martedì 13 maggio 2008

Julia e le gocce d'acqua sul pavimento


L'altro giorno stavo bagnando le piante sul balcone dell'appartamento dei miei genitori, da qualche settimana a rinfrescarsi sul Garda. Riempivo l'annaffiatoio in bagno, percorrevo il corridoio, attraversavo il soggiorno e raggiungevo il balcone. In tutto quattro viaggi. Le piante, per il gran caldo estivo, erano ripiegate e sfinite.
Nel tragitto, alcune gocce caddero a terra. Decisi di non asciugare, che non sarebbe stato importante. E mi tornò alla mente il richiamo intransigente di mia madre, Attento alle gocce, Asciuga le gocce, per evitare che il pavimento lucidato si macchiasse.
Il pavimento della mia testa è pieno di macchie.

Ho incontrato Julia Kendall a Milano. Era la settimana della moda e per una volta aveva deciso di raggiungere la sorella modella, Norma, in Italia. Dopo una visita di alcuni giorni a Roma, dove si trovò costretta suo malgrado a risolvere con successo il Delitto Pasolini, tornato prepotentemente alla ribalta dopo le ultime, ennesime rivelazioni di Pino Pelosi, aveva raggiunto Milano.
Dolce e Gabbana mi hanno sempre fatto ridere, con i loro atteggiamenti da gay chic e reazionari, e i loro vestiti erano anche peggio. Ma Norma ci sapeva fare e il suo portamento, un mix di carattere e bellezza, sapeva dare la giusta interpretazione a quegli abiti finto-trasgressione. Io accompagnavo un mio amico fotografo. Incontrai Julia al rinfresco.
Bella, dolce, sottile, era una gioia per gli occhi. Sempre a suo agio, sempre la parola giusta.
Dopo una rapida presentazione, che non toccò argomenti cari a nessuno dei due, decisi di approfittare della coincidenza per spostarmi sul piano personale.
Le parlai della macchie sul pavimento, Non credi che siano legittime, Le chiesi, Hai ragione la mente non è limpida e pura, Mi rispose, Sai credo che nelle tue indagini riveli con chiarezza i tuoi percorsi mentali, le tue convinzioni, E quali sarebbero, Mi sembra di percepire una scissione netta tra mente e corpo, un dualismo che è forse alla base dei tuoi stessi incubi, Azzardai con determinazione.
I suoi grandi occhi si accesero un poco. Non era sorpresa dall'affermazione, ma dalla mia impudenza. Eppure il suo innato, fastidioso rispetto per il prossimo evitò qualunque reazione di difesa. E neppure decise di allontanarsi e conversare con qualcun altro. Forse era incuriosita.
Credo che la mente debba per necessità controllare il corpo, Mi disse, Per necessità di che cosa, Le chiesi, Di una vita serena e socialmente accettabile, E la felicità, La felicità vuol dire abbandonarsi agli istinti, Mi chiese accorciando sempre più i tempi tra una risposta e l'altra, Io non ho parlato di ragione e istinti, per quello vale la regola: nutrire il lupo senza sacrificare l'agnello, ma la felicità passa solo attraverso l'ascolto del proprio corpo, la ragione ha sede anche nel corpo, il cervello è parte integrante e viva del corpo, con le sue funzioni. Non credi che la psicanalisi abbia reificato i concetti di mente, inconscio, pensiero, Conclusi.
Mi sorrise, come ad accogliere l’ultima riflessione, Ma non ho capito cosa c’entrano le macchie sul pavimento, Mi chiese senza perdere quel sorriso luminoso e bellissimo, come riflesso nella luce del sole.
Le spiegai esattamente cosa avevo in mente. Alla fine, dopo il terzo bicchiere di champagne che bevemmo insieme, ci salutammo senza scambiarci recapiti o numeri di telefono. Io sapevo dove trovarla e questo bastava.
Julia è così: ha i pavimenti pieni di macchie, perchè la sua leggerezza infantile la vorrebbe disattenta e spensierata, ma ha bisogno di una governante odiosa e sgrammaticata per lucidare e mettere in ordine. La sua mente ipertrofica ha il sorriso eccessivo di Whoopi Goldberg e lo stesso gusto per i gospel e la cucina troppo condita. Ma il suo sonno è pieno di incubi e interruzioni.

Julia è un personaggio di Giancarlo Berardi pubblicato da Sergio Bonelli Editore.
Illustrazione inedita di Niccolò Storai. (c) dell'autore.

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