta di racconti della sua vita. Ma i suoi libri vanno letti tutti. Perché, come dicevo, Alice è in ogni racconto che ha scritto.





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